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Wednesday, May 18, 2005 - ore 14:33
25 anni
(categoria: " Vita Quotidiana ")

La notte tra il 17 e il 18 Maggio del 1980, un ragazzo inglese di 23 anni sedeva di fronte alla TV, solo in casa, distrutto dai continui attacchi di epilessia e dall'impossibilità di decidere chi tra sua moglie, che aveva da poco dato alla luce la sua primogenita, e un'enigmatica ragazza belga che gli aveva fatto perdere la testa fosse per lui di troppo.
Sullo schermo, scorrevano le immagini del film tedesco
Stroszek, di
Werner Herzog, storia di un musicista che si toglie la vita piuttosto che scegliere tra due donne. Poche ore dopo, il ragazzo venne trovato morto da Deborah, la moglie, sua compagna da una vita, mentre il giradischi trasmetteva ancora, impietosamente, le note di
The idiot di
Iggy Pop. Si era impiccato.
Quel ragazzo si chiamava
Ian Curtis ed era cantante e leader dei
Joy Division, una band che ha segnato indelebilmente la vita di molte persone. Una su tutte, la mia.
I tre "superstiti" si rimboccarono le maniche e proseguirono la loro carriera nel mondo della musica col nome
New Order (li avrete sentiti, mi sa...), ma non per questo il ricordo di Ian si è affievolito neglio anni. Anzi. Oggi più che mai ci si rende conto, vedendo spuntare da tutte le parti gruppi e artisti che a lui devono (musicalmente ma non solo) tantissimo, di quanto importante sia stato per la storia della musica rock moderna.
Non era un eroe. Non era neanche un modello di vita. Bisogna essere dei patetici egoisti per ammazzarsi con una figlia di neanche un anno da mantenere. Ma chi siamo noi, per giudicare cosa passa per la mente di un altro uomo? Non possiamo permettercelo. L'unica cosa che possiamo fare è ricordarlo per le sue opere, le sue canzoni, i suoi testi drammatici, struggenti, meravigliosi.
Come questo.
This is a crisis I knew had to come,
Destroying the balance I’d kept.
Doubting, unsettling and turning around,
Wondering what will come next.
Is this the role that you wanted to live?
I was foolish to ask for so much.
Without the protection and infancy’s guard,
It all falls apart at first touch.
Watching the reel as it comes to a close,
Brutally taking its time,
People who change for no reason at all,
It’s happening all of the time.
Can I go on with this train of events?
Disturbing and purging my mind,
Back out of my duties, when all’s said and done,
I know that I’ll lose every time.
Moving along in our God given ways,
Safety is sat by the fire,
Sanctuary from these feverish smiles,
Left with a mark on the door,
Is this the gift that I wanted to give?
Forgive and forget’s what they teach,
Or pass through the deserts and wastelands once more,
And watch as they drop by the beach.
This is the crisis I knew had to come,
Destroying the balance I’d kept,
Turning around to the next set of lives,
Wondering what will come next.(
Passover, 1977)
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