
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
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HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Sunday, April 10, 2005 - ore 13:42
Aeroportismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Da grande voglio fare quella che va a prendere la gente in aeroporto.
L’idea mi è venuta ieri che siamo andati a prendere Jason e Larry, e guardavo le famiglie riunite al ritorno del figliol prodigo partito per l’America, o al rientro dell’amico da un lungo viaggio - c’è sempre qualcuno che ti corre incontro, che sorride quando ti scorge e ti abbraccia quando gli sei davanti. E’ una cosa bellissima.
Ecco, io voglio fare quel lavoro. Mi sono entusiasmata del mio intuito, e ho deciso di crearci un
businnes. Credo che nel mondo ci sarebbe davvero bisogno di persone come me: sensibili, amabili, generose, ingegnose e creative.
Contatti via internet, allegando foto del viaggiatore e dettagli utili al riconoscimento (ad esempio fiore rosso all’occhiello, cappello da cowboy, scarpe di vernice argentata, …), e ovviamente luogo e ora di atterraggio. Al resto ci penso io.
Mi faccio trovare all’aeroporto in splendida forma, agli arrivals. Entro di corsa, trafelata, con gli occhi illuminati, felici. Controllo ansimante tutte le persone che escono dalle porte automatiche, una dietro l’altra, e abbasso gli occhi se non sono Lui, chino la testa se non è Lui il prossimo ad uscire da li, dopo le file di carrelli, valigie, sconosciuti, volti anonimi… finché Lui…
Chi non ha nessuno che lo aspetti in aeroporto, ha me. Io sono li, e appena lo riconosco inizio a chiamare… Lui sorridendo e arrossendo corre verso di me, io senza sistemarmi troppo i capelli (giusto un attimo per fare scena) corro verso di Lui, Lui getta a terra le valigie, io gli salto al collo e gli dico
“bentornato”… come fossimo amici che non si vedono da anni, o fratelli, cugini, a scelta del cliente. E poi si diventa amici davvero, andiamo a bere il caffè, e io lo porto a prendere un treno, o chessò io.
Arrivare in aeroporto, soprattutto quando si è soli, e uscire mesti dalle porte, dirigersi verso un autobus, e parlare solo con il conducente è triste. Io voglio sopperire alla mancanza di gente che ti aspetta all’aeroporto perché ha altro da fare. Io evito la solitudine. Io regalo sorrisi.
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