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Sunday, April 24, 2005 - ore 21:06


neve fantasma
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Aveva desiderato che lei glielo succhiasse con quelle labbra morbide cui mancava solo il respiro per sembrare la tana di una donna immensa come il viscido fegato di un pesce. E pensare che lui nel caos della mente fradicia aveva amato di lei proprio questa possibilità di lasciarsi andare alla morte. L'aveva spogliata, osservata, finto che non desiderasse da lei altro dal trovare un pizzico di pace.
L'aveva presa fingendo di amarla, l'aveva aperta con le dita, desiderando di squarciarla ma trattenendo le dita dall'aprire una ferita verde tra le sue cosce. Aveva leccato i suoi capezzoli evitando le coppe dove sapeva essere maggiore il piacere, aveva tremato nel vedere il suo respiro farsi corto, aveva guardato il cielo pregando Dio che scendesse e lo portasse via con l'uragano, aveva pregato Dio che lo uccidesse.
E poi era stato un lampo, tutto di una brevità idiota, quasi limpida per il messaggio contenuto. E si era trovato un secondo dopo la morte, dopo una manciata di spinte, tra le braccia di lei, come tra le spire di un nemico.
-Mi ami?- gli aveva chiesto lei.
Lui si era preso la testa fra le mani e aveva respirato sulla chiglia, e lasciato uscire quelle parole come se liberandosene non gli sarebbero più appartenute, fosse stato il mare a pronunciarle, le aveva detto -Mi fai schifo-
Lei allora alzatasi si era portata una mano tra le cosce sul pube, poi se l'era portata alla bocca e aveva detto -E' il tuo sperma- e l’aveva leccato.
Si era voltata e se n'era andata camminando un po' sciancata, avanti e dietro e per quel molo, in quell’amore eterno.

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