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venerdì 15 aprile 2005 - ore 18:36


afterhours, marlene, subsonica
(categoria: " Musica e Canzoni ")


da l'Unità o dal sito dei subsonica http://www.subsonica.it/index2.htm:
Afterhours, Subsonica, Marlene Kunz: tre dischi in uscita, tre prove adulte, senza complessi. Il rock italiano sembra superare la siepe del provincialismoe guarda ora all'estero dove viene anche distribuito. Entra in crisi l'orto delle etichette indipendenti. «Se non ti fai fagocitare - dice Manuel Agnelli - le major possono darti più libertà»

Silvia Boschero

È finito il tempo in cui si credeva che rock fosse appannaggio unicamente del mondo anglosassone. Prendiamo una data simbolica, il 1994, anno della morte di Kurt Cobain, l'angelo scuro del ritorno al rock vero e sofferto. Sono passati oltre dieci anni da allora, anni in cui, dall'altra parte dell' oceano, il rock italiano ha macinato sudore nelle cantine delle province e delle metropoli, lottato duramente per delineare una propria identità indipendente dallo stereotipo anglosassone, raccolto un affezionato pubblico, ma mai fatto il vero salto di qualità. Oggi più che mai quel rock, cresciuto, è venuto finalmente allo scoperto. Se ne sono accorte addirittura le nostre radio commerciali, quelle che sono solite suonare la carta da parati e che forse oggi devono fare i conti con un pubblico che si è stufato del polpettone da cassetta e grida al miracolo per lo sdoganamento degli Afterhours { che oggi suonano, a Milano e domani a Roma).

Non è la solita bella storia di un genere musicale che diventa adlto, è qualcosa di più, e ha l'odore di una rivincita, ma anche di una liberazione dai suoi stessi preconcetti. I musicisti che, nelle loro differenze, sono portavoce di questa nuova epoca, oggi hanno intorno ai 40anni e la consapevolezza che qualcosa è finalmente cambiato. Subsonica e Afterhours sfornano bellissimi dischi pronti a sbarcare (tradotti) all'estero (gli Afterhours con un'etichetta inglese a distribuzione mondiale in uscta dopo l'estate), i Marlene Kunz si riappacificano definitivamente con la melodia italiana e danno alle stampe un album di rara bellezza poetica (Bianco sporco), che riesce a mettere d'accordo amanti del noise e appassionati della musica cantautorale senza che si gridi al tradimento. Come se fosse caduta
ogni inibizione nel riconoscersi, finalmente, italianissimi e al contempo assolutamente internazionali.

L'assurdo è che ci è voluto un po' a far capire agli stessi rocker italiani che si dovevano scrollare di dosso quel complesso di inferiorità con l'estero che li aveva sempre tarpato le ali: «Nel nostro caso - racconta Manuel Agnelli degli Afterhours - è stato Greg Dulli (ex Afghan Whigs e oggi Twilight Singers, con cui Agnelli ha fatto un tour americano questa estate, ndr) a spronarci: suonate come una band internazionale, qual è il problema?». L'altra novità è che se ne sono accorti anche all'estero, dove la musica italiana «alternativa» ha ottenuto una credibilità un tempo inimmaginabile. I produttori la cercano, i musicisti americani o inglesi si offrono di sponsorizzarla: «Sarà perche - prosegue Manuel- da Usa e Inghilterra in questo periodo non sta arrivando veramente niente di nuovo, a parte dei bei compitini rock. In Europa invece ci sono cose, anche se imperfette, perlomeno spiazzanti».

