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![]() yek, 22 anni spritzino di strutto CHE FACCIO? spogliarellista in una casa di riposo Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO qualcuno dei miei 20000 libri fantasy HO VISTO gli orsetti lavatori radioattivi: ![]() il mio gatto: ![]() STO ASCOLTANDO ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ABBIGLIAMENTO del GIORNO jeans, maglietta, mutande, calzini non necessariamente nei loro posti... ORA VORREI TANTO... spegnere i lavori e risvegliarmi in un isola e dedicare questo a chi mi giudica senza conoscermi! ![]() STO STUDIANDO... la vita OGGI IL MIO UMORE E'... distruttivo ![]() ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE 1) Sentirsi impotenti di fronte alla richiesta di aiuto di una persona cara o peggio cercare di aiutare qualcuno che non vuole essere aiutato! 2) non credere in Dio e sentire che ciò è un grande vuoto 3) scoprire di appartenere,seppur alla lontana,alla famiglia berlusconi....oh my god....sudo freddo al solo pensiero. MERAVIGLIE 1) B A D O L E ! 2) svegliarsi accanto alla persona che si ama 3) il sesso 4) Alzarsi la mattina e realizzare in una frazione di secondo tutto ciò che si ha combinato la sera precedente, e invece di vergognarsi si sorride. |
Thursday, May 26, 2005 - ore 18:38 Guerra giusta? Ciao cari! Perchè è stato inviato un contingente italiano a Nassiriya? Come missione di pace, ci avevano detto. Ah sì? Se prima quelle di chi voleva vedere sotto un interesse economico sembravano solo illazioni, ora invece pare siano certezze, leggete qui sotto! Dal sito di Repubblica del 13 maggio. Peacekeeping e business: un'inchiesta di Rai News 24 va alle origini della missione italiana in Iraq La missione "Antica Babilonia" e il petrolio di Nassiriya In un dossier del governo scritto sei mesi prima della guerra si indicava la provincia irachena come località strategica per l'Italia ROMA - Siamo in Iraq per il petrolio. Certo anche per scopi umanitari e di salvaguardia dell'immenso patrimonio archeologico di quel paese - non a caso la missione si chiama "Antica Babilonia" - ma l'oro nero c'entra e come. L'inchiesta di Sigfrido Ranucci, in onda oggi su Rai News 24, documenti alla mano, prova a dimostrarlo. E non sarebbe nemmeno un caso che i nostri militari siano stati dislocati a Nassirya e non altrove, perché il capoluogo della provincia sciita di Dhi Qar era proprio il posto in cui volevamo essere mandati. Perché? Perché sapevamo quanto ricca di petrolio fosse quella zona. In gran parte desertica, ma letteralmente galleggiante su un mare di quel preziosissimo liquido che muove il mondo. Un vecchio accordo tra Saddam e l'Eni, che risale a metà degli anni Novanta, per lo sfruttamento di un consistente giacimento (2,5-3 miliardi di barili) nella zona di Nassiriya induce quantomeno a sospettarlo. Così come qualche dubbio lo insinua lo studio commissionato dal ministero per le Attività produttive, ben sei mesi prima dello scoppio della guerra, al professor Giuseppe Cassano, docente di statistica economica all'università di Teramo. Un dossier nel quale si conferma che non dobbiamo lasciarci scappare l'occasione in caso di guerra di basarci a Nassiriya, "se non vogliamo perdere - scrive Cassano - un affare di 300 miliardi di dollari". Qual è il problema?, si chiederanno molti. In fondo che male c'è se dopo aver preso parte a una missione così onerosa e rischiosa, alla fine ce ne viene qualcosa? Salvaguardare "anche" il buon andamento dei nostri affari petroliferi, suggerisce il sottosegretario alle Attività Produttive Cosimo Ventucci, intervistato da Ranucci, è una scelta "intelligente". Certo, bastava ammetterlo - questa la tesi di Ranucci - e rispondere alle interrogazioni parlamentari in materia senza nascondersi dietro formule di circostanza. Ammettere che in realtà la ragione petrolio era tanto più importante di quella umanitaria: "Ho cercato di occuparmi di progetti di ricostruzione - denuncia Marco Calamai, che ha lavorato con il governatore di Nassiriya per un periodo - ma la ricostruzione non è mai veramente partita. L'America esporta la democrazia a parole, in effetti ne ha impedito la crescita dal basso". I nostri carabinieri hanno pertanto scortato barili di petrolio e sorvegliato oleodotti. E la strage di Nassiriya, come ha scritto il corrispondente del Sole24 Ore Claudio Gatti all'indomani dell'attentato, non era diretta contro il nostro contingente militare, ma contro l'Eni. D'altronde, l'Iraq è la vera cassaforte petrolifera del pianeta. Con scorte che secondo Benito Livigni, ex manager dell'americana Gulf Oil Company e successivamente dell'Eni, sarebbero superiori a quelle dell'Arabia Saudita: "Secondo una stima le riserve dell'Iraq ammonterebbero a 400 miliardi di barili di petrolio, e non i 116 dei quali si è sempre parlato. Nel