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Monday, July 25, 2005 - ore 11:59


Riscoperte musicali
(categoria: " Vita Quotidiana ")


E' giunto il momento di sdoganare Mauro Repetto, ormai noto come Mauro Reperto.

La palla pazza che svrumballazza degli 883, figarello biondiccio che dopo aver saltellato per due-tre festivalbar in svariate direzioni del palco (nord, sud, ovest e anche est, se non ricordo male) aveva perso la testa per una ragazza mmeregana e aveva mollato tutto per seguirla oltreoceano (Momo, correggimi se sbaglio), ispirando indirettamente il semifortunato film "My name is Tanino", se ne uscì nel 1995 col disco "Zucchero filato nero".

Lo ascoltai al mare, o forse no, e pensai immediatamente "che cagata!". Si badi che da lì a pochi mesi avrei scoperto Smiths e Joy Division, il che significa che dentro di me stava già generandosi il demoniaco mostro che ancor'oggi alberga nel mio udito, spingendomi a spendere centinaia di iuros al mese in musichina.

Dunque, penso di aver perso il filo. Ah, sì, il disco di Mauro Repetto era una cagata, ma qualche anno fa ho scoperto che dire "il disco di Mauro Repetto è da riscoprire, davvero. Ha lo stesso fascino discreto e retrò di un film di Ed Wood, e come personaggio il Mauro potrebbe essere la risposta italiana a Julian Cope" faceva molto radical chic.

Iniziai dunque questo esperimento sociologico facendo affidamento sul fatto che il mio intelocutore

a) non avesse mai visto un film di Ed Wood
b) non sapesse chi fosse Julian Cope
e soprattutto c) non avrebbe mai e poi mai trovato una copia di Zucchero filato nero, perchè se mai questo fosse accaduto il mio allegro castello di carte radical chic sarebbe crollato all'istante.

La mania di dire "il disco di Mauro Repetto non era male" ce l'ho ancora oggi, lo confesso. Il problema è che stamattina il baldo alex1980pd, persona nota per avere un nick molto brutto, mi segnala che Zingales ha rivalutato Mauro Repetto. Chi è Zingales? Uno dei più "ascoltati" critici musicali nostrani. Si esprime soprattutto su Blow Up, rivista di nicchia considerata dall'ascoltatore fighetto la più autorevole della nostra penisola. Cosa scrive Zingales di Mauro Repetto, su Blow Up?

Lo dico subito: raramente negli ultimi anni un disco mi aveva emozionato come questo “Zucchero filato nero”. Repetto nella memoria di noi trentenni del cazzo è semplicemente il biondino che si dimenava metronomico dietro alle spalle dell’esordiente Max Pezzali/883. Poi un giorno un amico attento ti masterizza il suo cd d’esordio solista e tu capisci subito di trovarti davanti ad una piccola, preziosa perla. E’ facile per me pensare a Truffaut, al suo continuo, disperato tentativo di raccontarsi, mistificarsi, nascondersi, esaltarsi attraverso il suo cinema, con malinconia e pudore. Si possono scrivere canzoni per provocare, punire, spingere alla rivolta ma raramente succede di imbattersi in un così commovente tentativo di mettersi autenticamente a nudo.


Zingales, mavaffanculo.









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