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Saturday, July 16, 2005 - ore 12:39


Formattare
(categoria: " Vita Quotidiana ")


...è una faticaccia...
Ma quando il PC comincia a dare evidenti segni di crollo, la cosa si rende necessaria. Oggi posso dire di aver finito di installare i programmi essenziali.
Mamma quanto vola il tempo...ho guardato il calendarietto a fianco...siamo già a metà luglio! Io lo so perfettamente...se adesso chiudo un attimo gli occhi, e li riapro, sarà già passato tutto...gli U2, Barcellona, le feste con gli amici...e mi troverò a riprendere in mano i libri, non sarà cambiato nulla.
Anzi, no, sarò solo un anno più vecchio.
E intanto tutto procede a rilento...una cosa è certa, il mio futuro NON è qui. Mi sento soffocare, voglio cambiare aria, voglio vedere altri posti, sentire parlare altre lingue perchè sono arcistufo dell'italiano.
Insomma, voglio vivere, non fare finta di vivere. Non fa per me. Se qualcuno si accontenta di una vita ordinaria, ed è felice con essa, non posso che invidiarlo...ma io non ci riesco. Ho provato, ma non ci riesco. E' più forte di me.

Viveva in un limbo fatto di promesse mai archiviate, di aria rarefatta, che gli avrebbe lentamente ucciso la capacità di pensare. La sua gabbia era apparente, non era fatta di alcun materiale palpabile. Ma non per questo le sbarre erano meno fitte, e le sue urla laceranti straziavano i suoi stessi timpani mentre con le unghie cercava un'uscita da quella costrizione, ben conscio che non l'avrebbe trovata.
Viveva in un limbo senza nome, di sogni mancati, infranti prima ancora d'esser generati, di flebili scuse a guisa di catena costrittiva. Una catena infrangibile, per lui che era come un superstizioso messo di fronte ad uno specchio. L'avrebbe mai rotto per vedere cosa stava al di là? Avrebbe vinto le sue sciocche paure e varcato la soglia che conduceva fuori, dove l'aria era fresca e pulita, e ogni boccata era un battito d'ali fatte di libertà?
Cercava la saggezza, cercava l'ispirazione. Questi i suoi obbiettivi, e null'altro. Irraggiungibili nella sua prigione, e forse nemmeno fuori. Ma sapeva che sarebbe dovuto uscire, in qualche modo. Per tentare. Doveva tentare, altrimenti la staticità della sua cella l'avrebbe ucciso, e allora i suoi progetti arenati sul fondo sabbioso lì sarebbero rimasti a dormire per sempre in quel gran cimitero di relitti, corpi e sogni che è l'oceano...


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