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4) la sicurezza che c'è qualcuno sempre disposto a ascoltarti e crederti.
5) vedere attorno a te le persone a cui vuoi bene che ti guardano con ammirazione... e sapere di aver fatto tutto quello che potevi per meritartela





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Thursday, April 21, 2005 - ore 11:12


Questionario sulla mobilità
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Un mio piccolo divertissement per riempire i lunghi tempi di pendolarismo, visto che lunedì non avevo voglia di lavorare come il solito.



Al Sindaco di Padova, Flavio Zanonato
e all’Assessore alla mobilità e alla
citt`a metropolitana, Ivo Rossi

Treno Padova-Milano, 18 aprile 2005

“Gentile” Sindaco, “gentile” Assessore,

apprendo con una vivissima approvazione la vostra decisione di effettuare un sondaggio sulla mobilità nella nostra città. Sono d’accordo con voi: il problema (non soltanto quello del PM10, ma in generale quelli delle congestioni in ora di punta, o del cattivo odore delle nostre strade, o dei tempi biblici che sono necessari per attraversare la città) è consistente e deve essere affrontato rapidamente al meglio. È con grande piacere, quindi, che compilo e spedisco il questionario da voi proposto; data la particolarità della mia situazione e il mio grande interesse per il problema, credo però che possa essere il caso di scrivervi anche questa lettera, per chiarire un po’ meglio alcuni punti che non sarebbe possibile evidenziare nel modo più opportuno.


I miei movimenti tipici in città

Sono un matematico padovano, laureato a Padova e attivo nel campo dei modelli matematici per l’economia e la finanza. I risultati che ho raggiunto durante il dottorato e il post-dottorato (entrambi svolti a Padova) mi hanno fatto conoscere e apprezzare in Italia e all’estero. Così, ho ricevuto una lusinghiera offerta di un “assegno di ricerca” presso l’Università “Bocconi” di Milano: ho accettato e dallo scorso ottobre lavoro lì. Visto però il rapporto critico tra l’affitto tipico di un bilocale milanese (circa 900 €) e il mio stipendio (poco più di 1200 €, senza tredicesima e con miserrimi contributi previdenziali, sebbene superiore a quello di miei pari grado nelle università statali), mi sono dovuto
rassegnare a “pendolare” tra Padova e Milano, avendo concordato con la Bocconi il permesso di recarmi al lavoro soltanto quattro giorni la settimana. La mia vita è quindi divisa in due: quella che conduco i quattro giorni la settimana in cui vado a Milano e quella dei tre giorni la settimana in cui rimango a Padova. Ciò rende un po’ contraddittorie le risposte che ho dato al questionario, che si può capire meglio leggendo quanto segue.

- I giorni in cui lavoro a Milano mi sveglio alle cinque e mezza, esco di casa alle sei e dieci e vado in auto fino alla stazione FS (sono abbonato al parcheggio della stazione) per prendere l’IC 600 delle 6.24. Torno a Padova intorno alle 20 (ora prevista 19.36, ma non arrivo in orario più di una volta il mese): a volte mi trovo direttamente con amici, altre volte torno a cenare a casa (e talvolta ne esco dopo cena, sempre in auto).

- I giorni in cui non vado a Milano sono rimasti sostanzialmente uguali a quelli che trascorrevo quando lavoravo all’università di Padova: la sveglia suona intorno alle 8 e vado in via Belzoni in auto, tornando a casa per pranzo (quindi, effettuando due viaggi andata e ritorno ogni giorno). Talvolta uso anche la bicicletta ma, visto che più di una volta mi è successo di sentirmi male nella zona di via Trieste per carenza di ossigeno (non sono ironico), prendo questo mezzo soltanto quando so di andare dove non avrei speranze di trovare parcheggio per l’auto.

Sostanzialmente, quindi, mi muovo sempre con l’auto privata e quasi sempre da solo (come guidatore e senza passeggeri).

Preciso (a proposito del punto I.2 del questionario) che la mia automobile funziona a metano, quindi non mi pongo problemi a circolare anche nei giorni di blocco della circolazione (targhe alterne o “domeniche ecologiche”). In realtà, la scelta del metano è stata dettata da ragioni essenzialmente economiche; quella di circolare nei giorni “proibiti” non è quindi una “ripicca” nei confronti dell’amministrazione, quanto una semplice conservazione delle mie abitudini.


I mezzi pubblici

Più di una volta ho provato a considerare i mezzi pubblici come possibile alternativa all’automobile. Dopo qualche prova, ho però rinunciato per diverse ragioni.

- L’attesa alla fermata mi riesce sempre fastidiosa, ma questo si deve principalmente a una certa mia sfortuna di fondo, per cui riesco spesso a aspettare più di mezz’ora un autobus che dovrebbe passare ogni venti minuti. È però vero che gli orari (“puramente indicativi” per loro stessa ammissione) sono un po’ troppo inaffidabili, anche in orari nei quali il traffico non dovrebbe essere una fonte di incertezza (più avanti parlo delle sei del mattino!).

