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1) insegnare
2) ...Trovare il semaforo verde alla Stanga
3) Svegliarsi con la convinzione che sia ora di alzarsi, guardare la sveglia ed accorgersi che invece mancano due ore...
4) la sicurezza che c'è qualcuno sempre disposto a ascoltarti e crederti.
5) vedere attorno a te le persone a cui vuoi bene che ti guardano con ammirazione... e sapere di aver fatto tutto quello che potevi per meritartela





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Monday, September 29, 2003 - ore 11:16


Black Out
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Sabato sera ero al Lake Ranch, un posto nuovo a Taggì di sotto (che merita una visitina, meglio durante il giorno, perché è veramente una situazione interessante). Finito il concerto degli amici Dea Calypso (LINK) ho dato una mano a caricare in macchina gli strumenti; proprio quando avevamo finito e stavamo decidendo se separarci o andare tutti assieme da qualche parte (io dovevo andare all'Enigma, Marco -- il cantante -- si sentiva irresistibilmente attratto dalla rotonda della Saimp) si è spento il lampione del parcheggio. Un po' una scocciatura, perché il Lake Ranch è un bel po' in campagna, quindi non si vedeva proprio più niente; abbiamo però pensato tutti che fosse un inequivocabile segnale lanciato dai proprietari del locale al fine di suggerire che era ora di andarsene. In ben poco tempo ci saremmo accorti che non era così.

Ho fatto un giro un po' largo per arrivare all'Enigma; per capirci, mi sono trovato a passare per Campodoro. È stato assolutamente irreale passare per paesi completamente bui, senza un lampione acceso, senza una luce a una finestra o in un giardino. Ero l'unica macchina che passava (per quelle strade a quell'ora non è poi così sorprendente, in fondo) e i miei fari erano l'unica fonte di illuminazione.

Sono arrivato al parcheggio dell'Enigma, sono sceso dalla macchina e ho alzato gli occhi al cielo. E mi è mancato il respiro. Il cielo era come si riesce a vederlo soltanto in alta montagna o in posti fuori dal mondo, la Via Lattea sembrava stampata nel cielo, le Pleiadi sembravano perfino più grandi del solito. E poi, le costellazioni: quando si vedono così tante stelle, faccio perfino fatica a riconoscerle. Poco importava che, senza corrente, non funzionassero le spine della birra.

Avrei voluto andare in Prato della Valle e godermi Padova sotto le stelle, ma ho pensato che con i semafori spenti sarebbe potuto essere piuttosto pericoloso realizzare quest'idea. Anche da casa mia, però, il cielo era uguale, splendido, magnetico. Non sono riuscito a evitare di pensare che stiamo perdendo questo spettacolo soltanto perché ci ostiniamo a costruire i lampioni sbagliati, a buttare inutilmente megawatt di luce verso il cielo ogni notte, che basterebbe così poco per riappropriarsi di così tanto. Il mio pensiero più forte, però, non era questo, quanto quello che volevo riempirmi gli occhi e la memoria di questo spettacolo, non sapendo se riuscirò più a vederlo di nuovo.

Salendo le scale, mi sono sentito stranissimo. Il buio era praticamente totale ma non c'era nessun segno di quella piccola inquietudine, rimasuglio atavico della paura del buio che si ha da piccoli e che si accompagna sempre all'oscurità. In quell'imitazione di nulla mi sentivo invece intero, protetto e parte del tutto come raramente ero riuscito a sentirmi in passato. Mi sono addormentato in pochi secondi, accompagnato da una sensazione molto prossima alla felicità e con gli occhi della mente ancora pieni di stelle.


Black-out
(Francesco Guccini)

La luce è andata ancora via,
ma la stufa è accesa e così sia,
a casa mia tu dormirai,
ma quali sogni sognerai
con questa luna che spaccherà in due
le mie risate e le ombre tue,
i miei cavalli ed i miei fanti,
il tuo Hesse sordo ed i tuoi canti,
tutti i ghiaccioli appesi ai fili,
tutti i miei giochi e i tuoi monili,
i campanili, i pazzi, i santi e l'allegria.

E non andrà il televisore,
cosa faremo in queste ore?
Rumore attorno non si sente,
giochiamo a immaginar la gente,
corriamo a fare gli incubi indiscreti,
curiosi d'ozi e di segreti,
di quei pensieri quotidiani
che a notte il sonno fa lontani
o che nel sogno sopra a un viso
diventan urlo od un sorriso,
il paradiso, inferno, mani, l'odio e amore.

Avessi sette vite a mano
in ogni casa entrerei piano
e mi farei fratello o amante,
marito, figlio, re o brigante
o mendicante o giocatore,
poeta, fabbro, Papa, agricoltore.
Ma ho questa vita e il mio destino,
e ora cavalco l'appennino
e grido al buio più profondo
la voglia che ho di stare al mondo:
in fondo è proprio un gran bel gioco
a far l'amore tanto e non bere poco.

E questo buio, che sollievo,
ci dona un altro medioevo,
io levo dall'oscurità
tutta la nostra civiltà,
velocità di macchine a motore,
follia di folla e di rumore
e metto ritmi più lontani,
di bestie, legni, suoni umani,
odore d'olio e di candele,
fruscìo di canapi e di vele,
il miele, il latte, i pani e il vino vero.

Ma chissà poi se erano quelli
davvero tempi tanto belli
o caroselli che giriamo
per l'incertezza che culliamo
in questa giostra di figure e suoni,
di luci e schermi da illusioni,
di baracconi in bene o in male,
di eterne fughe dal reale
che basta un po' d'oscurità
per darci la serenità,
semplicità, sapore, sale e ritornelli.

Non voglio tante vite a mano,
mi basta questa che viviamo,
comuni giorni intensi o pigri,
gli specchi ambigui dei miei libri,
le tigri della fantasia,
tristezza ed ottimismo ed ironia.
Ma quante chiacchiere stavolta,
che confusione a ruota sciolta,
lo so che è un pezzo che parliamo,
ma è tanto bello, non dormiamo,
beviamo ancora un po' di vino,
che tanto tra due sorsi è già mattino.

Su sveglia e guardati d'attorno,
sta già arrivando il nuovo giorno,
lo storno e il merlo son già in giro,
non vorrai fare come il ghiro...
Non c'è black-out e tutto è ormai finito
e il vecchio frigo è ripartito,
con i suoi toni rochi e tristi
scatarra versi futuristi...
Lo so siam svegli ormai da allora,
ma qualche cosa manca ancora...
finiamo in gloria amore mio
che dopo, a giorno fatto, dormo anch'io...


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