Parola di John Parish (ex di PJ Harvey) che ha prodotto questi Afterhours di Ballate per piccole iene, un disco di rock senza orpelli, sincero e profondo. Sta di fatto che per molti anni i dischi di rock italiano non hanno mai «suonato» come quelli stranieri: «Questo è un falso problema. E' vero che negli Usa c'è una cultura rock certamente più radicata, c'è un giornalismo musicale più curioso, produttori e tecnici all'avanguardia, ma in realtà è solo un fatto di attitudine, di paura a confrontarsi con un mondo dal respiro più vasto». Loro (Subsonica, Afterhours, Marlene Kuntz ma potremmo aggiungere CSI, Modena City Ramblers e molti altri), però un po' ci hanno creduto fui dall'inizio: «Cantavamo in italiano per stringere un rapporto più intimo con la gente - prosegue Manuel - mentre i gruppi della nuova generazione escono in inglese, non pare fregargliene niente di chi hanno attorno. E dal canto suo oggi il pubblico, un po' perche di musica se ne produce troppa, un po' per i costi, non ha più voglia di rischiare».

Mentre i concerti di queste band sono ultra affollati, di dischi ancora non se ne vendono abbastanza: «Il supporto disco sta tornando ad essere quello che era negli anni 50: semplicemente un biglietto da visita, non lo scopo filiale della musica. E va bene così. È stata l'industria (producendo poi tonnellate di musica artificiale) a farne il centro del mondo. Credo che la gente stia tornando alla natura Primigenia della musica e che il concerto sia il momento fondamentale». Sembra un paradosso, ma anche il fatto di essere nati indipendenti, duri e puri, ha finito per limitare a lungo queste band.

Oggi i Subsonica (che da questo nuovo disco Terrestre hanno fatto il saltonel mondo delle major, pur mantenendo piena autonomia gestionale un prezzo «etico» per i concerti di 13 euro), lo dicono senza problemi: «La nostra indipendenza- racconta MaxCasacci, mente e chitarrista della band - è garantita dalla nostra officina di produzione Casasonica aperta anche alle produzioni di artisti giovani e soprattutto dai concerti, uno dei pochi luoghi di incontro in questo mondo sempre più chiuso». Quando si seppe che i Subsonica stavano passando all'odiata major, si aprì il cielo dei moralizzatori, cosa simile accadde per il duetto tra Marlene Kuntz e Skin degli Skunk Anansie qualche anno fa. «E' una mentalità dura a morire - prosegue Agnelli. Chi nasce nel mondo alternativoè 'abituato a considerare le
major un demonio. Ma quando cominci a pensare alla tua libertà di artista capisci che spesso nel mondo indipendente ci sono regole ancora più ferree. È ovvio che le multinazionali sono capaci di fagocitarti, ma con strutture più forti e più soldi hai sicuramnte più liberta di fare ciò che vuoi».

Anche questo è coraggio, lo stesso che dimostrarono i Subsonica, nell'andare a Santemo: «A Sanremo mettemmo consapevolmente a repentaglio la nostra credibilità, ma ci andammo col sorriso sulle labbra. Oggi a chi va a Sanremo consiglierei di valutare bene, di non sottovalutare il lavaggio del cervello che la forza centrifuga di quella settimana è capace di produrre e di non compiacere il pubblico televisivo», chiosa Casacci.

Nel loro nuovo disco in uscita la prossima settimana con un'anteprima il 21 a Mtv Supersonic (disco piu rock, spontaneo, e meno costellato da leziosa elettronica) c'è una canzone, Salto nel vuoto, che parla proprio della mancanza di coraggio: «Il nostro coraggio sta nel seguire sempre un istinto di libertà e allarmarsi quando percepisci che ti sta mancando. Lo stesso fatto di aver abbandonato in questo disco la nostra formula rodata ne è l'esempio».

Forse sta proprio qui la forza di queste tre band e dei loro nuovi album della maturità: nell'aver avuto il coraggio di mostrarsi al naturale senza farsi tirare per la giacchetta da una parte dai puristi, dall'altra dal marketing indiscriminato: «È un diritto e un dovete dire quello che si pensa. Sincerità, coraggio e mancanza di pudore, ecco la ricetta», dice Manuel.

D'altronde cos'altro è il rock and roll?

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