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Thursday, May 26, 2005 - ore 19:01
(categoria: " Vita Quotidiana ")
E’ come se in questi giorni fossi portata a fare un reset completo della mia memoria. Si brucia il computer e perdo due delle cose più preziose che ho: tutte le mie foto da gennaio 2005 ad adesso. Grazie al cielo ho avuto solo tardi i soldi per una digitale.
E poi tutte le mie mail e gli indirizzi.
Foto e mail. Parole e immagini. Ogni tanto mi piaceva rileggerle e riguardarle, x vedere dove sono arrivata. Per dare significati diversi a particolari inosservati.
Tutto in un secondo. Non esiste più.
E mi sembra che sia tutto così: che certe volte le cose e le persone ti sembrano eterne, senza fine. Né inizio. Che chi c’è oggi ci sarà sempre. Che quello che faccio oggi lo faccio da sempre e lo farò sempre. Che quella che sono oggi, ero e sarò.
E poi tutto cambia in un secondo, e tu non riesci ad afferrare niente.
Quello che c’è adesso serve solo a creare la base per quello che sceglieremo (o meno) di diventare domani. Senza progresso né progressione lineare. Perché sono sicura che nemmeno la prossima volta avrò salvato le foto…
E oltre alla memoria, mi sta cambiando anche lo spazio attorno. La mia casa si sta riempiendo di scatoloni e l’ossigeno sta via via diminuendo. Sarà un caso che quella + intatta ancora è la mia camera? Sarà solo x’ non ho voglia di fare niente? Ho fatto solo uno scatolone e c’era talmente tanto da salvare che volevo buttare via tutto. Poi ho pensato a quando sarò vecchia e mi piacerà piangere su quelle cose, e ho continuato a riempire, senza un criterio logico. Elementari con liceo, morosi con nonne, amiche con nipoti.
E adesso ci sono degli scaffali vuoti, ma io continuo a vederci i libri e il resto esattamente com’erano. E la cosa di cui ho paura è che lo spazio ti offre un’altra dimensione del ricordo. Un limbo del ricordo. Perché qui adesso io so rivivere le sensazioni di ciò che è successo in questi anni, i ricordi che mi salgono dallo stomaco. Perché la strada che faccio per tornare a casa ora è ancora la stessa e so cosa ho provato aprendo la porta e trovando un mazzo di fiori ad aspettarmi. O mio fratello. Quando sono tornata a casa dopo la maturità, so dov’erano seduti i miei e se vado di là adesso, li posso ancora vedere seduti che mi guardano. Se sogno di un bacio, quando mi sveglio lo sento ancora perché era su questo stesso letto.
Ma quando domani traslocherò, non ci sarà più lo spazio ad aiutarmi nei ricordi. Diventerà ricordo anche quello. E sarà tutto + difficile e meno preciso. Alcuni colori saranno meno intensi.
Ma lo spazio porta anche a fossilizzarsi in alcuni comportamenti. E condiziona le relazioni di chi ci sta dentro. Fissa le gerarchie e le abitudini. Ogni tanto a tavola volevo cambiare i posti e magari girare la sedia di mio padre verso di me, piuttosto che verso la tv. Ma non l’ho mai fatto, x’ era + facile così. Sul divano a fine giornata c’è una conca e io so di chi è quella forma. Se qno entra in camera mia, inizio a diventare nervosa…
E quindi si potrebbe partire da questo: dagli spazi che cambiano, dall’eternità e dall’immobilità che non sono cose umane. Grazie a Dio o chi per lui.
THIS IS THE END, MY FRIEND.
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