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Thursday, March 31, 2005 - ore 12:25
(categoria: " Musica e Canzoni ")

ieri sera stavo ascoltando, in preda a un feroce attacco di signora malinconia (con la m maiuscola, ma io le maiuscole non le uso) "craves" di nuno bettencourt. per la cronaca, visto che in questa sorta di secoli bui della musica fanno successo gruppi come i backstreet boys e le vere perle restano nascoste nel fango, bettencourt sarebbe il chitarrista degli ormai defunti extreme.
come dite? mai sentiti gli extreme?? jeeeesus chriiiist!!!
ok, stai calmo... inspira... espira...
allora gli extreme, per farmi intendere da chi conosce la musica solo tramite la radio o la tele sono quelli che cantavano "more than words". almeno questa la conoscerete... l'han fatta anche al freddy mercury tribute.
va be'.
gli extreme hanno pubblicato 4 album:
- extreme
- pornograffitti: a funked up fairy tale
- 3 sides to every story
- waiting for the punchline
se vi prendeste la briga di ascoltarli potreste trovarci dentro quella miscela di funk e rock che rende forma in decine di canzoni la cui originalità è a dir poco incomparabile.
ma torniamo a bomba. ascoltavo "craves" ieri sera, una splendida ballad su "schizophonic" (primo album solista di bettencourt) che mi fa sempre luccicare gli occhi. dopo essermi ripreso dalla scossa emotiva mi son trovato a riflettere sul fatto che nuno è forse uno dei più grandi chitarristi, oltre che dei nostri giorni, di sempre.
ora ditemi tutto quello che volete. tiratemi fuori tutti i nomi dei grandi padri il cui contributo è più che legittimamente osannato da chiunque sappia distinguere un buon riff da delle note buttate là alla cazzo. mettemi sul piedistallo gli enormi, prendetemi chuck berry, prendete hendrix, prendete b.b.king, prendete john lee hooker, prendete il buon page, il maestro zappa, o i mulinelli di townshend.
fatelo, vi prego, e il sottoscritto sarà pronto nell'aiutarvi.
ma.
ma, fratelli e sorelle, io a lasciare fuori uno come nuno non ci penso neanche.
voglio dire, sei lì con su gli auricolari che suonano "3 sides..." e ti entra in testa l'assolo di "rest in peace". lì, amigos, lì in quel preciso momento capite in che senso vale la pena essere stati vivi negli anni '90, per poter assaggiare quel piccolo brandello di perfezione sotto forma di note, quei 35 secondi scarsi dove il genio e il talento puro creano un passaggio in cui virtù ed emozione si fondono: quella sorta di fraseggio, modulato nella voce grassa con cui parlano i pickups della washburn, che sembra il cammino di un equilibrista, in bilico tra spunti blues, sincopi proprie del funk e richiami di classica rivisitata piegando gli standard delle scale misolidie al proprio volere e, badate bene, senza sfociare nel virtuosismo fine a se stesso.
non so voi, regiz, ma a me tutto questo pare davvero grandioso.
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