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Friday, April 15, 2005 - ore 09:16
è lungo ma interessante...
(categoria: " Riflessioni ")
Newsletter del 10 aprile 2005
"C.P.T. : pecunia non olet ?"
Si dice che il figlio dell?imperatore Vespasiano rimproverasse a suo
padre di aver introdotto una tassa sui bagni pubblici e di lucrare,
così, in modo indecente, sulle necessità fisiologiche più elementari dei
cittadini. Si dice anche che l?Imperatore, per niente schifiltoso
davanti al denaro, abbia risposto al figlio, con una alzata di spalle:
?Pecunia non olet!? (?Il denaro non puzza?)
Di Vespasiano la gran parte dei nostri contemporanei ignora le imprese
militari, ne disconosce la paternità del Colosseo, ma certamente si
ricorda di lui quando, a passeggio, viene colta da una irrefrenabile
esigenza primaria e si mette in cerca di un bagno pubblico ristoratore.
Gli assalti, compiuti dai ?disobbedienti? nei giorni scorsi, alle sedi
delle Misericordie di Modena, di Venezia, di Cormons e di Trento, a
causa della gestione dei C.P.T., sono stati uno schiaffo in pieno viso
per tutto il Movimento.
I C.P.T. (centri di permanenza temporanea) non vanno confusi con le
Residenze per Immigrati, le Mense, i Ricoveri, gli Ambulatori gratuiti a
cui molte Misericordie collaborano, con gratuità ed amore, fra mille e
mille difficoltà, con Caritas e Parrocchie.
I C.P.T. non vanno neppure confusi con i Campi di Accoglienza nella cui
gestione i Fratelli di Misericordia si sono distinti per umanità
dall?Emergenza Albanesi fino a Rushbull.
I C.P.T. sono luoghi nei quali gli immigrati vengono concentrati e
reclusi per poi essere respinti.
Della loro esistenza si parla poco.
Delle nostre 700 Confraternite pochissime sapevano che c'erano
Confraternite che avevano stipulato contratti per la gestione di questi
"centri di espulsione".
Mai, pare, che il Consiglio Nazionale abbia discusso dell?argomento, né,
pare, vi sia traccia nei verbali di discussione del Consiglio di
Presidenza.
Come funzioni e cosa succeda in un C.P.T. è noto solo a quelle
Misericordie (cinque) che li gestiscono.
Tuttavia la "logica del rifiuto dell'accoglienza", che sta alla base dei
C.P.T., suscita reazioni così profonde che qualcuno ha potuto assumere
il nome delle "Misericordie" come sinonimo di ?ignobile e bieca
speculazione sulla pelle degli immigrati? anche laddove, come a Venezia,
a Cormons, a Bologna ed a Trento, maggiore è l'impegno di servizio reso
gratuitamente agli umili ed ai migranti.
Come è potuto accadere?
La questione contingente degli assalti è materia di ordine pubblico di
cui non intendo occuparmi.
Mi interessa invece moltissimo la difesa del nome delle Misericordie.
Ed assieme al nome, difendere la loro tradizionale attenzione rivolta
all'uomo, alla sua dignità divina, piuttosto che alle istituzioni ed
alla loro dignità terrena.
Non intendo sostituirmi agli organi del nostro Movimento che potranno,
se vorranno, affrontare compiutamente la questione, ma proverò
ugualmente ad avanzare delle ipotesi.
Il dovere del giudizio morale
Le Misericordie, per il nome che portano e per la tradizione che le
precede, non possono prescindere dall'esprimere un giudizio morale sulle
istituzioni del mondo prima di intraprendere ogni nuova attività di
collaborazione con esse, fosse anche economicamente interessante.
Le Misericordie non sono cooperative di servizi guidate dalla ricerca
dell'utile e dalle necessità di bilancio: i loro bilanci sono fatti dal
dare-avere in Opere di Misericordia.
Ciò non vuol dire che non debbano porre attenzione alla gestione delle
risorse economiche necessarie alla loro vita ed alla loro attività, ma
il risultato economico è per loro uno strumento, non il fine, della loro
azione.
Per le Misericordie lo strumento non può contraddire il fine!
Potremmo dire, parafrasando il Vangelo che le Misericordie "vivono nel
mondo, ma non sono di questo mondo?.
Ecco perché non mi scandalizzo se il Presidente Nazionale prende
pubblica posizione, come ha fatto di recente, contro certe leggi
elettorali dello stato: sta dando voce all'umile che non riesce a farsi
ascoltare dalle Istituzioni.
A maggior ragione, mi si permetta, mi aspetto che gli Organi del
Movimento prendano analoga, autonoma, inequivoca, coraggiosa posizione
dando voce a chi viene rinchiuso nei C.P.T. con la sola colpa di aver
tentato di sfamare se stesso ed i familiari.
"Confortare i carcerati"
E? fuor di dubbio, per stessa ammissione di chi vi è coinvolto nella
gestione, che i C.P.T. siano luoghi di detenzione nei quali vengono
concentrati gli immigrati clandestini in attesa di espulsione.
Del carcere hanno tutto, dai cancelli di recinzione, alle guardie armate
che ne impediscono la fuga.
