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Monday, August 01, 2005 - ore 17:38
il Limbo... non il ballo...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Un piccolo (mica tanto) dubbio che mi era sorto durante la lettura della Divina Commedia è legato alla questione delle anime che Dante pone nel Limbo, ovvero una zona "esterna" all'inferno dove sono confinate le anime di coloro che sono vissuti prima della venuta di Cristo e quindi non potevano essere salvati. D'altro canto non potevano nemmeno finire all'inferno, dato che in fondo non hanno fatto nulla di male (c'è gente come Platone, Aristotele, Pericle, insomma tutto sommato dei bravi guaglioni) e quindi Dante non sapendo bene che farsene li piazza in questa "zona franca" dove non subiscono nessuna punizione ma nemmeno possono ricongiugersi a Dio.
Ora, questa ovviamente è una soluzione artificiosa a un dilemma mica da ridere. Dante, con spirito tipicamente medioevale, non può ammettere che esistano dei casi che sfuggono alla giustizia divina e quindi si inventa questa soluzione.
Mi sono sempre chiesto se invece i teologi abbiano elaborato una spiegazione più convincente per questo problema. Da una parte, tutti quelli vissuti prima di Cristo erano pagani (ebrei a parte) e quindi peccatori che veneravano falsi idoli. Dall'altra, non avevano alternative. Quindi vedo solo due possibilità:
a) Dio li condanna tutti all'inferno o al limbo o a quello che volete. Comunque li esclude dal paradiso. Ma in questo caso sarebbe un dio atrocemente crudele uno che condanna milioni di anime alla dannazione eterna senza alcuna colpa (e senza alcuna possibilità di scelta - alla faccia del libero arbitrio!!). E' vero che in quanto uomini erano tutti portatori del peccato originale, ma non è comunque nelle loro possibilità il liberarsi di questo peccato, e quindi ancora sono condannati senza speranza.
b) Dio li giudica ugualmente in base alle azioni compiute in vita e sulla base di un suo codice morale li accoglie in paradiso o li condanna all'inferno. Questa è un'alternativa più ragionevole e compatibile con l'infinita misericordia attribuita a Dio, ma implica che ci possa essere salvezza anche al di fuori del cristianesimo o comunque della fede in Dio. Sarebbe sufficiente che la nostra vita sia condotta all'interno di questi canoni che Dio riconosce come buoni. Ovviamente noi al giorno d'oggi abbiamo la possibilità di scegliere, ma il principio resta valido (oppure si dovrebbe ammettere che Dio nel tempo ha "ristretto" le sue regole, cosa incompatibile con la sua natura immanente).
Che ne dite?
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