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Sunday, July 03, 2005 - ore 14:25


librismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Nei miei pomeriggi febbricitanti ho preferito puntare su una lettura meno impegnativa di Eco, dato che mi era difficile persino tenere gli occhi aperti – e ad Eco voglio dedicare tutte le mie facoltà mentali ed intellettuali. Mi sono quindi impegnata nel terminare un altro dei libri che avevo acquistato. Mai scelta fu più felice.



Il soggetto è interessante, la trama è avvincente ma è il tema centrale, il perno su cui ruota l’intera vicenda che mi ha appassionata davvero. In effetti l’ho letto più da storica dell’arte che da letterata, ed è stata la cosa migliore. Gira tutto intorno all’arte – divina arte.

Effettivamente lo stile difetta, i termini non sono molto ricercati, a volte le ripetizioni risultano noiose – e qui diamo la colpa anche ai traduttori, come mi avevano fatto osservare tempo fa - ma quando hai una storia come quella non te ne frega gran che dello stile. So distinguere le mie letture, e questo libro era perfetto per la mia febbre pomeridiana a 39.5, facile e avvincente, così non pensavo troppo a quel termometro che segnava sempre qualche lineetta in più di quel che volevo.

Parole semplici, sintassi chiarissima e lineare, stile pulito e senza ridondanze, si capisce che Brown non voleva scrivere un capolavoro secolare, a lui piaceva la storia, gli piaceva scriverla. Aveva voglia di raccontarla. Chissà come si è divertito!
Ha lasciato lì la critica letteraria, alla fine era un triller, e si è buttato sulla trama, con piccoli indizi da investigatore privato e grandi doti di storico dell’arte.
La simbologia che mi era sempre sembrata estranea è invece presente in tutte le opere che ho visto, e che senza le competenze necessarie non ho riconosciuto all’istante. Questo significa che ho capito! Che la mia università non è inutile! E poi Leonardo, insomma, vogliamo parlarne? Brown ha pure citato uno dei miei dipinti preferiti!



Mi piace leggere un libro in cui posso sfruttare i miei studi, lo trovo estremamente stimolante, ed in un certo senso anche eccitante!
Ho avuto come l’impressione che Brown sapesse chiaramente di aver creato un mostro, un best seller pronto per le folle: l’ho trovato infatti più sceneggiatore che narratore, quasi il suo romanzo fosse già pronto per il cinema.
La divisione nettissima dei capitoli (più di un centinaio!) era la precisa divisione in scene di una scaletta da film, con tutto ciò che ne segue. Ambientazioni e protagonisti cambiavano di capitolo in capitolo, come delle inquadrature, come scene diverse, appunto. Stupefacente. Lui se lo sentiva, non poteva non avere successo.

Dicono che l’anno prossimo inizierà la produzione del film, ed io sinceramente non vedo l’ora. Non tanto per l’entusiasmo della storia, che ormai so (e l’assassino è il maggiordomo), quanto per le immagini, per le opere citate, ammirarle lì sullo schermo invece che ripescarle tutte a memoria (nonostante sia stato magnifico accorgermi di conoscerle tutte alla perfezione), e per la sceneggiatura. Voglio vedere se ci ho azzeccato, se era davvero impostato da cinema, se è stata un’impressione mia o se era comune, e soprattutto cosa si poteva cambiare per renderlo ancora più affascinante.

Quindi leggetelo, senza aspettarvi uno scrittore da pelle d’oca, non ha niente da insegnare, non è un maestro. Ma sa raccontare, e ne sa a pacchi di arte. Solo per questo si è guadagnato la mia simpatia!


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