![]() |
|
|
![]() |
![]() Vitto, 5 anni spritzina di Paperopoli, ma periferia. CHE FACCIO? essere minchia, però con laurea. Sono middle [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO Francesco TRENTO, Aureliano AMADEI, VENTI SIGARETTE A NASSIRYA HO VISTO ho visto nascere il Torelli Sudati Rugby Club. e scusate se è poco. STO ASCOLTANDO PIXIES, DE ANDRE’ ABBIGLIAMENTO del GIORNO La felpa del Torelli Sudati Rugby Club ORA VORREI TANTO... Un passaporto malese. E chiamarmi Yanez. STO STUDIANDO... Sono alla ricerca di me stesso. Oh...eccomi! ero sotto al comò. OGGI IL MIO UMORE E'... non so dove sia. ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE 1) leccare il Poli !!! BLOG che SEGUO: JOHNTRENT MARILESA MIKNESIAC MRSTRENT THELMA RAC SPUATCH JANE_D LAFLETCHER ICY83 BEATRIX_K CHICKFIT ODUM VIOLANTE DRAMAQUEEN SHAULA BOPPE KILLERCOKE CERES SABRY8 APINA HARLOK CATEYE MENTIRA MIRò CHOBIN DANKO ZILVIO VAMPINA DI0 CRUSCA CARAVITA SQUALONOIR BAJI LAH ADEMARKI AZURA TELETE TEMPORALE OSHùN FECK-U DRAUEN ANDREA1000 MATAN TWILIGHT UèUè BOOKMARKS Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti! UTENTI ONLINE: |
Thursday, October 09, 2003 - ore 13:02 Mario2 Mario tornò in Italia con uno degli ultimi treni che sfuggirono all'accerchiamento. Della divisione Julia tornarono in pochi dalla Russia, circa 800 su 18000 partiti nell'estate precedente. I reduci, all'ingresso in Italia, venivano rinchiusi nei loro vagoni perchè la gente non li vedesse mentre stazionavano nelle tappe del viaggio verso casa. Il centro di smistamento dei feriti in Russia stava a Senigallia, dove Mario conobbe Lia, Rosalia R., che lo avrebbe accompagnato per quarant'anni di vita. Dopo quattro mesi di ospedale, il sottotenente degli alpini Mario T. venne rispedito alla sua divisione, che si stava ricostituendo per la terza volta in Val D'Aosta, e fu messo a capo del plotone di addestramento rocciatori, ai comandi tra gli altri di Ettore Castiglioni, alpinista di fama mondiale. Mario non era più lo studente che volontariamente se ne era andato in Russia, costringendo tra l'altro i suoi genitori a tornare assieme nel caso fosse tornato vivo. Il regime di Mussolini lo aveva tradito, aveva mandato a morire tutti i suoi compagni assieme a lui a fianco dei tedeschi, che invece rifiutavano loro qualsiasi tipo di assistenza. In Russia, per un mese le truppe alpine difesero la ritirata delle truppe tedesche, senza ricevere da Keitel alcun rinforzo. Solo i russi avevano riconosciuto il loro valore, al punto da affermare, nel bollettino di guerra successivo alla presa del bacino del Don, che "solo il corpo d'armata alpino italiano si può considerare imbattuto sul suolo di russia". Gli alpini tornati dalla russia sapevano di essere stati trattati come carne da macello. Mario non gioì alla caduta di Mussolini, ma certo non pianse. L'8 settembre decise, nella confusione del momento, che la sua fedeltà non andava al regime, ma al re e all'Italia, e si rifiutò di cedere le armi ai tedeschi, come invece molti fecero nella confusione del momento. Tornò al suo paese, e fu uno dei fondatori del movimento partigiano prima nelle valli vicentine, e poi nei colli euganei. Il partigiano Mario T. entrò a far parte di una formazione di ispirazione cattolica che operava nei colli tra Lozzo Atestino e Noventa Vicentina, la brigata "Luigi Pierobon", e partecipò alla fase organizzativa della lotta partigiana. All'indomani di un grosso lancio di armi, fu fatto prigioniero a padova dagli uomini del Maggiore Carità, capo delle camice nere padovane. Fu messo in carcere e torturato, e fece i nomi di alcuni compagni già morti. Il giorno prima della sua esecuzione riuscì a fuggire daa una botola nel soffitto della sua cella, e a rifugiarsi nel convento di San Francesco, nella via omonima. Cammuffato e dotato di documenti falsi, fu fatto fuggire in Svizzera, per stabilire i contatti coi servizi segreti americani, l'OSS, ora Cia. Nel 1945 continuò ad operare in lombardia per mappare le fortificazioni nelle valli di confine, e il 25 aprile, assieme ad un capitano americano dell'OSS fu inviato a Mialno, per organizzare la resa della ultime truppe tedesche e fasciste. Lungo la strada, prese parte all'arresto del generale Graziani, gerarca a capo della Guardia Repubblicana. La sua spalletta da generale ancora ce l'ho in camera....la guardo spesso. A piazzale Loreto, per la prima volta Mario provò vergogna di essere italiano. Finita la guerra, l'Italia era un'altra... LEGGI I COMMENTI (2) PERMALINK |
|||