Paese ci sono vaste zone desertiche non sfruttate". -------------------------------------------------------------------------------- Dal sito di Repubblica Peacekeeping e business: un'inchiesta di Rai News 24 va alle origini della missione italiana in Iraq La missione "Antica Babilonia" e il petrolio di Nassiriya In un dossier del governo scritto sei mesi prima della guerra si indicava la provincia irachena come località strategica per l'Italia ROMA - Siamo in Iraq per il petrolio. Certo anche per scopi umanitari e di salvaguardia dell'immenso patrimonio archeologico di quel paese - non a caso la missione si chiama "Antica Babilonia" - ma l'oro nero c'entra e come. L'inchiesta di Sigfrido Ranucci, in onda oggi su Rai News 24, documenti alla mano, prova a dimostrarlo. E non sarebbe nemmeno un caso che i nostri militari siano stati dislocati a Nassirya e non altrove, perché il capoluogo della provincia sciita di Dhi Qar era proprio il posto in cui volevamo essere mandati. Perché? Perché sapevamo quanto ricca di petrolio fosse quella zona. In gran parte desertica, ma letteralmente galleggiante su un mare di quel preziosissimo liquido che muove il mondo. Un vecchio accordo tra Saddam e l'Eni, che risale a metà degli anni Novanta, per lo sfruttamento di un consistente giacimento (2,5-3 miliardi di barili) nella zona di Nassiriya induce quantomeno a sospettarlo. Così come qualche dubbio lo insinua lo studio commissionato dal ministero per le Attività produttive, ben sei mesi prima dello scoppio della guerra, al professor Giuseppe Cassano, docente di statistica economica all'università di Teramo. Un dossier nel quale si conferma che non dobbiamo lasciarci scappare l'occasione in caso di guerra di basarci a Nassiriya, "se non vogliamo perdere - scrive Cassano - un affare di 300 miliardi di dollari". Qual è il problema?, si chiederanno molti. In fondo che male c'è se dopo aver preso parte a una missione così onerosa e rischiosa, alla fine ce ne viene qualcosa? Salvaguardare "anche" il buon andamento dei nostri affari petroliferi, suggerisce il sottosegretario alle Attività Produttive Cosimo Ventucci, intervistato da Ranucci, è una scelta "intelligente". Certo, bastava ammetterlo - questa la tesi di Ranucci - e rispondere alle interrogazioni parlamentari in materia senza nascondersi dietro formule di circostanza. Ammettere che in realtà la ragione petrolio era tanto più importante di quella umanitaria: "Ho cercato di occuparmi di progetti di ricostruzione - denuncia Marco Calamai, che ha lavorato con il governatore di Nassiriya per un periodo - ma la ricostruzione non è mai veramente partita. L'America esporta la democrazia a parole, in effetti ne ha impedito la crescita dal basso". I nostri carabinieri hanno pertanto scortato barili di petrolio e sorvegliato oleodotti. E la strage di Nassiriya, come ha scritto il corrispondente del Sole24 Ore Claudio Gatti all'indomani dell'attentato, non era diretta contro il nostro contingente militare, ma contro l'Eni. D'altronde, l'Iraq è la vera cassaforte petrolifera del pianeta. Con scorte che secondo Benito Livigni, ex manager dell'americana Gulf Oil Company e successivamente dell'Eni, sarebbero superiori a quelle dell'Arabia Saudita: "Secondo una stima le riserve dell'Iraq ammonterebbero a 400 miliardi di barili di petrolio, e non i 116 dei quali si è sempre parlato. Nel Paese ci sono vaste zone desertiche non sfruttate". VOI CHE NE PENSATE? LEGGI I COMMENTI (3) PERMALINK |
BLOG che SEGUO: bu n#1: nouse86 il re delle descrizioni: sicapunk lo conosco da anni e non smette di stupirmi (e di farmi incazzare a volte) ma in fondo best friend: rage86 una delle poche elette che conosce la leggenda di smegman: Adelaide D&D RULEZ: Gatsu81 questa dona xe na figa: aleida sparì tempo addietro: chiachiara che fine hai fatto? tseh ama quando le scrivo in italiano aulico: saraBAU perchè...vorrei rivederla: shari una perdita: Rachel studentessa del mio (ex) scarcere: skizza90 mi ricorda come dovrei essere: irky una bu che mi sopporta fin troppo e dalle guance cricettose: hackiko la bu archeologa: Sampy voglio avere i suoi capelli la sua agilità con la chitarra e.. basta! zoso83 anche essa nell’oblio: BaLe!! gui’s home: Sgù vorrei disegnare come lui: zaccheo darth woldo: baldesh ummm.. da analizzare: la_vale bassano’s emperor Fly8Elf8 una futura ginecologa che vuole visitarmi.. valevally le spio il blog: blondy buono come il pane e la maionese con le olive: hiyuga mi inchino al cospetto del batterista dei catharral: ilBello ho subito una sua supplex: Gino Pongo miocuggggggggggino: niubbo fora come un balcòn: eos orgia blog: el_ritual yes! my masteeeeeer! nordico me ne sono ricordato! bradiz lamentone trenogreco VARIE ED EVENTUALI: bifry maraska tully BOOKMARKS UTENTI ONLINE: |
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