
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
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HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Monday, June 27, 2005 - ore 21:05
nonnismi.2
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Mia nonna a Natale fa sempre un regalo a noi nipoti, tipicamente busta – apprezzatissima busta – o un regalino, un pensierino da nonna. Per darci il natalismo la nonna fa sfilare noi nipoti quando siamo tutti presenti davanti al resto dei parenti, una specie di
processione, un rito religioso.
Un Natale di una decina d’anni fa mia nonna aveva dato prima la busta ai nipoti maschi – ennesima fila indiana infame di 7 cugini di età variabile tra i 15 e i 2 - con le mani giunte tipo comunione per poter avere finalmente quei pochi soldi, che non avrebbero potuto comunque ripagare l’
umiliazione. Insomma, aveva dato la busta ai maschi.
Io e mia cugina facevamo finta di niente, aspettando il nostro turno, pregustando quelle venti/trenta mila lire che non erano molto ma facevano comodo eccome a due adolescenti. E lei, la nonna, la mitica enciclopedica nonna? Ci fa sedere sul divano vicino a lei, ci guarda con occhi amorevoli, prende due pacchetti morbidi ma compatti e ci annuncia: “ve go fatto un regaeo”. Già eravamo scocciate della mancata busta, ma quel che è peggio eravamo totalmente ignare della tragedia umana che stava per irrompere sull’incantevole quasi stucchevole scenario dei Natali della mia famiglia, e non potevamo immaginare che l'irreparabile si sarebbe abbattuto su di noi.

È come se fosse successo ieri - io e Sara ci fissiamo per qualche secondo interminabile, poi scartiamo l’involucro pieno di babbi natali. Una fitta allo stomaco, un unico lungo brivido lungo la schiena, emicrania improvvisa, occhi strabuzzati, un po’ come quando ti chiudono un dito nella portiera, ma peggio:
canevasse.

E poi come non bastasse il discorso serio, per il quale mia nonna abbandona momentaneamente il dialetto.
“Perché oramai è tempo che cominciate a farvi la dote. Siete grandi, iniziate a mettere via per farvi la casa”. Avevo 15 anni, mia cugina era ancora alle medie. Convulsioni. Mi pare di ricordare che ci strapparono alla morte portandoci le nostre scarpe da teenagers e facendoci annusare i calzini di due giorni prima - da brave ingenue fuori moda adolescenti dei primi anni ‘90 col calzino spugnato.
Tornate a casa ricordo di aver pregato mia madre di parlare con sua madre, cioè mia nonna. Mi sono limitata a piangere e gridare come una tossicomane in crisi di astinenza battendo i pugni sul pavimento. Ma era strettamente necessario. Volevo evitare il set di asciugamani col merletto al compleanno e le
presine a Pasqua.
Non ho ancora la dote, ma ho sempre quelle 4 canevasse infilate dietro tutto in armadio. Mi servono a tenere nascoste le ciabattine da camera in seta con pizzo che mi aveva regalato mia nonna l’anno prima dell’infamia delle canevasse.
Avrei dovuto capirlo che era solo l’inizio. Se le guardo, ancora rabbrividisco.
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