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Tuesday, June 07, 2005 - ore 21:33


l'informatico e il caso
(categoria: " Vita Quotidiana ")


quando mi viene chiesto che lavoro faccio dico sempre che sono un "informatico strano". Tenterò di spiegare perchè. L'informatica è una disciplina strana: quasi tutti pensano che l'informatica sia smanettare col computer. Pochi si chiedono però cosa significhi VERAMENTE programmare. Faccio un passo indietro: l'informatica è la disciplina che studia il ragionamento ed il pensiero. E' l'ingegneria della filosofia. L'informatica è lo studio razionale e scientifico del modo in cui la mente umana risolve i problemi (comunemente detti ragionamenti o pensieri). L'informatico è colui che non ha alcuna capacità, ad eccezione di quella di imparare QUALSIASI altra disciplina, perchè l'informatico ha tutti i mattoncini base, di tutto, e sa come usarli. Ha il metodo, il ragionamento e l'arte. Troppo astratto ? Non proprio. Il computer è uno strumento, è un insieme precostituito di "cellule" semplicissime che assemblate con un certo criterio ingegneristico danno la possibilità all'uomo di simulare il ragionamento. Questo ha dei risvolti filosofici molto seri, è lo Zen, è il contatto con la creazione, è il contatto con Dio.
Faccio un esempio banale: i numeri casuali. Come ottengo un numero casuale ? La persona comune prende la prima cosa sotto mano, ne estrae un numero e quello è. Con un computer non è possibile questo, è necessario dare una descrizione formale, un algoritmo, una linea di pensiero, un ragionamento per definire e ricavare un numero casuale Esiste quindi una descrizione rigorosamente matematica di come estrarre un numero. Questo numero non è casuale, eppure all'uomo così appare. Perchè questo ? Perchè l'uomo di fronte a problemi di cui non conosce l'ordine di grandezza nè ha gli strumenti per affrontarlo è costretto ad arrendersi e ad accettare il "caso". Il caso non esiste, il caso è semplicemente una legge troppo complessa per la mente umana. Questo non nell'informatica. Questo è nella vita. Programmare significa entrare in contatto con la vita, con "dio", con il modo in cui tutto il nostro mondo (troppo) razionale è costruito, programmare è studiare la nostra mente nella sua meccanica di ragionamento. L'informatico è un filosofo che crea, che parte da un mattoncino base, dallo 0 e dall'1 e crea un qualcosa di talmente complesso da risultare una "creatura" spesso autosufficiente che vive nell'ecosistema "computer".
Essere informatico significa essere razionale ma allo stesso tempo avere arte, avere classe, avere la capacità squisitamente irrazionale di organizzare il pensiero nel modo più adatto ad una soluzione razionale.
Tutto questo suona come un delirio ma non lo è, solo chi vi è entrato in contatto a fondo può capire cosa intendo e non sto parlando di grandi cose, sono sopratutto le piccole realtà.
Il programmatore è un piccolo dio, un uomo che ha la soddisfazione di creare qualcosa (ditemi quale altro professionista lo fa) e ha la capacità di apprendere qualsiasi metodo e qualsiasi disciplina perchè lui lavora sulla base di tutte le cose umane, il pensiero.
Al contrario del filosofo o dello psicologo, l'informatico FA, USA, non parla e basta.
Troppo poco spazio per affrontare un tema così lungo e complesso ma questo in parte spiega perchè non sono un informatico "standard", io sono un affascinato dalla creazione, una persona che cerca di toccare dio con la prorpia mano e la propria testa. Una persona che si accorge di giorno in giorno quanto sia magico il mondo in cui viviamo perchè giorno per giorno affonda il bisturi sui mattoncini sempre più fondamentali di tutto quello che ci circonda.
L'informatica è una disciplina nata nel diciannovesimo secolo circa, non fate l'errore di pensare che sia una cosa banale come la fanno passare a scuola, l'informatica è più di ogni altra cosa l'espressione dell'evoluzione dell'uomo, in tutti i suoi campi e per questo è difficile.

C'è chi vive programmando gestionali in cobol, quello non è un informatico.
C'è chi plasma qualcosa che non c'è, che crea qualcosa di unico e lo fa con arte. Quello è un informatico. Quello sono io.

[fine del delirio di onnipotenza, è arrivata la neuro qui fuori, ciao a tutti]

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