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Monday, April 25, 2005 - ore 11:34
appetiti diversi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Adriano afferrò il block notes dal cruscotto polveroso. Lo aprì e gli diede una rapida scorta, quindi, pensoso, strappò il foglio, se lo ficcò nella tasca del giubbotto e smontò dal furgoncino. Tirò fuori la cassetta degli attrezzi dal vano posteriore del Kangoo, diede l'ultimo tiro alla sigaretta che teneva stretta fra le labbra e poi gettò il mozzicone a terra.
In quel momento si piegò in due e tossì con violenza una dozzina di volte, una tosse secca e stridula, simile a un guaito. Sentì i polmoni che gli si spaccavano in mille pezzi e vide stelle giganti danzargli negli occhi. Tirò fuori il fazzoletto bisunto e se lo schiacciò sulla bocca. Quella tosse insistente e improvvisa lo preoccupava. Forse era la volta buona che si decideva di farsi vedere dal medico.
Quando si fu ripreso andò alla porta dell'abitazione e suonò il campanello. Presto un'ombra fluì dietro i vetri smerigliati. Adriano fece un passo indietro, afferrò la cassetta degli attrezzi e aspettò che qualcuno gli aprisse.
Nadia, in accappatoio, apparì all'uscio e lo squadrò. - E' l'elettricista immagino ?-
- Qui per servirla, signora - disse Adriano proponendole un sorprendente sorriso alla nicotina. In realtà la sua mente gridava quell'unica frase nota a tutti i maschi etero italiani alla vista di un corrispettivo soggetto femminile degno di nome: perdio, che figa ! Era semplicemente impossibile resistere a tanta bontà della natura espressa in un sol corpo. I suoi occhi erano inchiodati su quelle labbra carnose e sporgenti - labbra da pompini, in specifico, nel suo immaginario di segaiolo. E poi c'era il fatto che era in accappatoio - sotto era nuda. Perdio, dov'era finito il senso del pudore ! strillava la sua dignità di maschio mentre sentiva qualcosa muoversi là sotto. E poi dicono che le violentano...
- Abbiamo un problema con un elettrodomestico - disse Nadia conducendolo all'interno dell'abitazione. - Quando lo colleghiamo salta il salvavita. E' strano, prima non aveva niente... mio marito dice che consuma troppo. Sa, lui se ne intende un pò e... -
- Forse è a massa - la corresse Adriano, mentre fissava con un groppo al cuore le gambe di Nadia che sforbiciavano per un buon metro da quell'inutile indumento di spugna che si portava addosso. Il profumo che emanava era una magica scia di peccato. Mio marito, aveva detto. Sospirò. Come poteva avere un marito una creatura del genere ?
Ecco lei che si voltava e lo spiava da sopra una spalla. Gli occhi languidi e le labbra tremule. Vieni, dicevano, non vedi che fame che ho. Ho bisogno di sentir...
- Scusi, come ha detto ? A massa ? -
Adriano scosse la testa e scacciò quel pensiero. Era da troppo che non andava con una donna. Era... era... dov'era rimasto ? Si sentì divampare in volto quando scoprì che lei lo fissava con le sopracciglia aggrottate. Forse aveva scoperto l'interesse poco professionale che nutriva nei riguardi del suo corpo. Ma certo, sibilò una voce dentro di lui, quelle sanno sempre quando un uomo è interessato.
- A massa - disse infine. - Vuol dire che c'è una dispersione a terra. Il salvavita lo sente e stacca la corrente. E'... è una sorta di protezione, sa ? Ci dice quando c'è qualcosa che non funziona -
- Ah ! Ma sarà caro ? -
- Dipende. Bisogna prima vedere il dann... urka, se è grosso !-
Nadia sorrise.
Il freezer era una scatola rettangolare bianca, di due metri e mezzo per settanta, forse novanta centimetri di lato. Occupava quasi tutta una parete come un'insolita cassapanca elettrica. Il maniglione per l'apertura dello sportello era semplicemente sproporzionato e curvava verso il basso, come una bocca in una perenne espressione di disgusto. Era muto, con le spie spente. Il cavo di alimentazione era attorcigliato sul pavimento e la spina staccata.
- Deve costare un capitale un simile aggeggio - disse Adriano posando la cassetta degli attrezzi sul pavimento. - E' un modello da ristorante, credo. Non è nuovo, ma sembra in buono stato. -
- Infatti - puntualizzò Nadia. - Un tempo avevamo una trattoria non lontano da qui. Abbiamo venduto dopo la morte di papà. Però questo ce lo siamo tenuti. Mi dispiacerebbe se non si potesse riparare. E'... è un ricordo di famiglia. -
Adriano annuì e cominciò a tirare fuori i soliti attrezzi del suo mestiere. Chinato, da quell'angolazione, poteva vedere bene il panorama che Nadia gli offriva. Alzò lo sguardo e incontrò i suoi occhi. Erano grandi e luminosi, umili in un certo senso. Dio, perché non riesco a toglierle gli occhi di dosso ? Non lo sapeva. Quello che sapeva di certo era che avrebbe dato qualsiasi cosa per toccarla.
