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Thursday, July 07, 2005 - ore 15:21
Living in danger
(categoria: " Cinema ")
Mi ritrovo oggi a scrivere sul blog dopo 6 giorni di assenza (il sito è troppo lento); il post di oggi è, in realtà, già stato ultimato un paio di giorni fa su un file Word. Senza cadere nella retorica, sono vicino ai familiari delle vittime londinesi; dopo l'11 settembre negli States e l'11 marzo a Madrid c'è ancora l'allarme terrorismo. Trovo inutile e di cattivo gusto aggrapparsi alla xenofobia, che
non manca in diversi forum e post letti sparsi qua e là per il web. Seguirò senz'altro i vari
messaggi in bottiglia o dibattiti nel
forum di Spritz.it.

Succede che a volte si vada al cinema pieni di
aspettative ed entusiasmo. Si legge il nome del regista, in questo caso di Steven Spielberg, e ci si ritrova davanti ad un film noioso come La Guerra Dei Mondi; e magari si abbandona la sala irritati (specie dopo il finale) per aver
buttato via sette euro.
La pellicola in questione è un remake (l'originale risale più o meno ad una cinquantina d'anni fa), e Spielberg ha cercato di rendere più attuale la trama, invecchiata piuttosto male, cambiando il
punto di vista: Ray (
Tom Cruise) non è uno
scienziato. E' un gruista che
non capisce cosa stia accadendo. Un subplot è quello della famiglia disastrata, cliché sempre attuale – lo stile di vita dei due figli che vivono con la madre è completamente diverso dal suo. Nella prima scena il figlio esce dalla macchina con un lettore portatile senza salutare, mentre la piccola Rachel non fa che urlare
per tutto il film.

Gli effetti speciali, pur non essendo originalissimi, sono la cosa migliore; ma restano dubbi su alcune caratteristiche degli orridi tripodi che sterminano la popolazione (tranne Ray ovviamente, che ha l'unica macchina
funzionante in città): evoluti, eppure sono capaci di farsi fregare da uno specchio, non hanno raggi X, ignorano cosa sia una bici.
Sarà il nostro eroe Tom Cruise a ripristinare l'ordine e a dare una lezione? No, signori. Riuscirà però a portare la figlia a Boston dai nonni e dalla madre – da notare che a Ray non viene mai in mente che l'ex moglie possa essere morta, e soprattutto, il figlio sopravvive ad un'esplosione; miracolosamente si ritrova a Boston prima del padre Ray.
Ahimè, il tedio
riaffiora a più riprese, la trama è esile e i dialoghi sono ridotti all'osso. Interessante la citazione sul
terrorismo, spettro dell'11 settembre, evitabile invece la solita minestra dell'orgoglio dell'americano che non muore
invano, del figlio che sente il
dovere di combattere... Mi chiedo come si possa parlare di un ennesimo capolavoro. Film
deludente. Pollice verso per Steven Spielberg. 2/10.
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