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Tuesday, June 14, 2005 - ore 15:58


Giordano Bruno e il Referendum
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Ieri ho visto il film "Giordano Bruno", di Giuliano Montaldo, 1973, con Gian Maria Volontè nel ruolo principale.

Beh, a parte che mi è piaciuta molto la fotografia di alcune scene, che ricordava moltissimo le atmosfere e i giochi di luce di una certa pittura barocca (Caravaggio su tutti) e che era perfetta nella descrizione della Roma barocca dei Papi-Re, devo dire che è un film che fa molto riflettere.

Chi fa riflettere, meglio, è il personaggio centrale, ovvero Giordano Bruno.

Devo ammettere che ignoro ampiamente il suo pensiero, ma da quel che traspare nel film di Montaldo, Bruno è stato davvero un precursore di tanti pensatori successivi, specialmente illuministi.

La sua critica al dogmatismo cieco, al consenso di massa, all'accettazione passiva delle tradizioni e delle superstizioni, ma soprattutto il suo attacco esplicito e coraggiosissimo al potere secolare dei principi e dei Papi mi hanno lasciato davvero l'idea di una figura esemplare e di raro coraggio morale.
Il coraggio di vivere secondo le proprie idee, di diffonderle nonostante il pericolo, di non rinnegarle mai nemmeno davanti alle torture.
Se si pensa che è vissuto tra 1500 e 1600 (anno in cui è stato bruciato vivo dalle autorità civili romane, su "indicazione" del Sant'Uffizio Romano), i suoi ideali, e la sua vena fortemente democratica e riformista risaltano ancora di più.

Tornando al film lo suggerirei, oltre che per questi contenuti, anche per le scene in cui vengono mostrati, con una discrezione che mi ha molto impressionato da parte del regista, i supplizi cui Bruno viene sottoposto.
Il più impressionante e significativo, il momento in cui Bruno, che non aveva mai esitato a parlare "franco" in faccia a cardinali e tribunali, viene imbavagliato con un collare di ferro che gli trafigge la lingua, e così viene condotto al rogo, senza poter nè urlare una dichiarazione nè gridare addirittura il proprio dolore...Mi ha colpito la crudeltà metaforica del bavaglio di ferro che rappresenta un po' tutto il sistema della Ecclesia di allora, e che Bruno si porta addosso persino mentre muore.

Questa è gente da ricordare, da studiare. Altro che!

Come stavo dicendo, mi ha fatto pensare la discrezione (mi ripeto, ma non saprei come meglio definirla...garbo no, discrezione è ok) con cui il regista DESCRIVE i supplizi di quest'uomo. Senza morbosità, senza sensazione (ad esempio: del rogo si vede solo l'accensione, e poi la pira che brucia..niente facce contorte, spasimi, grida...) e la cosa mi ha subito rinviato al pur bravo Mel Gibson, che invece ha creato un film "sadomaso" (La passione del cristo) con lo scopo populista e becero di "indignare" di fronte alle sofferenze del fisico (di uno che poi uomo non era), e di strappare facili emozioni.
Plaudo invece a Montaldo per essere riuscito, con questo suo modo di raccontare, a prendere le distanze dalla corporalità (e Bruno era un uomo, non il figlio di dio) proprio aderendo alla stessa idea di Bruno, e alla sua REALE superiorità morale e spirituale rispetto ai suoi persecutori.
Meditateci su, voi fans de "La passione" di Gibson...

Il tema del Sant'Uffizio, dei cardinali e dei papi potenti e "imbavagliatori" mi pare poi oggi quantomai di attualità.
Mi riferisco al referendum popolare, un'istituzione dello Stato Democratico (e laico), che servirebbe proprio a dar voce al popolo.

Mi fa orrore leggere le dichiarazioni di giubilo dei vari Ruini, riguardo all'astensionismo.

Avrei capito la gioia per la vittoria dei "NO", ma gioire per un popolo che al 75% si astiene, cioè sceglie di "imbavagliarsi"... Questo mi riporta tristemente alla memoria Bruno, frate che sperando di dare la PAROLA alle genti (e non solo...predicava anche di uguaglianza e convivenza pacifica tra le religioni) schiacciate dal potere dei principi, si è fatto eroicamente ammazzare per impedire che la sua voce fosse soffocata.

Oggi che grazie anche a persone del suo caibro, alle nostre voci viene dato modo di esprimersi (seppur limitatamente), che fa il 75% del popolo italiano?!
TACE!

E il Sant'Uffizio si frega soddisfatto le mani...

Che schifo!
Ci fossero almeno i Bernini e i Caravaggio. Della "corte papale" ci restano ormai solo le ombre, senza nemmeno gli splendori...

Avere rinunciato al proprio DIRITTO-DOVERE di esprimersi (anche con un NO) è stato uno sputo in faccia a tutti i martiri del libero pensiero e della libertà di opinione, e un tributo alle più terribili forme di censura, sempre più attuali nelle "finte-democrazie" occidentali, ovvero la DISILLUSIONE e il DISIMPEGNO.

Fanculo a chi è stato a casa.
Onore a chi ha espresso il proprio parere positivo o negativo, e a i tanti che si sono bruciati il weekend per grattarsi impotenti ai seggi elettorali...




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