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Tuesday, April 26, 2005 - ore 13:39
Pio Brotto scrive sul Gazzettino di oggi:
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Tezze sul Brenta
Severino Milani con la moglie Gabriella Bragagnolo, ma per tutti la signora Milani, con la figlia Alessia, abita a Stroppari in via Campagnari dal novembre del 2001, in quella casa che aveva comperato vendendo la sua che era circondata da fabbriche. Il destino ha voluto perseguitare però anche la casa nuova: colpita da quanto una fabbrica può disperdere nel terreno.
Una cosa è certa, dal 20 marzo del 2002, appena quattro mesi dopo l'acquisto, il giorno in cui è stata fatta per la prima volta l'analisi dell'acqua del pozzo, la famiglia Milani di quell'acqua non ha fatto più uso.
«Avevamo comperato quella casa - afferma Severino, infermiere all'ospedale di Cittadella - dopo che avevamo avuto assicurazioni anche dal sindaco Lago che nel posto non c'erano problemi. Nella perizia, unita al contratto di acquisto, c'era scritto che il pozzo freatico di cui disponeva la casa (allora non collegata all'acquedotto) era profondo 200 m, per cui potevamo stare tranquilli in merito alla potabilità dell'acqua. Adoperavamo quell'acqua per bere, per fare da mangiare, per lavarci e per irrigare il giardino».Quali disturbi avete provato?
«Alcuni sintomi quali bruciore alla pelle e agli occhi, prurito, macchie sulla pelle del viso ad Alessia, perdita di capelli e fastidiose cefalee ci hanno fatto pensare, per esclusione, all'uso dell'acqua. Pensavamo che fosse acida in quanto pescata a profondità eccessiva. Il nostro sbigottimento e la nostra paura sono stati incontenibili quando abbiamo avuto la risposta dal Chelab di Resana, il laboratorio a cui ci siamo rivolti, che il campione d'acqua conteneva 170mcg/l di quel maledetto cromo esavalente. Abbiamo pure verificato la profondità del pozzo che si fermava a 35 m e non ai 200».
Cosa avete fatto subito?
«Ho chiamato l'ufficio ecologico del comune - spiega la signora Milani, ex infermiera in pensione - che mi ha messo in contatto con il sindaco Lago che ci ha assicurato che avrebbe avvertito l'Arpav; in effetti il giorno dopo sono venuti e la mazzata ci è venuta dalla conferma del tasso a 160 mcg/l. Da allora il nostro pozzo è uno dei punti di riferimento e finora sono stati eseguiti un centinaio di prelievi, uno ogni 15 giorni da quel 20 marzo 2002. In questi ultimi 5-6 mesi, secondo i parametri consentiti dalla legge che prevede concentrazione di "cromo 6" fino a 50 mcg/l, il nostro pozzo non è più a rischio, segna 20-30 mcg/l, ma tempo addietro era arrivato pure a 220».
Convivere con il cromo 6, non facile.
«Nessuno sapeva dirci niente di questo cromo 6, ma abbiamo accertato che è cancerogeno e mutageno, cambia il 'Dna' come ha fatto con le margherite. Il Ministero della Salute ci ha assicurato che era stato accertato che era pericoloso per chi veniva in contatto durante la lavorazione in fabbrica, il Ministero dell'Ambiente per calcolare i danni si è rivolto ad uno studio americano. Solo ultimamente hanno certificato che il cromo 6 è causa di aborti, dermatiti, insufficienza renale, epatica, cardiaca, sgretolamento delle ossa, asma e...morte. Queste notizie sono state confermate anche dalla trasmissione "Report" e da notizie desunte si può dire che cia sia stata almeno una decina di morti per tumore sospette, di persone tra i 50 e i 60 anni. Un dato inquietante su cui speriamo che sia fatta luce, per chiarire alla popolazione tutta la situazione».
E voi avete fatto degli accertamenti?
«Solo quelli di routine e dal nostro medico - afferma decisa la signora Milani - nessuna pubblica istituzione si è presa cura di noi. L'unica cosa che abbiamo avuto sono 500 euro che il comune ci ha erogato per cambiare la pompa del pozzo, bruciata per il troppo lavoro e che peraltro ci era costata 1000 euro. Quando poi è iniziato il processo, ci siamo immediatamente costituiti parte civile e speriamo solo, alla fine, di ricevere almeno le spese legali (25mila euro). Siamo stati presenti a tutte le udienze e ci meravigliamo perchè di Tezze, ultimamente, ci sono solo due persone; le sedute sono aperte e speriamo che nelle prossime del 21 ottobre, 16 novembre , 7 dicembre 2005, mentre la camera del consiglio sarà per l'11 gennaio 2006, ci siano un po' più persone».
Ma almeno la gente è solidale?
«Questa purtroppo è la nota dolente... - aggiunge amareggiata - in paese siamo isolati, passiamo per la famiglia del cromo, per la famiglia che ha mosso le acque. Ma mi domando, se tanti sapevano, se molti erano a conoscenza dove giocavano i loro figli che tornavano a casa con i piedi bicolore, perchè nessuno ha mai parlato? Qui non si parla di lavoro, di soldi, ma di salute, di malattie e di morte. Se il problema fosse stato affrontato da subito, probabilmente ora non saremmo qui a parlarne in questi termini, la mia famiglia forse, e il condizionale è d'obbligo, e tutte le altre famiglie di Tezze , di Fontaniva e di Cittadella non avrebbero bevuto l'acqua al cromo. Ma del senno del poi...è pieno il mondo».Il processo in corso cosa le suggerisce?«Le testimonianze dell'ultima seduta al tribunale di Cittadella hanno lasciato tutti allibiti, giudice, avvocati e pubblico. Ora la questione si sta allargando, ci sarà un'altra perizia, ci saranno altri confronti e speriamo che tutto questo possa servire a far luce almeno sui responsabili. Chiedo che si faccia un'assemblea pubblica in cui la gente sia informata della situazione».
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