- I tempi di percorrenza sono decisamente troppo lunghi. Il “4” e il “19” impiegano più di venti minuti per portarmi da casa al Paolotti o viceversa (con punte di oltre quaranta minuti in ore “calde”); questo è inaccettabile per un percorso che in bicicletta compio in circa un quarto d’ora e, a piedi, in tre quarti d’ora.

- Nelle ore di punta, gli autobus sono sempre troppo affollati e l’aumento della frequenza delle corse non è sufficiente, per cui si è costretti a pigiarsi in un mezzo già strapieno, non sapendo quanto si rischia di aspettare il successivo.

- Gli orari sono molto mal congegnati. In via Tiziano Aspetti / Guido Reni non è affatto raro vedere il 4, il 16 e il 19 arrivare alla fermata praticamente assieme, poi più nulla per venti minuti. In queste situazioni, è inutile che ci siano tre autobus che passano per la stessa strada.

Per capirci, una mattina ho provato a usare il bus invece dell’auto per andare in stazione. Normalmente esco di casa alle 6.10 e arrivo alle 6.18 (otto minuti); quella mattina mi sono piazzato alla fermata dell’Arcobaleno alle 5.40 e sono arrivato in stazione alle 6.25 (45 minuti, senza contare i cinque da casa mia alla fermata), riuscendo a prendere il treno solo grazie ai misteriosi ma frequenti e consistenti ritardi di Trenitalia. Ancora mi chiedo se il “4” su cui sono salito fosse quello delle 5.40 in grosso ritardo o quello delle 6.15 arrivato a tempo di record.

Dal momento che pago 27 € per l’abbonamento al parcheggio FS, sarei entusiasta di poter usare gli autobus: ai prezzi attuali, risparmierei quattro euro il mese senza considerare la benzina (anzi, il metano). Se però questo mi deve costringere a rinunciare a quasi un’ora del (già scarso) tempo che dedico al sonno, l’uso dei mezzi pubblici diventa impraticabile. Intendiamoci: non pretendo di metterci dieci minuti in tutto; credo però che la prospettiva di impiegarci sei volte il tempo che impiego in macchina sia un forte deterrente.


Le mie proposte

Ho apprezzato particolarmente la sezione L.5, riservata alle “note e ai suggerimenti sulla mobilità”. Dal momento che da più di qualche anno sto covando diverse idee in proposito, approfitto più che volentieri dell’occasione per esporle qui in un modo un po’ più diffuso di quanto permettano le sette righe del questionario.

1. La sostituzione dei semafori con rotonde è stata assolutamente positiva e varrebbe la pena di continuare su questa strada. Certo, capisco le riserve dei pedoni che vedono nelle rotonde un grosso problema nell’attraversamento delle strade. Credo però che il problema sarebbe di facile soluzione: basterebbe installare semafori pedonali nei punti di maggior traffico e, in luoghi meno critici, dislocare vicino alle rotonde qualche vigile che intervenga per educare gli automobilisti al diritto di precedenza dei pedoni.
Ciò, forse, aumenterebbe anche il rispetto dei cittadini per il corpo della polizia municipale (sicuramente più di quanto faccia collocarli a controllare l’assurdo limite di 30 km/h in via del Plebiscito, con conseguente elevazione di molte contravvenzioni altrettanto assurde). Ribadisco che penso a un ruolo di educazione, cioè a fermare l’automobilista “scortese” per ricordargli che ai pedoni spetta la precedenza; solo dopo aver svolto questo ruolo per un tempo ragionevole (diciamo un paio di mesi?) si può pensare a elevare le giuste contravvenzioni.

2. Padova è una delle poche città a possedere due anelli di circonvallazione (interna e esterna) quasi completi. Per ridurre sensibilmente il traffico di attraversamento, potrebbe essere molto intelligente studiare un sistema analogo al “PUT” di Treviso (rimugino quest’idea, in particolare, da circa quindici anni; ho provato a più riprese a comunicarla a diverse amministrazioni, sempre senza successo).

3. Un amico che lavora all’università di Bielefeld, in Germania, mi racconta che gli studenti universitari sono obbligati all’acquisto dell’abbonamento annuale ai mezzi pubblici. Credo che possa essere interessante riflettere su quello che accadrebbe a Padova se un simile provvedimento fosse replicato.
Sarebbe possibile studiare una convenzione tra Università e APS in modo da ottenere un abbonamento annuale scontato, diciamo per esempio a 100 € (sconto del 23% circa), generando un gettito “sicuro” di oltre sei milioni di euro l’anno. In cambio, si potrebbe negoziare il potenziamento delle linee nelle ore di maggiore interesse per gli studenti: questo potrebbe comprendere sia più corse intorno alle 8, alle 12, alle 14 e alle 19, sia anche serio servizio di autobus notturni per permettere di recarsi al cinema o in un pub senza la paura di dover aspettare un’ora l’autobus per il ritorno, o di perdere l’ultima corsa utile.

