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![]() candlemass, 32 anni spritzina di Cittadina del mondo CHE FACCIO? Osservatrice attenta Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO V.M. 18 della Santacroce...una fesseria immane! HO VISTO occhi che promettevano immensità propieteri di personalità da indagare STO ASCOLTANDO sempre iron, candlemass e le voci della non coscienza ABBIGLIAMENTO del GIORNO black, of course & more.. ![]() ORA VORREI TANTO... scrutare nella demenza di chi osservo STO STUDIANDO... la libertà nel contesto cosmologico OGGI IL MIO UMORE E'... determinato, come sempre ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
Sunday, March 20, 2005 - ore 18:43 ![]() Il titolo già dice molto... e il resto lo dice la seguente frase, inserita all’interno del libretto (ridotto ai minimi termini) del CD: “To hatred, bitterness, pain, depressions and hangovers: without you this album never would have been possible. Leif Edling would like to dedicate “Solitude” to himself”. La recensione già potrebbe chiudersi qui... ma visto il pullulare, in ambito metal e non, di cliché e tematiche trite e ritrite, è bene specificare che qui l’obiettivo è centrato in pieno. E sì, sei canzoni in questo breve CD, sei mazzate a danno dell’ignaro ascoltatore che si appresta a premere il tasto play. Questo disco è un vero capolavoro del doom metal con sonorità classiche. I ritmi sono sempre lenti e sofferti, il disco è quanto di più lontano ci possa essere da una sfuriata veloce con la batteria che occupa il 90% della scena. Qui ogni nota è sentita, sofferta, c’è, come dire, una sensazione di attenzione al dettaglio, nessun secondo di musica è banale, la batteria e il basso dipingono una tela dall’oscurità totale. La chitarra ha un suono strano, mai troppo acuto o cristallino, sempre con quel qualcosa di sinistro... a volte come nell’ultima (e forse più bella) canzone A Sorcerer’s Pledge la melodia tesse un’atmosfera quasi irreale e rarefatta, che ricorda la luce fiabesca del sole di mezzanotte della Scandinavia, patria di questa band. Musica e testi non riconoscono negatività in aspetti particolari della modernità, assumendo connotati di denuncia sociale o ancor peggio di impegno politico, a cui il sottoscritto e mediamente i metallari sono molto ostili. Questo è bensì un disco, anzi IL disco, sul dolore senza tempo... e la sua voce ben difficilmente poteva materializzarsi in qualcuno meglio del cantante Johan Lanquist. Primo e ultimo album coi Candlemass (i suoi altri sforzi sono stati al di fuori dell’ambito metal), la sua espressività è semplicemente fuori dalla norma: l’intensità della sua voce melodiosa e decadente semplicemente non può esser spiegata a parole ma va ascoltata! Provate ad ascoltare questo disco chiusi in camera da soli, a luce spenta verso sera, in condizioni di semibuio... la banalità del quotidiano sparisce, sostituita dall’attesa di una catarsi, di un’esplosione della tensione accumulata, di una lunga cavalcata adrenalinica, di un qualsiasi sfogo liberatorio. Ma siate fin d’ora avvisati: lo sfogo NON arriverà. Etichetta Discografica Black Dragon Records Distribuzione Leviathan Records Anno di Pubblicazione 1986 Genere Doom Metal Durata 43:06 COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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