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Wednesday, April 06, 2005 - ore 11:36
teatrismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Fontane – Paese in 11 minuti, facendo stradine interne per evitare il traffico, senza esagerare ma con l’acceleratore a tavoletta, curvando come se la mia schifosissima
saxo fosse stata una macchina vera. Mi ha dato un certo senso di onnipotenza e desiderio di governare il mondo.. bah.
Tutto questo per fare in tempo a caricare la Ari in macchina, andare al teatro ed elemosinare i biglietti residui – che comunque abbiamo trovato senza difficoltà – per vedere il
Macbeth rappresentato da una compagnia veronese,
l’Atlantide Teatro di Verona (di cui la Ari diceva di aver sentito parlare bene.. bah). Non male, attori discreti, ma la danza contemporanea mi da relativamente fastidio. Relativamente a quando la vedo, intendo.
Forse avrei apprezzato di più lo spettacolo se la visione non mi fosse stata impedita dall’educazione che alcuni genitori non sono riusciti ad insegnare ai loro figli.

Le poltrone della sala cinematografica in cui si svolgeva la rappresentazione non erano esattamente comode, né potevano dirsi adatte a soddisfare le esigenze degli spettatori meno alti: lo schienale era altissimo, i sedili molto bassi e la scarsa inclinazione del pavimento rendeva la visione effettivamente precaria.
Buttando l’occhio qua e la, prima dell’inizio, vedo in un cantuccio una pila di cuscini rossi in velluto tipo quelli per alzare i bambini, altezza circa 15 cm e, senza curarmi delle malelingue e dei miliardi di orecchie, propongo alla Ari di andare a prendercene uno a testa, da mettere sotto il culo per alzare i nostri occhi e vedere finalmente il palco.
Stavamo litigando e ridendo su chi delle due doveva andare quando ecco che un tipo vicino a noi si alza e va a prenderne un paio. L’inizio della fine: la gente inizia a scomodare i vicini per andare in
direzione cuscino e alzarsi il sedere di quei miracolosi 15 cm.
Faceva ridere, improvvisamente tutta la popolazione trevigiana era diventata alta e boriosa, ritta sulla schiena e sorridente dall’alto dei nuovi centimetri acquistati in un così breve arco spazio-temporale. Incredibile a dirsi, non ho mai visto tante
oche rincoglionite ridere contemporaneamente solo perché avevano un cuscino sotto il culo.
È stato li che ho deciso di farci il
blog. Uno scorcio di vita mondana, contornato dall’educazione delle nostre troie concittadine.
Credevamo di aver visto tutto, invece no, il peggio doveva ancora venire.
Tre puttane in abiti da sera si siedono davanti a me e la Arianna. Ridendo come iene cretine si alzano sbattendo sulle ginocchia degli altri spettatori (senza scusarsi, ci tengo a sottolineare) e vanno a prendersi i miracolosi cuscini. Davanti a loro non c’è nessuno, senza cuscino la visuale era comunque libera. Le tre puttane svettano sui sedili e occupano l’intero palcoscenico con i loro capelli cotonati. E biondi.
E’ troppo. Io e la Ari iniziamo a lamentarci ma non ci sentono, continuano a parlottare tra loro con quelle labbra rifatte e quei nasi all’insù
– femmine acide che non siamo altro ma si notava davvero troppo – e facevano commenti ignobili sul teatro e la letteratura. L’unica cosa che hanno letto in vita loro è stato l’opuscolo del chirurgo plastico, e se lo sono fatto tradurre in dialetto perché alcune parole erano troppo lunghe.
Educatamente aspetto di vedere chi si siede davanti a loro e, quando mi accerto che l’altezza dei dirimpettai non impedisce lo spettacolo alle 3 puttane, mi accosto alle loro poltrone e con tutta la dolcezza di cui dispongo sussurro:
cortesemente potreste togliere i cuscini? Qui dietro non ci vediamo niente, abbiamo le vostre teste in mezzo e non vediamo il palco, lo spettacolo inizia tra poco. Sorridevo, giuro, sorridevo e parlavo lentamente, con gentilezza.
E la bionda più rifatta:
beh prendine uno anche tu. Cosa??? La Arianna mi tiene una mano. Continua a borbottare Silvia no Silvia no Silvia no Silvia no. Rapidamente. Io faccio finta di non sentirla. Rispondo alla puttana che se pure io alzassi il mio culo, quelli dietro dovrebbero metterne due, di cuscini, e quelli dietro ancora tre, e quelli in ultima fila su guarderebbero il Macbeth con la nuca sul soffitto [incastro ogni tanto un sorriso ironico ma dignitoso] e per RISPETTO si chiede prima agli spettatori dietro se non da fastidio. E la puttana:
beh io non ci vedo e mi tengo il cuscino [ride di me, grasse risate, ride guardando le sue amiche e ridono tutte e tre, maledette streghe puttane]
se non ci vedi ti sposti.Stupida vacca scema, ma quando ti hanno rifatto il naso non potevano metterti quello che ti toglievano da li nel cervello? Almeno quel po' di materia grigia che ti è rimasto non sballotava sulle pareti di quel misero inutile cranio. Se vuoi ti presto del
polistirolo per tenerlo fermo, quando parli si sente che il cervello sbatte!
Ce le avevo sulla punta della lingua. Solo che la Ari continuava a dire Silvia no Silvia no Silvia no Silvia no, e un mio minimo gesto l’avrebbe mandata in crisi. Ho evitato. E mi sono guardata il balletto ondeggiando come alcuni cervelli, spostandomi tra un sedile e l’altro, muovendomi, scostandomi perché quelle puttane erano davanti a me, giusto in mezzo, e non avevano tolto i loro sporchi luridi cuscini.
Maledette sporche rifatte streghe puttane.
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