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Tuesday, June 28, 2005 - ore 15:14
Eeeeeehh no ciò...
(categoria: " Vita Quotidiana ")

Per festeggiare l'uscita delle date
del nuovo spettacolo di
Carlo e
Giorgio sul sito dei medesimi,
LINKa beneficio del
CAPO-RELLO (che
resterà sempre il CAPORELLO anche
quando le prime
Angels ruoteranno, come le veline) and dolce
consorte nonché amici e parenti vari,
appongo qui di seguito le mie
riflessioni su tale opera somma del
genio al quadrato del duo muranese:
MAAAAAICOOOOOOOOOOOOL! Con il
più tradizionale dei tormentoni
Baldan si apre il nuovo lavoro
teatrale di
Carlo e Giorgio,
che, colpo di scena dopo colpo di
scena -
Sergio gay? Nonno Pino era,
prima dell’operazione, Adele Paciaroni?-

trascina fan accaniti e neofiti in una
profonda ma non per questo meno
spassosa riflessione sull’oggetto
onnipotente e onnipresente in ogni
famiglia:
la
T E L E V I S I O N E.
Televisione che uccide la fantasia,
novello mulino a vento contro cui si
scaglia un ottimo Carlo dal perfetto
accento castigliano nei panni di
Don Quijote de la Mancha,
televisione che però permea tutto il
nostro vivere quotidiano. Ridiamo, sì,
ridiamo, ma chi, di fronte a un
interlocutore indeciso, resiste alla
tentazione di esclamare:
“E’ la tua
risposta definitiva? La
accendiamo?”. E chi, qualche anno
fa, non salutava con uno strascicato:
“Buonaseeeeeera...”? Non c’è
niente da fare, viviamo in un’epoca in
cui
“1984” di
George
Orwell si vende con la
sovraccoperta:
“Il libro da cui è
stata tratta la trasmissione
televisiva ‘Il Grande Fratello’ ”.
Se gli struggenti
Cyrano,
Amleto e
Omero (geniale
la
lira... convertita in
euro!), messi magistralmente in
scena dai nostri beniamini, non
terranno duro, fra qualche anno
leggeremo:
“1984, il libro tratto
dalla trasmissione televisiva ‘Il
Grande Fratello’ ”.
Cyrano,
portami via prima di allora!

Le riflessioni che innesca il
teatralissimo
“Esserci o non
esserci” sono veramente infinite.
Dal punto di vista estetico, è, sarà
pure una tautologia
affermarlo, ‘teatrale’. Oltre al canto
e al ballo, a cui il duo ci aveva già
abituato, ci si trova di fronte a
nuovi idiomi e accenti, a personaggi
letterari vivi, vivissimi,
interpretati con un brio sotto cui mi
sembra di intuire –ma questa è
un’opinione personalissima– un velo di
malinconia. E certi passi dello
spettacolo sono quasi drammatici. Del
resto non si smentiscono mai, nei loro
spettacoli
“ti ridi, e ti
pianxi” suggerivano gli stessi
Carlo e Giorgio qualche anno fa.
Dal punto di vista contenutistico,
l’intreccio è veramente intelligente e
ricco di spunti. E’ più vera
Giancarla, che in questo
spettacolo rivela doti da scaltro
autore televisivo, con un acume misto
ad acrimonia quasi pericolosi,

o
Lory, “bambola rifatta”
(secondo l’acida definizione di
Robin) e prototipo di pettegola
ipocrita, ma spontanea e in fondo
genuina?

Che anche
Sergio abbia un
cuore, seppur navigante tra i litri
di ‘bira’? Perché, pur non
comprendendola, si innamora della
causa di
Don Quijote e lo segue
nella sua battaglia contro quella
televisione che continua a considerare
il suo idolo?

Forse che
Chiara, persa tra i
fumi dell’... tra i fumi e basta -e
così sfavillante nel nuovo look da far
perdere la testa al marinaio
Cicci-,

abbia un minimo di consapevolezza di
ciò per cui lotta o sono tutta
saggezza involontaria le parole
accorate che rivolge alla madre?
Dante Alighieri il vero
iniziatore dei reality? Lo slogan è
efficace:
Dante Alighieri show,
in onda da ottocento anni!Carlo e Giorgio affrontano questa
prova con intensità e bravura, resta
la voglia di rivedere lo spettacolo
appena cala il sipario su due amici
che se ne vanno verso il tramonto,
scena che ricorda vagamente i due
protagonisti rappacificati di
“Grazie, le faremo sapere”.
Devo dire che è stato quasi
emozionante risentire la sigla e il
numero di telefono di
Portobello! Ricordare
improvvisamente che non si componeva
il prefisso nell’ambito delle province
mi ha fatto un tale effetto macchina
del tempo... Archeologia
telefonico/televisiva. Fa quasi
pensare che le cose siano davvero
precipitate in pochi anni, a meno che
la patina del tempo non dia lustro a
ogni evento. Forse è così, se le opere
del goliardico e triviale
Shakespeare oggi sono
considerate una pomposa pizza, per
stessa ammissione di uno spigliato
Carlo-William che entra in
scena declamando
“This is a pen!
The pen is on the table!”.
Da vedere, rivedere, meditare e
rimuginare. Anzi, per essere
televisivi fino in fondo, meditiamo,
gente, meditiamo.
(Foto tratte dal sito www.carloegiorgio.it)
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