
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
CHE FACCIO? arranco
Sono sistemato
[ SONO OFFLINE ]
[
PROFILONE ]
[
SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO


HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
(questo BLOG è stato visitato 64135 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
Friday, June 17, 2005 - ore 20:56
RICORDISMI - varie ed eventuali venutemi in mente di recente
(categoria: " Vita Quotidiana ")
** Un amico di una mia amica ha fondato, sui colli bolognesi, un ricovero per cagnolini abbandonati. Bellissima iniziativa. Se non fosse che ha occupato una proprietà privata (una vecchia casetta di collina che un anziano ignaro contadino utilizzava saltuariamente come deposito) senza permesso. Però apprezzo la creatività: l’ha chiamato
BAU – bastardini uniti. Stupefacente.
** Quando avevo 15 anni io reggevo il moccolo e le mie amiche limonavano. Siccome le coppie a Treviso vanno sulle mura, e l’unica cosa che puoi guardare sulle mura (se non vuoi fissarti sul traffico o sui due piccioncini) sono gli alberi, io passavo ore ed ore a contare le foglie degli
ippocastani. Lo facevo davvero, stavo li con la faccia rovesciata in alto e contavo, sottovoce.
In autunno era una figata perché ce n’erano poche e avevo facoltà di scelta, potevo cambiare albero di tanto in tanto. In primavera invece era uno schifo perché erano miliardi di miliardi e il vento me le spostava e dovevo sempre ricominciare e perdevo il conto. Ma le ore passavano senza vedere quell’intreccio di lingue.
E reggevo il moccolo per ore solo contando le foglie degli ippocastani. I morosi delle mie amiche mi adoravano.
Uno solo ha capito che bastava portarsi un amico con cui potessi parlare per sentirmi
umana. Giuda cane.
LEGGI I COMMENTI (13)
PERMALINK