Ciò che manca a questi "carceri" è la speranza di uscirne, un giorno,
vivi e liberi.
Da un C.P.T. si esce soltanto se si è espulsi o se si è gravemente
ammalati: in un caso e nell'altro se ne asce avviliti dalla povertà o
dalla malattia (e spesso, a quanto si dice dei casi autolesionismo fra i
detenuti, la seconda viene preferita alla prima).
"Confortare i carcerati" è una attività propria per le Misericordie.
Ai "carcerati" dei C.P.T. non manca da mangiare o da vestire: ciò che
manca loro è un futuro dignitoso.
E' questo il "conforto", non ipocrita, che possono dare loro le
Misericordie: dare loro un futuro!
Ma possono davvero?
A quel che dicono la Caritas e le Acli (per non dilungarmi in un
lunghissimo elenco di Ordini Religiosi) nel mondo cattolico, o Medici
Senza Frontiere, fra le organizzazioni umanitarie, non è possibile!
Non è possibile, dicono, perché i C.P.T. sono stati creati ed
organizzati per togliere agli immigrati ogni speranza di accoglienza sul
suolo nazionale: non possono comunicare con l'esterno ed è impedito ogni
contatto che dall'esterno volesse arrivare a loro.
Tuttavia c'è chi sostiene, ancora, che sia possibile umanizzarli e che
la loro gestione, oltreché economicamente interessante, rappresenti, di
fatto, il "cavallo di troia" per poter "confortare i reclusi".
Voglio crederlo.
Voglio crederlo così fortemente che aspetto di conoscere i numeri, le
percentuali, le statistiche, di quanti, fra i transitati dai C.P.T.
gestiti dalle Misericordie, li abbiano lasciati per poi inserirsi
dignitosamente nel tessuto civile.
Non sono un esperto e lascio agli esperti la risposta.
Ma se la risposta non c'è o se, pur essendoci, non è significativa, a
giustificare la gestione dei C.P.T. da parte delle Misericordie
rimarrebbe soltanto il puro calcolo economico, il business.
La "pretesa di carità", con cui si tenterebbe di giustificare la
gestione del C.P.T., se fosse solo un business, diventerebbe "pelosa":
chiunque avrebbe il diritto di sospettare che con il denaro, ricevuto
per i servizi resi alle Prefetture (non ai "carcerati"), viene comprato
anche il silenzio sulla disperazione vissuta da chi vi è recluso
diventando consapevoli complici dei carcerieri, secondini noi stessi.
Dovremmo arrossire leggendo il Vangelo.
Non sapremmo come giustificare la nostra scelta.
Cercheremmo di farla passare sotto silenzio nascondendo le nostre
responsabilità ed il nostro imbarazzo balbettando sconclusionate
giustificazioni.
In definitiva potremmo solo rispondere come Caino: "Non so niente! Sono
forse il custode di Abele?".
"Pecunia non olet"
Davvero il denaro non puzza?
Seriamente ne dubito.
Gli effluvi mefitici di quel denaro (che pare non sia riuscito ancora a
tradursi nel conforto atteso) si sono sparsi ed hanno raggiunto zone
lontane ammorbando il clima nel quale altre Misericordie, forse meno
intraprendenti, continuano, com?è tradizione secolare, a dare conforto
gratuito e fraterno agli afflitti, siano essi carcerati o meno.
E? il caso di Cormons; è il caso di Venezia; è il caso di Trento.
Ed è il caso di Bologna dove da sempre la Misericordia gestisce
l'Istituto Biavati che assiste gratuitamente gli extra-comunitari e che
mai, prima d?oggi, aveva avuto la necessità di essere presidiata dalle
forze dell?ordine.
Ciò che voglio dire è che la società è cambiata, come cambiate sono le
comunicazioni: ciò che un tempo avveniva in un luogo e solo in quel
luogo portava conseguenze, oggi, espande le conseguenze ovunque.
Avviene così che la scelta o l?atteggiamento di una sola delle nostre
Confraternite finisce per coinvolgere Confraternite lontanissime ed
inconsapevoli.
Ciò impone una riflessione anche sul ruolo della Confederazione
soprattutto nel momento in cui se ne discute la modifica dello Statuto
(ma questa è altra storia).
Spero che gli Organi sappiano affrontare serenamente questa questione.
Un mio vecchio maestro di vita amava ricordare che" per stare sereni
bisogna avere la testa libera e le tasche vuote".
Intendeva dire che non bisogna essere impelagati in faccende mondane né
essere succubi del denaro: solo così è possibile piegare le proprie
azioni alla propria etica.
La leggenda vuole che Vespasiano, l?Imperatore, in punto di morte si
alzasse in piedi dicendo ?Un imperatore è in piedi che muore?.
Una bella frase ad effetto con altrettanto bell?effetto scenografico.
Purtroppo la storia ci dirà che non sarà quell?immagine eretta, rigida e
superba, a passare ai posteri, ma soltanto gli effluvi provenienti da
quell?utilissima sua creazione che ci ricordano, passeggiando, di
approfittarne prima che un?esigenza primaria divenga impellente.
E che Iddio Ve ne renda Merito !
Andrea Cavaciocchi
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