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![]() Vitto, 5 anni spritzina di Paperopoli, ma periferia. CHE FACCIO? essere minchia, però con laurea. Sono middle [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO Francesco TRENTO, Aureliano AMADEI, VENTI SIGARETTE A NASSIRYA HO VISTO ho visto nascere il Torelli Sudati Rugby Club. e scusate se è poco. STO ASCOLTANDO PIXIES, DE ANDRE’ ABBIGLIAMENTO del GIORNO La felpa del Torelli Sudati Rugby Club ORA VORREI TANTO... Un passaporto malese. E chiamarmi Yanez. STO STUDIANDO... Sono alla ricerca di me stesso. Oh...eccomi! ero sotto al comò. OGGI IL MIO UMORE E'... non so dove sia. ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE 1) leccare il Poli !!! BLOG che SEGUO: JOHNTRENT MARILESA MIKNESIAC MRSTRENT THELMA RAC SPUATCH JANE_D LAFLETCHER ICY83 BEATRIX_K CHICKFIT ODUM VIOLANTE DRAMAQUEEN SHAULA BOPPE KILLERCOKE CERES SABRY8 APINA HARLOK CATEYE MENTIRA MIRò CHOBIN DANKO ZILVIO VAMPINA DI0 CRUSCA CARAVITA SQUALONOIR BAJI LAH ADEMARKI AZURA TELETE TEMPORALE OSHùN FECK-U DRAUEN ANDREA1000 MATAN TWILIGHT UèUè BOOKMARKS Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti! UTENTI ONLINE: |
Thursday, October 09, 2003 - ore 02:39 Mario Mario non l'ho conosciuto. Non bene almeno; avevo otto anni quando è morto, e i ricordi che mi son rimasti di lui sono dei pennelli che mi regalò, i suoi due libri, altri libri che mi aveva regalato negli anni...tutti sugli alpini. Mario era un alpino. Anzi, era un alpino di Russia, di quelli che alle sfilate dell'ANA tutti rispettavano e salutavano, dopo aver visto le medaglie sul petto. Non faceva mistero di essere orgoglioso di quelle medaglie, ma non le ostentava mai. Lui e mio padre non si parlavano da anni quando è morto, mentre co mia madre le uniche parole che volavano erano pesanti insulti. Mario era mio nonno. Era nato nel 1921. Suo padre abbandonò sua madre appena lui nacque, per andare a vivere con la sua amante in Francia. Mario crebbe tra Este e Camisano da solo con la madre. A scuola ci andava controvoglia, senza entusiasmi eccessivi. Lo chiamavano fortebraccio per via della sua potenza fisica. Eccelleva negli sport, in tutti quelli che praticava, ed era un buon fascista... Gli anni eran quelli, e lui certo non si distingueva dalla massa festante di fronte alle adunate. Faceva entusiasticamente parte dei gruppi giovanili, non contestava l'autorità del duce e del Re Imperatore...però però...non era stupido. Non si iscrisse mai al partito, nemmeno quando potè farlo, ai 18 anni, che non bastavano per votare ma per iscriversi al PNF sì. Nel 1941, in piena guerra, decise che lui, giovane universitario fascista, non poteva stare a guardare mentre i suoi amici andavano a morire nel Golico o in Libia. Entrò volontario negli alpini, lui, abituato sin da piccolo ad andare tra monti. Venne assegnato alla divisione Julia... Questo nome mi perseguita sin da piccola. Julia...la divisione alpina Julia era l'unità di punta delle truppe alpine, e nel 1940, in autunno, era stata destinata all'assalto della grecia, passando per i monti di confine dell'Albania. L'attacco era mal preparato, e la Julia avanzò in territorio nemico per giorni interi senza che il resto del fronte italiano si muovesse. dopo due settimane di combattimenti furiosi la divisone fu costrettaalla ritirata da sette divisioni greche, ma riuscì a non farsi accerchiare, e a ritornare sulle posizioni di partenza. Nella lunga campagna difensiva che seguì, durante l'inverno, la Julia dovette essere ricostituita per due volte, per via delle perdite subite. La eputazione della divisione er leggendaria. Mario arrivò nel febbraio del 1942 alla sua unità, il plotone salmerie della 265sima compagnia, Battaglione Val Cismon. Si ritrovò, lui giovane sottotenente veneto, in mezzo alla truppa di "veci" abruzzesi. In estate le tre divisioni alpine Julia, Tridentina e Cuneense furono destinate all'ARMIR, l'armata italiana in russia, in vista di una ipotetica conquista del Caucaso. Le truppe alpine italiane, preparate ad una guerra di montagna e dotate di eqiupaggiamento adatto a quel teatrooperativo, vennero invece schierate nella pianura ucraina e russa, insieme alla fanteria italiana, romena e ungherese. Mario nel novembre riuscì ad ottenere il comando del primo plotone fucilieri della 265, lasciando le salmerie. Lasciato il Don, dove nell'autunno si erano schierati gli alpini, la divisione Julia fu spedita a tamponare la falla aperta nello schieramento italiano dall' attacco di due corpi d'armata corazzati russi nel dicembre 1942. Poco prima di Natale, il Val Cismon venne schierato tra Deresowka ed Iwanowka, sulla rotabile per Seleniy Yar. Il plotone di mio nonno fu messo a guardia dell'avvallamento costituito dalla strada che da Iwanowka portava a Rossosch, comando provvisorio del corpo d'armata alpino. Alla temperatura media di meno 35 gradi, con punte la notte di meno 43, le truppe del Val Cismon resistettero ad attacchi continui per venti giorni, dissanguandosi, pur di mantenere la posizione, di impedire che le truppe russe dilagassero nelle retrovie impedendo la ritirata di ciò che restava dell'ARMIR... Mario vide ridursi nel giro di pochi giorni da quarantacinque a diciassette il numero dei suoi uomini schierati in linea. La notte del 26 dicembre la 265sima compagnia respinse l'assalto di due interi battaglioni russi (9 compagnie, di effettivi doppi a quelli italiani). Il 2 gennaio, Mario, dato che la sua posizione era accerchiata, decise di lanciarsi fuori dalla sua buca urlando alla disperata e sparando qua e là per far paura ai russi, sperando nella buona sorte...che lo protesse evdientemente. Ad u certo punto, in mezzo alle truppe russe, nel corpo a corpo, si ritrovò senza colpi nel parabellum,nel mitra. Sollevò il polso fino all'altezza del cuore per controllare il caricatore, e lì venne colpitò da una pallottola esplosiva russa, che gli squarciò il polso (una perforante normale gli si sarebbe conficcata nel cuore, dopo aver attraversato il polso). Riuscì a riportarsi in buca per resistere coi suoi ancora delle ore all'attacco dei russi. Venne costretto poi dai suoi uomini a trascinarsi in infermeria, dove restò poche ore, prima che il medico gli dicesse di cercare di avviarsi a piedi verso l'ospedale da campo, a 30 km di distanza dalla prima linea. Nel trgitto fu quasi investito dai tedeschi in ritirata, che abbandonavano gli alpini in linea di fuoco portandosi via l'artiglieria pesante... COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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