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Thursday, June 23, 2005 - ore 23:04
Ciao città.
(categoria: " Viaggi ")
Ieri sono sbarcata a
ROMA e mi
guardavo intorno stupita, felice – da
quanto non tornavo qui!
Ciao città, è sempre un piacere stare
sotto il tuo sole.
L’albergo dove ho pernottato era una
cosa stratosferica (evviva i ministeri
che fanno le convenzioni con gli
alberghi **** che ospitano i
concorsi!

), mi sembrava di essere a
Dubai come l’anno scorso: hall
di design, pannelli di arte
contemporanea alle pareti di legno
scuro – autore, tale
B. Zarro,
geniale!-,

non si sentiva una parola in italiano.
Anglofoni, hispanoablantes, che
ascoltavo con una certa emozione
ricordando i miei amici soprattutto
argentini.
Come una donna delle caverne –
un
milione di anni fa, o forse due-
improvvisamente piombata nel XXI
secolo ci avevo questo sorriso
stampato in faccia

fin dal mio
arrivo a Termini, toccavo le
pareti “moquettate” in bordeaux
dell’albergo, ascoltavo, guardavo.
E la mia stanza, al 5° piano, aveva
ciò che completa tutte le stanze dei
miei sogni: il terrazzino! Basta così
poco per farmi felice...
Terrazzino che peraltro dava su una
collina con pini marittimi,

tipica visione romana, e sotto, una
piramide di vetro molto “louvriana”,

quando è scesa la sera e finalmente
ne ho visto l’interno illuminato mi
sono accorta che era la hall, così
dall’alto sembrava un salottino, con i
divanetti in pelle e le abat-jour
bianche a cubo, quasi un loft privato.

Immaginavo un incontro in quel luogo
intimo e ben arredato, qualcuno seduto
sul divano con un cocktail, poi arriva
lui – o lei - e parlano con la musica
in sottofondo, un jazz tranquillo
(eccetera eccetera, ci scriverò un
Harmony. Per una disquisizione
approfondita in materia di
Harmony, v.
LINK).
E dal terrazzino, studiando i quiz che
il giorno dopo cioè oggi mi avrebbero
massacrato, ho visto il tramonto di
Roma e le luci accendersi. Ogni
momento aveva la sua luce, ogni volta
che alzavo gli occhi dal libro mi
trovavo davanti un quadro mutevole.

Uno spettacolo bellissimo. Grazie alla
mia fedele
Ryokoo –grande cosa
i computer portatili, soprattutto
quelli che funzionano- potevo avere
con me la mia musica preferita e
pensavo:
“Casa è ovunque! Siamo
sempre sotto lo stesso cielo, che
offre in ogni posto nuove suggestioni.
Cos’altro mi serve?”.
Devo dire che alle 6.30 di stamattina,
dopo 4 ore di sonno, ero di umore
decisamente diverso, ma l’American
breakfast in una veranda luminosa,
dove oltre a me e a un paio di
italiani c’erano esclusivamente
giapponesi (残酷な天使のように!

) a fare
colazione, ha riequilibrato tutto
sommato la situazione.
Ora sono in treno in attesa di
partire, dopo aver masochisticamente
attraversato mezza Roma a piedi. Tra
piazza del Popolo e piazza di Spagna
mi ha colpito un bar/galleria d’arte,
stracolmo di statue di grandezza anche
notevole, e tra questi giganti di
pietra

erano collocati i tavolini dove
si potevano gustare aperitivi con
cibi tipici. L’apoteosi del gusto!
Come mi piace questa sinestesia, che
ho provato anche a
Venezia visitando la Scuola Grande di San
Rocco in un giorno in cui nelle sale
suonava un quartetto d’archi. Son cose
che mi fanno sentire in un film!
Ribadisco, veramente basta poco per
farmi gongolare, sono così
naïf!
Immortalate le mie impressioni romane,
è ora di un sonnellino, ché stasera è
ancora tempo di alta cultura, al
Marghera Estate Village!
(23 giugno 2005)Nota delle 22.30: giunta a casa
all’ora in cui avrebbe dovuto iniziare
il concerto, me ne sono rimasta al
computer...
Catchy (si precisa,
primo inventore del nick del mio nick,
Emmastra) ne sa qualcosa!
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