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Wednesday, April 27, 2005 - ore 16:27
30 ore di insano delirio
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ieri sera avevo appena finito di scrivere il post che precede. Era qualcosa come le 23.20. Un quarto d'ora dopo, il telefono di casa squilla. Rispondo: è un non identificato signore di Padova, che mi dice che mio fratello minore Dario ha avuto un incidente in motorino, e che lo stanno per portare all'ospedale locale per accertamenti. Fortunatamente, riesco a parlare subito con mio fratello, che dimostra di essere cosciente e che afferma di non avvertire dolori particolari.
Riaggancio e avviso i miei. Dopo cinque minuti, io e mio padre siamo in strada per Padova. Lui è visibilmente stanco, essendo in piedi dalle 6 dello stesso giorno, e un po' scosso. Il babbo corre veloce in macchina, visibilmente scosso, tanto che devo riprenderlo alcune volte, un po' terrorizzato.
Arriviamo all'ospedale di Padova verso mezzanotte e dieci, e subito troviamo mio fratello che, fortunatamente, non sembra avere nulla di grave. La cosa sembra quasi un miracolo dato che, a detta di molti, aveva fatto un bel volo sull'asfalto. Era in motorino e, mentre percorreva una rotatoria, una macchina si è addentrata senza fermarsi nel rondò con velocità, senza dare la precedenza, e lui ha cocciato forte contro la portiera. Ma lui è lucido, e dice di avere solo qualche dolore muscolare. Non riusciamo a parlare col medico che l'ha visitato, ma le sue condizioni sono visibilmente rassicuranti, e rimaniamo in attesa di notizie da parte del personale.
Comincia una lunghissima attesa. A mano a mano che il tempo passa, i degenti vicini a mio fratello vengono visitati, curati e rimandati casa, ma il nostro turno non sembra venire. Eppure, siamo in attesa di semplici lastre. Restiamo a turno vicini al lettino di mio fratello, cercando di raccontargli qualcosa per distrarlo, rigorosamente in piedi o seduti per terra, visto che non sono previste sedie per chi accompagna i malati.
All'una e mezza, quando il sonno comincia a farsi sentire, avviene il primo fatto nuovo. Arriva la persona che ha investito mio fratello, che si rivela essere infine una buona persona, ma non d l tutto a posto. Dalla postura e dalla incontenibile logorrea, si capisce subito che il nostro amico non ha tutti i granaggi oliati. Comincia a stordire me e mio padre con racconti assurdi della sua vita, i cui più credibili comprendevano il fatto che stesse cercando di fondare un partito personale, di cui stava scrivendo un programma, e che avesse aprtecipato anni fa ad una gara di auto d'epoca. La persona in questione, per quanto fastidiosa come un pus, è però fondamentalmente buona, e si prodiga in continuazione per sapere come sta l'investito; e, ahimè, non dimostra alcuna intenzione di andarsene. Io e mio padre dobbiamo quindi sorbirci a turno ore di interminabile logorrea di questo strano tipo che, tra le altre cose, riesce a dire al sottoscritto di aver già strisciato la macchina e aver fatto un altro incidente nelle ultime 24 ore...
Arrivano le tre e mezza... finalmente riusciamo ad allontare un poco l'inopportuno ospite (ma tornerà, ad ondate, fino alle 5 del mattino). Attesa, scomoda e piena di tensioni, senza aver notizie. Alle quattro mezza del mattino avvicino una infermiera e le chiedo se gentilmente potesse dirmi che tipo di cura stesse aspettando mio fratello, dato che eravamo lì già da quattro ore. Ricevo uan risposta piccata, impertinente, le cui frasi più socievoli sono del tipo: "lei non mi dica come fare il mio lavoro", "deve stare calmo" e "non è vero che lei aspetta da tre ore: la richiesta di lastre è stata fatta mezz'ora fa" (e, sentendo quest'ultima, nelle condizioni in cui versavo, stavo per azzanarle la giugulare).
Aspettiamo. E' quasi mattina. L'ospedale è quasi vuoto. Alle cinque mio padre, che finora aveva ingoiato tutto in silenzio, esplode: allontana il fastidioso perosnaggio di prima con mdoi decisi, ingaggia un duello verbale con l'infermiera e, infine, se la prende un po' con me. Alle cinque mezza, finalmente, rimasti soli, mio fratello riceve la visita e fa le lastre. Nel raggio di venti minuti il dottore ci dice che non ha niente e che vuole solo tenerlo sotto osservazione per sicurezza ancora alcune ore. Io e mio padre facciamo colazione ad un baretto.
Alle 7 e mezza del mattino (dopo 8 ore dall'incidente!) mio fratello viene dimesso con solo qualche contusione e abrasione. Mio padre, che a malapena si regge in piedi, lo riaccompagna in macchina fino a casa.
Io, invece, devo forzatamente presenziare ad una lezione di spagnolo al PioX per cui, distrutto, attraverso Padova a piedi. Assisto stremato alla lezione, e riesco a prendere quasi barcollando il treno di ritorno delle 11.00. Sono a casa verso l'una, e qui dormo tre orette sul divano. Mi sono appena svegliato un poco confuso e sfinito.
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