E lei lo sapeva.
- Posso lasciarla al suo lavoro allora ?
No, non era vero, non gli aveva detto così.
Dimmi di no, ti prego. Toccami, toccami adesso e ti prometto l'universo. Qui, in basso, ho caldo. Senti il mio calor...
Adriano si alzò in piedi un pò spaventato. Cos'era quella voce che sentiva nella testa? Era forse la somma definitiva delle improbabili scenette hard-core che passava ogni sera sul videoregistratore a deturpare la realtà ? Era forse una punizione divina ? Sentiva dentro di sè una strana eccitazione mista alla paura, l'eccitazione fallace della prima scopata. Erano anni che non scopava e l'analisi del suo complesso era semplice: aveva bisogno di chiavare, fottere; aveva bisogno di godere, cazzo. Di godere con lei.
- C'è qualcosa che non va ?- Nadia sembrava allarmata.
Lei sapeva.
In quel momento Adriano prese a tossire forte. Ogni colpo gli generava brividi lungo la spina dorsale, gli frantumava i polmoni. Sentiva che dentro non andava affatto bene. Si sentiva rotto. C'era qualcosa che non andava in lui. C'era...
C'era lei che gli accarezzava il braccio irsuto.
- Mi vuoi, vero ? - gli sussurrò nell'orecchio. Le sue labbra carnose lì a pochi centimetri da lui. Il suo profumo che lo incantava in un'esaltazione al cubo.
- Oh, signora... - disse Adriano. Le parole gli morirono sulle labbra mentre le mani di lei gli accarezzavano il cavallo dei jeans, sensibile e rigonfio. Il fazzoletto gli sfuggì di mano mentre si aggrappava al bordo del freezer per non cadere. Sentiva il pene decollare come un razzo. L'imbarazzo che provava non era niente in confronto al desiderio che esplodeva. - oh, signora, ma perché...- Tirò su col naso.
Lei lo zittì. Le sue mani trovarono la zip della patta e l'abbassarono con decisione.
- Così... - deglutì, rise, degluì ancora - così mi fa morire. -
- Anche tu mi fai morire. Vuoi toccarle ? - disse lei massaggiandosi una mammella voluminosa.
Adriano si passò la lingua sulle labbra tremule. - S... sì - Gli tastò le carni solide, mentre lei gli abbassava i calzoni e liberava il membro dalla sua prigione di cotone.
Adriano fece scivolare le sue mani sui glutei di lei e gliele strinse. Lei rise e lo spinse delicatamente verso il freezer.
Lo sportello dietro di lui si aprì troppo lentamente per essere notato.
- Così, da bravo...-
La schiena di Adriano si fermò contro il mobile dell'elettrodomestico.
Nadia lo baciò sulla guancia ruvida di barba poi si inginocchiò di fronte a lui.
Adriano spinse indietro la testa e chiuse gli occhi pregustando le sue labbra e la sua lingua.
Così non vide che lo sportello del freezer si chiudeva sopra di lui.
Michele fissava sua sorella Nadia. Aveva ancora indosso i calzoncini sportivi e la maglietta intrisi di sudore. Per tutto quel tempo era rimasto in camera da letto a fare dell'esercizio fisico. Il suo corpo era un continuo alternarsi di valli e colline, perfetto e scultoreo; era il sogno tramutatosi in realtà per i clienti che potevano toccarlo, la semplice espressione del suo incurabile narcisismo per lui.
- Vedo che ti sei data da fare, sorellina. -
Scostò le tende e guardò fuori. Vide il furgoncino di Adriano parcheggiato sulla strada. - Un elettricista questa volta. Uhm, stai cadendo in picchiata in fatto di gusto. Papà come l'ha trovato, elettrizzante ? -
- Michele... guarda, non cominciare. Non è giornata- Tagliò corto lei. Non sopportava suo fratello. La sua arroganza era pari alla sua bellezza. Nadia chinò la testa di lato e si accese una Marlboro. Aspirò rapidamente il fumo e lo tenne dentro. Le mani le tremavano vistosamente. Non si sarebbe mai abituata a quella cosa, pensava. Il processo di assorbimento era stato più pietoso del previsto e aveva dovuto tirare al massimo lo stereo per coprire le urla.
