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Wednesday, June 01, 2005 - ore 17:30
Come vorrei essere forte e bella come lei...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
<i>Cap.9</i>
Una donna robusta con dei vestiti molto larghi dai colori sgargianti la teneva fra le braccia con una forza incredibile.
Reggeva Daniela ad un metro da terra non dando a vedere alcuna fatica. La osservava con un’aria strana quasi come se la conoscesse. Daniela si liberò dalla presa con uno strattone e finì per terra sul ponticello.
Osservò la donna, poteva avere quarant’ anni, aveva qualcosa di strano, una luce nello sguardo che le faceva brillare gli occhi in maniera quasi perversa. Si mise a ridere sguaiatamente, piegando la testa all’indietro e poggiando le mani sui fianchi. Daniela capì che non doveva essere del tutto a posto con la testa. Fantastico, era stata salvata da una demente. Fece per alzarsi e andarsene quando la donna le gridò: “Anna! Quante stelle ci sono nel cielo questa sera?”
Daniela sentì un brivido, Anna era il nome di sua madre. Ma non aveva senso, Anna era un nome così comune.
La pazza si mise a cantare, l’ abbraccio e disse: “Sei proprio come ti ricordavo! Mi sei mancata!”
Daniela sebbene fosse alquanto scocciata dalla situazione si ritrovò a chiedere: “A chi dovrei somigliare io?”. Pensò di aver fatto una stronzata, ora non se ne sarebbe andata più, era caduta nella trappola di quella psicopatica.
E la donna per tutta risposta continuò a parlarle come nulla fosse: “Anna, non ti manca la clinica? Io sono uscita due anni fa, ma mi sento sola fuori, senza di te poi…quando cinque anni fa sei morta”.
Le frasi sconclusionate della donna erano troppo stupide per essere ascoltate…eppure quando corse via, Daniela continuò a pensare a quell’Anna morta nell’ospedale psichiatrico di Milano.
Che potesse davvero trattarsi di sua madre? Daniela non aveva mai creduto alle coincidenze ma l’idea le rimase in testa.
Decise di camminare un po’ per schiarirsi le idee, la caduta e l’incontro con la donna le avevano messo confusione. Mentre si aggirava per le strade affollate Daniela si rese conto di essere seguita. La donna l’aveva rincorsa e la stava pedinando a breve distanza, cercando di non essere notata. Che scocciatura, in mezzo a quella città così affollata che già da sola metteva insofferenza, Daniela si ritrovava pure a dover seminare una psicopatica che la seguiva.
I negozi sembravano tutti uguali. Cercò di prendere delle strade secondarie per farle perdere le tracce, ma la donna imperterrita continuava ad esserle dietro. Non c’era verso di seminarla, e allora decise di cambiare strategia: l’avrebbe seguita lei. Girandole attorno Daniela riuscì ad arrivarle alle spalle senza essere vista, la donna continuò a cercarla per un po’ e all’improvviso imboccò una strada. Daniela forse per ripicca, forse perché era un po’ matta anche lei, la seguì davvero e cammino dietro di lei per molto tempo, percorrendo strade secondarie che la portarono fuori città.
Intorno a lei si potevano vedere molte zone verdi. Mentre si chiedeva quanto avesse camminato per arrivare lì, Daniela vide un alto edificio alla sua destra. Aveva l’aria severa e una facciata di mattoni scuriti dal tempo.
Un serpente d’edera si arrampicava per i muri macchiando casualmente di verde l’antico edificio.
A circondarlo un’alta ringhiera in ferro battuto decorata con motivi a spirale. A poca distanza da lei un cancello.
La donna guardò verso le finestre in alto, si mise a correre e sparì all’interno del giardino che circondava l’edificio.
Sul cancello si potevano leggere delle lettere che forse un tempo erano state dorate: “Villa dei salici”: era l’ospedale psichiatrico. Solo un caso? Dall’interno non proveniva alcun suono, sembrava come circondato da un muro protettivo.
Ma forse quel silenzio era solo una sua impressione. Lei che era abituata alla confusione ed al rumore trovava quasi fastidioso il clima calmo che trasudava da quel vecchio edificio, eppure senza nemmeno saperne il motivo si diresse verso il cancello. Passò la mano su un ricciolo di ferro battuto ed entrò.
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