
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
CHE FACCIO? arranco
Sono sistemato
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HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Thursday, May 12, 2005 - ore 13:33
Librismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Quando entro da Canova è come se varcassi l’uscio di casa, è un ritorno dopo una giornata passata fuori, dopo una giornata “non li”. Non mi fermo all’ingresso, non sono mai stata così sicura in vita mia, non esito un solo secondo; gli altri sì, lo fanno, ma quella non è casa loro, è la mia. Ed è giusto sia così, con loro titubanti davanti alla vetrata, che scrutano le vetrine e leggono titoli a caso fra quelli scelti dai commessi, e non sanno cosa vogliono; e io che entro serena e mi dirigo subito al reparto tascabili, corridoio a destra.
So esattamente dove trovare ogni casa editrice, conosco l’ordine in cui sono collocati gli autori, so quali scaffali evitare e quali controllare minuziosamente perché possono contenere piacevoli sorprese. Spesso è proprio li che trovo quello che non sapevo di cercare. Sto li a guardarli tutti, occhiate veloci ma precise: a volte ho con me una breve mini lista di 3 o 4 titoli scelti all’interno della maxi lista che ho appesa in bacheca
“i libri che avrei sempre voluto leggere e non ho ancora letto”; altre volte punto il dito a caso e da li inizio la ricerca facendomi ammaliare dai colori e i quadri in copertina o facendomi catturare da qualche parola intensamente mia.
A volte invece sento meno l’atmosfera casalinga, mi pare quasi di disturbare, ed è quando non sono convinta di che libro prendere, quando non so esattamente dove tuffarmi, quando ho bisogno di leggere ma non so cosa. Scomodo almeno tre commessi, chiedo un paio di testi a ognuno, e spesso non ci sono e allora io continuo a cercare nella mia agenda altri titoli finché non li trovano da qualche parte, poi ne scelgo un paio, me li faccio mostrare, li misuro, li annuso, li tocco, li confronto, li peso, li guardo per indovinare quali e quante sensazioni contengano. Per poi, magari, non sceglierne nemmeno uno, ma un altro che noto prima di uscire, e che non avevo mai sentito nominare. Ma ormai mi conoscono, da Canova, quando entro sanno che non c’è modo per capire se rimarrò qualche minuto o delle ore.
Ieri ho preso
“Un amore di Swann”, l’ho notato mentre sconsolata stavo per ripiegare su un libro che effettivamente non mi diceva nulla, e mi ha salvata. Ricordo che era nella mia lunga lista in bacheca: quella che, in un foglietto che avevo in tasca, avevo approssimativamente sintetizzato con alcuni autori che non ho mai comprato, ed era nella mia lista per un motivo che può sembrare stupido, ma non lo è. Se è entrato in quella lista un motivo esiste, ed è mio. È dovuto a quel telefilm che adoro,
“Una mamma per amica”, alla puntata in cui Lorelei va a casa del professore di Rory e si trova davanti a scaffali e scaffali di libri, e commenta di non aver mai letto Proust. Così lui le presta “Un amore di Swann”, perché non ha mai letto Proust. Nemmeno io, e mi è sembrato un buon punto d’inizio, un po’ come un appoggio. Quindi è scattato l’acquisto.
Dopo 3
Calvino uno dietro l’altro, senza fiato, ho pensato di provare qualcosa di nuovo, qualcuno che mi desse qualcosa di diverso in qualche modo, qualunque esso fosse.
Quindi indietro nel tempo, cambiamo Paese, cambiamo condizione sociale, cambiamo cultura, cambiamo volto e vita. Cambiamo autore. C’è un momento per ognuno. Non è ancora il tempo degli altri. Oggi è il giorno Proust.
Sono uscita dalla libreria con un sorriso soddisfatto e compiaciuto, in un certo modo beffardo perché ero stata velocissima e non se lo aspettavano, e anche fiera di me che mi ero lasciata prendere dall’
istinto (è bello dimenticare le liste e farsi conquistare da un ricordo). La cosa più bella però è stata la corsa tenendo l’amore di Swann stretto stretto fino alla fermata dell’autobus in piazza Duomo, e poi sedermi sui gradoni, nell’attesa di quell’attimo meraviglioso:
scartarlo. Il libro era ancora avvolto nell’involucro trasparente, era intonso e odorava di nuovo. Ci sono volte che compro un libro solo se è già aperto e lo posso sfogliare velocemente, per sentire l’odore e la qualità della carta. Ma ieri mi è piaciuta la sensazione di aprirlo, di essere io la prima che lo toccava, che sfogliava quelle pagine, avida, egoista, con il mio libro solo mio. E lì, seduta sul terzo gradone dal basso, con l’aria che mi soffiava i capelli in faccia, con le dita fredde e l’entusiasmo della prima pagina, ho preso la penna e ho scritto la data sopra il titolo in seconda copertina.
I miei libri cominciano tutti così.
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