Suo fratello non aveva pietà. Continuava a torturarla: - E adesso cosa facciamo con quel - coso - parcheggiato di fronte a casa nostra, eh ? -
- Sbrigati e vallo a spostare. -
- Sbrigati e vallo a spostare - la canzonò Michele nella sua migliore inflessione da omosessuale. Le posò una mano sulla spalla. - Questa volta ti arrangi, sorellina, ca-pi-to ? Ho finito di rimediare alle tue stronzare. Stop. Croce sul cuore. Parola di lupetto, come cazzo la vuoi chiamare. Ci vai tu adesso a spostare quel cazzo di aggeggio... e vedi di non destare sospetti questa volta, lo sai che odio avere quei dannati carabinieri fra le palle. -
Le soffiò nell'orecchio.
- Sei il solito verme schifoso! Toglimi quella merda di mano di dosso. -
Michele le fece scivolare la mano sul gluteo e glielo strinse. Lei si girò di scatto e lo colpì con una sberla.
- Brutta stronza, mi hai rovinato la faccia ! - strillò Michele massaggiandosi la guancia colpita. La sue pelle era delicatissima e la curava ogni giorno. - Spero che ti venga un'ernia alla prugna, piccola strega sifilitica. Guarda che casino hai combinato ! Guarda che cosa hai fatto alla mia pelle. -
- Va a fartela curare dai tuoi amichetti, fratellino. Adesso muovi quelle chiappette dorate e va a togliere di mezzo quel furgone. -
Michele fece per avventarsi su di lei ma si bloccò. Nell'altra stanza proveniva un rumore che entrambi conoscevano bene. Si scambiarono un'occhiata perplessa.
- E' papà - confermò Michele.
- Che cazzo vuole ancora, ha avuto il suo pasto, no ?-
- Si vede che non gli piace, sorellina. -
- Va a vedere che vuole ancora -
- Vacci tu. -
Il rumore crebbe d'intensità e entrambi uscirono dalla stanza. Il freezer stava battendo la porta violentemente, producendo immondi odori ogni volta che si apriva e si richiudeva.
- Perché fa così ?-
- E che cazzo ne so ! - strillò Michele.
- Che c'è pà, non ti va la bistecca ? -
In quel momento la porta si aprì e il freezer lanciò nell'aria il suo contenuto, schizzando le pareti di liquido ambrato e facendo atterrare il corpo semi digerito di Adriano a pochi metri da loro. Entrambi scattarono all'indietro.
- Dio, che schifo ! - esclamò Michele distogliendo lo sguardo. L'odore era immane.
Il corpo inerte era completamente latteo, quasi trasparente. Dall'interno si potevano distinguere con assoluta chiarezza il blocco delle viscere, ormai svuotate dei loro succhi e rinsecchite come palloncini sgonfi. La faccia era stata prosciugata fino al teschio. I denti esposti in un ghigno feroce.
La porta del freezer sbatteva all'impazzata.
- Adesso che facciamo. Perché non lo vuole ?-
Michele si avvicinò al corpo, con una mano premuta sulla bocca e sul naso. Lo rivoltò con un colpo della punta della scarpa. Alcuni pezzi si smembrarono all'istante e alcune bolle esplosero pus ambrato. I tessuti della schiena si sfaldarono ed emerse la colonna vertebrale come un misterioso serpente alieno.
- Bel colpo sorellina. Guarda, ha il cancro. - Disse Michele indicandogli i polmoni tumefatti di Adriano. - Guarda com'è esteso. Ma come faceva a stare in piedi quest'uomo ?-
- Dalla porta è entrato con le sue gambe. - disse Nadia.
- Hai fatto arrabbiare papà. L'hai quasi avvelenato con la tua bravata, lo sai sorellina ?-
Nadia rimase zitta.
- Adesso dobbiamo pulire tutto quanto e in fretta anche. -
La porta che sbatteva preoccupava Michele. A volte poteva perfino camminare. Lui l'aveva visto una sola volta e gli era bastato.
- Guarda come ha fame, poverino. -
- Potremmo invitare quella coppia stasera. -
- Quei maledetti scambisti. Dio, se sono noiosi. -
Hai qualcosa di meglio fra le mani ?-
Michele scosse lentamente la testa anche se odiava fare il marito.
- E che facciamo se non gli piacciono. Lei è piena di nei. Disgustosa. -
- Ma lui è bello grasso. Vedrai che gli piacerà - Disse Nadia.
- Vero, papà, che ti piacerà ? -
La porta del freezer si bloccò di colpo e poi si richiuse lentamente, come la bocca di un alligatore. Dall'interno provenne un forte rumore liquido.
Poi fratello e sorella si misero al lavoro.
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