4. Gran parte degli autobus urbani di Padova attraversa il centro da una parte all’altra. Quando abitavo a Mortise, il 22 correva da via Cardan alla Mandria: ricordo che i tempi tipici di percorrenza erano di circa un quarto d’ora da via Cardan al cavalcavia Borgomagno, di più di mezz’ora fino al Bassanello, di meno di un quarto d’ora fino alla Mandria. Più di metà del tempo di percorrenza serviva per attraversare il centro.
Quanto tempo (e quanto sovraccarico delle riviere e di corso Milano) si risparmierebbe studiando un sistema più razionale? Per esempio, si potrebbero studiare una decina (o poco più) di linee a percorso “circolare” dalla periferia alla circonvallazione (esempio: capolinea a Salboro, Albignasego, via Guizza, via Bruno, via Acquapendente, Salboro; con altre 10-15 analoghe si coprirebbe tutta la citt`a) da integrare con una linea circolare che compie il giro completo della circonvallazione con corse ogni minuto (o due linee, una “oraria” e l’altra “antioraria”) e con tre o quattro linee di minibus (altrettanto frequenti) che servano la zona dentro le mura.
In questo modo, si otterrebbero anche degli utili collegamenti diretti tra le zone periferiche (auspicabilmente completati da una linea circolare “a ritroso”, cioè in senso antiorario) e si risparmierebbe il tempo ora impiegato su percorsi ridondanti. I vantaggi sarebbero ancora maggiori se questo sistema fosse combinato a un piano tipo il PUT di Treviso.

Credo che queste proposte siano di realizzazione tutto sommato semplice (e soprattutto di basso costo!), ma di notevoli potenzialità. Certo, alcune di queste (penso soprattutto alla terza e, anche se in misura minore, alla seconda) potrebbero risultare un po’ impopolari all’inizio. Sono però convinto che contribuirebbero attivamente a formare una coscienza civica che, allo stato presente, non si creerebbe mai. Credo, per esempio, che uno studente universitario obbligato a pagare l’abbonamento ai mezzi pubblici avrebbe il desiderio di sfruttarlo!

Ho inoltre osservato che, dopo la forte diffidenza iniziale, i padovani hanno imparato a usare e apprezzare le rotonde: confido che accadrebbe lo stesso anche con le quattro proposte di cui sopra.

Spero che questa non sia, come si dice, una “lettera morta”. Va da sé che sono a vostra completa disposizione presso i recapiti che riporto in calce per qualsiasi ragione voi riteniate di volermi contattare.


Un sommesso dissenso conclusivo

Terminata la parte “importante” della lettera, permettetemi di rivolgervi una lamentela più frivola, ma non del tutto sciocca. Nonostante che la lingua italiana sia ormai da tempo malata in fase terminale, credo che gli amministratori del comune dovrebbero avere una maggiore attenzione per la forma che usano nelle comunicazioni rivolte ai cittadini. Purtroppo, devo invece rilevare che la lettera accompagnatoria al questionario (e occasionalmente anche il questionario stesso) contengono delle cadute di tono che, senza scomodare lo spirito del mai troppo compianto Cesare Marchi, farebbero rabbrividire una qualunque maestra elementare. Li riporto di seguito, cercando di frenare la mia esecrabile vena polemica.

- Non si dovrebbe mai usare l’allocuzione “gentile signore” (prima riga della lettera accompagnatoria). L’aggettivo “gentile”, nelle corrispondenze epistolari, è riservata alle donne: i signori sono “egregi” o (lo riconosco, pi`u raramente) “pregiati” o “stimati”.

- È sbagliato dire “dobbiamo affrontare insieme il delicato tema” (ibidem, terza riga): “insieme” si usa nella forma “sono andato al cinema insieme con Christian”, mentre l’avverbio corretto `e “assieme” (che, in compenso, è profondamente sbagliato nella forma “sono andato al cinema assieme a Christian”).

- La sillabazione corretta di “questionario” (ibidem, sesta riga) prevede di andare a capo con la forma “que-stionario”, non con “ques-tionario”.

- L’avverbio di affermazione “sì” (questionario, in molti punti) deve essere scritto con l’accento.

- La domanda corretta non è “cosa possiamo fare” (questionario, inizio della quarta pagina, analogo uso nella domanda L.2) ma “che cosa possiamo fare”. Nonostante il diffuso uso in senso contrario, “cosa” non regge una frase interrogativa più di quanto potrebbe fare un qualsiasi altro sostantivo (es.: “Libro hai letto di recente?”).

Spero che queste osservazioni non siano interpretate come un insulto e vi chiedo di perdonare la mia intemperanza.

Ribadisco che sono a vostra disposizione e vi rivolgo i miei più cordiali saluti,

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