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Tuesday, April 05, 2005 - ore 11:25
La storia della Repubblica di WeimaR
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"Merita la libertà soltanto colui che la conquista giorno dopo giorno"
, così ammoniva Wolfgang Goethe.
E il motto potrebbe ben figurare come epigrafe
sul palazzo della cittadina di Weimar – così ricca
di ricordi del grande scrittore e del romanticismo
tedesco – dove dal febbraio al luglio del 1919 si riunì
l’Assemblea costituente che diede vita alla costituzione
di quella che è passata alla storia come Repubblica di Weimar.
Epigrafe ammonitrice, perché libertà e democrazia caddero in testa
alla Germania guglielmina alla fine della prima guerra mondiale senza
che quasi nessuno le avesse invocate. E sopravvissero tra l’indifferenza
dei più fino al 1933, quando Hitler mise tutto nel cassetto senza
suscitare il minimo rimpianto.
La storia della Repubblica di Weimar,
quindi, come cronaca di un fallimento
conseguito grazie alla scarsa legittimazione popolare,
ma anche con il concorso delle migliori intenzioni.
Come quelle enunciate nella carta costituzionale:
elaborata da eminenti studiosi, all’epoca fu considerata
un gioiello di liberalità, basata com’era su di un delicato
mélange di parlamentarismo e presidenzialismo,
e con un Reichstag che, eletto attraverso il democraticissimo
sistema proporzionale, si rivelò scrupoloso garante
della rappresentatività ma assai meno della governabilità.
Con eguale sfoggio di democraticità, nel 1933 la costituzione
di Weimar consentirà al nazismo di prendere il potere in modo
assolutamente legale. Weimar però non fu solo un esperimento
di astratta alchimia politica. La prima repubblica tedesca non
è pensabile senza il trauma della sconfitta, senza le clausole
del trattato di pace, senza il fervore rivoluzionario comunista e
il feroce nazionalismo di quegli anni. La guerra, nella cui vittoria
quasi tutti in Germania avevano creduto sino all’ottobre del 1918
, aveva logorato fino allo stremo l’esercito, l’economia del Paese
e la sua stessa struttura sociale.
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