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Sunday, March 20, 2005 - ore 02:10
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Il Tempo, signori e signore, è un grande ed impetuoso fiume, tra i cui tumultuosi flutti galleggiano, sguazzano e si dibattono le cose animate e inanimate di questo mondo. Spalla a spalla, boccheggianti, si affannano per tenere fuori il naso dalle tetre profondità, ben conscie dell’inevitabile sconfitta ma sempre determinate a lottare per quell’insignificante Secondo In Più.
La prendo alla larga, lo so, ma non è che una cosa come il progresso umano si possa liquidare con quattro parole, porca puttana.
Il Fiume del Tempo, dicevo. Dalle cui torbide acque siamo destinati ad essere inghiottiti. Non per fare i pessimisti, ma vi sfido a smentirmi, vi sfido. Ogni generazione non è che un salvagente gettato alla cieca, nell’incrollabile speranza di riuscire a saltare fuori dalla corrente, di vincere l’ineluttabile, di diventare immortali.
Che peso devono aver sopportato spalle come quelle, che so, di un Armstrong (l’astronauta, non il ciccione trombettista), sul ciglio delle polverose vastità del nostro bel satellite, o quelle di un Marconi, di un Volta, nel sostenere l’audace balzo verso l’eternità, mentre la voce di una Moltitudine si alzava alle loro terga in un accorato, esultante incoraggiamento.
Ecco, è questo tonante coro di antenati in orgasmo il paragone più vicino che potrei fare per descrivere il quieto inesorabile ronzio che produce il nuovo Gillette M3 Power quando lo liberate dalla sua sbrilluccicante guaina di plastica. Niente esagerazioni. Non mi permetterei davvero.
Un tripudio di progenitori compresso in pacato ronzio, la potenza del Fulmine imbrigliata in una batteria da 1,5 Volt al servizio di tre lame di crudele acciaio, forgiato nelle profondità della terra dai migliori maestri armaioli giapponesi.
E’ la grandezza del pensiero umano, signori, che si insinua tra più fini interstizi della materia, dalle fredde profondità dello spazio alla buia minuscola vacuità dei bulbi piliferi, teatro da sempre della feroce battaglia che l’Homo Sapiens combatte contro la propria irsutezza, se mai è esistito questo termine. Non che me ne curi, per altro.
Ad ogni modo, quando sborsate quei miseri 15,90 €, amici, lo fate nella consapevolezza che la battaglia è infine vinta. Ne vale la pena.
Appena avvicinate la mano all’elegante, dinamico apparato, la metà dei peli facciali si caga addosso e se ne va da sola. Premete il bottoncino verde ed un terreremoto di microvibrazioni di ostilità fa tremare di paura gli sparuti superstiti, che la prima lama falcia senza pietà urlando di scherno. E’ conosciuta infatti nell’ambiente come La Feroce.
Sulla glabra scia di cadaveri che rimane al suo passaggio si avventa subito la seconda lama, maestra nelle più antiche tecniche Hokuto, che fa gentilmente strage dei pochi lamentosi moribondi. Nel racket dei rasoi viene chiamata La Compassionevole. Ben poco rimane a questo punto alle cure della terza lama, cui in genere rimane ben poco da tagliare. Rimasugli, per lo più. Le altre due la scherniscono abitualmente, tanto che nel campo della depilazione è conosciuta come La Becchina.
Dopo la breve inesorabile ecatombe, durante la quale la pelle non si accorge quasi di niente in virtù delle mirabolanti micro-vibrazioni e della morbida lubra-strip grazie a cui l’acciaio scorre come su un tappeto di esili raggi lunari, è l’ora del massaggino, effettuato dalla dolce strip curativa che asperge a destra e a sinistra di aloe vera senza risparmiarsi per niente.
Al fin della tenzone le vostre guance saranno due rosee paffute chiappette di neonato, ed i vostri antenati si metteranno a riposare pacifici, grati di aver sparpagliato a buon ragione il proprio materiale genetico.
Il nuovo Gillette M3 Power, amici, è ben più della soluzione definitiva agli inestetismi della peluria facciale. E’ molto più di un’epifania rasatoria, di un orgasmo di micro-vibrazioni pacioccate da crema portentosa. E’ il nerbo della Mente Umana che si scaglia contro le Piccole Cose, è niente di meno che la liberazione da quella moltitudine di insignificanti scocciature tese a sussurrarci, col loro essere inesorabilmente terrene, “Ricordati Che Devi Morire”. Insomma, un acquisto niente male, se qualcuno me lo chiede.
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