
Jaws, 26 anni
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Wednesday, March 30, 2005 - ore 18:32
Calcio..
(categoria: " Sport ")
Quella Juve retrocessa, oggi come allora...
30/03/2005
Ad averla intesa con frasi smozzicate, sfottò conditi da ricordi nebulosi, erano in tanti, noi compresi, ma pareva più una di quelle leggende metropolitane tipo "coccodrilli nelle fogne di New York" o "lo Yeti a passeggio sui colli Albani", invece la storia della "Juve retrocessa in serie B" è proprio "Storia" con tanto di nomi, date e fonti. Era infatti il campionato 1912/13 quando la "signora" di Torino retrocesse sul campo, allora si giocava in 6 gironi con l'ultima della classe che passava in seconda divisione. Un ruolino avvilente quello dei bianconeri ante prima guerra mondiale, 1 vittoria sola poi 1 pari e ben 8 sconfitte con entrambi i derby coi granata perduti con punteggio tennistico.
A fine campionato la Juventus pareva ormai destinata alla B, ma un dirigente bianconero, l'ingegner Malvano, un Moggi ante litteram lo definiremmo, riuscì ad attivare una feconda azione "dipolomatica" (come a dire che agli usi e costumi d'Italia 100 anni di storia fanno un baffo) e la Juventus fu ammessa a giocare nel girone lombardo che si trovava ad avere un numero dispari di squadre partecipanti. Insomma un ripescaggio in piena regola. Di quella retrocessione se ne parlò anche un'ottantina d'anni dopo in alcuni articoli della Gazzetta dello sport che ricostruì quel pezzettino "dimenticato" di storia. Rimane quindi una sola squadra, l'Inter, a non aver mai subito alcuna retrocessione nella sua storia.
La macchiolina sul bianconero invece c'è, anche se è stata sapientemente nascosta nelle pieghe smemorate della storia del pallone, difficilmente infatti ne troverete menzione negli almanacchi o nella maggior parte delle enciclopedie del pallone. "Retrocessione della Juventus" sembra quasi una bestemmia guardando il palmares di trofei e campionati collezionato dalla seconda squadra di Torino e non importa nemmeno che una recente sentenza (per ora solo di primo grado e in attesa di prescrizione che scatterà proprio quest'anno) abbia gravato un intero quadriennio, dal '94 al '98, della pesante ombra del doping.
Anche quest'ultimo fatto non pare degno, per alcuni, d'essere annoverato tra i fatti della storia del pallone. Conta talmente poco che l'allenatore bianconero di quegli anni, Marcello Lippi, siede oggi sulla panchina azzurra, così come il medico sociale Agricola, condannato dal tribunale di Torino (sempre per il solo primo grado) è tuttora il medico sociale juventino. Si dirà che in fondo le cose importanti sono altre, c'è una guerra in Iraq, la politica patria ha ben altre angustie che il doping chimico della Juventus o il doping finanziario della Lazio. Meglio quindi occuparsene non occupandosene, tra il fiorire dei "club calcistici" a Montecitorio (come se morte le ideologie ci si dovesse comunque connotare di bandiera colorata) e il trionfo del cerchiobottinismo (da cerchio + bottino fognario) che tutto aggiusta rendendo l’azienda calcio, unica nel suo genere, al di sopra d’ogni regola.
Un po' come allora, quando nell'Italia giolittiana, a pochi passi dalla disastrosa guerra del 15-18, si pensava alla disputa italo-turca sull’Egeo, al problema libico ed alla Pace di Losanna. Bastò un ingegnere allora, figurarsi se oggi, con geometri, ex sindaci e squali vari, ci sarà qualcosa di più da temere. "La libertà - dceva Winston Smith nel romanzo orwelliano "1984" - sta nel poter dire che 2+2 fa 4", ma anche nel poter leggere la storia, si tratti del ludico pallone o di altro, tenendo conto dei fatti e dei documenti, questo che si parli dell'annata 12/13 o del quadriennio fangoso 94-98. Sperando che tra un centinaio d'anni non ci debba essere ancora un articolo come questo....
Stefano Prizio
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