
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
CHE FACCIO? arranco
Sono sistemato
[ SONO OFFLINE ]
[
PROFILONE ]
[
SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO


HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
(questo BLOG è stato visitato 64135 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
Friday, August 05, 2005 - ore 10:12
figurismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non ci sono momenti stabiliti per le figure di merda. Non ci sono momenti adatti o perfetti, ci sono solo momenti in cui non si dovrebbe per decenza, per pura
dignità e orgoglio personale – e per potersi guardare ancora allo specchio senza scoppiare a piangere o arrossire silenziosamente. Io però sono io, e riesco a cogliere gli attimi fuggenti della vita e sviluppare le mie improvvisazioni in un arco spazio-temporale che non interferisca eccessivamente con la mia
autostima.
In poche parole sono un’esperta. Riesco ad evitare di farmi vedere da troppa gente, o di limitare voci che si diffonderebbero rapidamente. Ho dentro di me una particolare propensione alle figure di merda come
stile di vita, e mi sono quasi convinta a creare una setta con a capo me stessa, i cui adepti devono dimostrare di aver colto il significato profondo delle figure di merda, e di amarle quanto loro stessi.

Ero al
museo di Santa Caterina, a Treviso, qualche tempo fa, da sola. E con questo non intendo solamente che nessuno mi aveva accompagnato a vedere il museo e che i miei amici si erano vaporizzati al fonema
mu. Ma soprattutto che il museo era totalmente vuoto e dentro c’ero solamente io: sola.
Gli addetti alle varie sale e mansioni erano molto felici di vedermi, ricordo i loro visi soddisfatti e la loro voglia di fare due chiacchiere con qualcuno che non fosse il
vecchio viscido del bancone all’ingresso, piazzato li con le sue mille telecamere a controllare nessuno.
Erano tutti molto disponibili [e pochissimo impegnati], potevo avere un accompagnatore per ogni sezione del museo, se volevo... ma mi piace girare da sola, senza guide, così mi sono lanciata subito sulla sezione temporanea con reperti greci. Piccole teche contenenti urne e ciotole di varie misure, con dettagliate spiegazioni trascritte sul vetro. Era di quello che avevo bisogno, spiegazioni per il mio esame..
"Attenzione, mi avverte il ragazzo addetto alla Magna Grecia al mio estrarre un quadernetto per prendere appunti,
la luce è a sensori. Se stai ferma per un po’ si spegne, ma basta fare un passo e appena il sensore avverte lo spostamento la luce si accende; eventualmente ogni tanto muoviti così eviti di trovarti al buio." Manco l’avesse detto.
Giudacane.

Al museo di Santa Caterina, nell’archivio delle registrazioni relative alla sezione dei reperti greci, ci sono delle ridicole immagini di me che mi sbraccio e salto da una parte all’altra selle sale come un'ossessa perché il
fotosensore che doveva avvertire la mia presenza si era momentaneamente addormentato. Imbarazzante.
Anche perché l’ho scoperto da sola. L’ho capito da quei ghigni malvagi, da quelle risate nascoste con la mano, da quei televisori dietro di
Lui. C’è un uomo grassissimo che non aveva più giornali da leggere che ha trovato un ottimo passatempo nelle telecamere della sezione Magna Grecia di un caldo venerdì pomeriggio. Tra i ricordi più cari. Da raccontare ai nipoti quando andrà in pensione. E i ragazzi-guida che mi avevano accompagnata all'inizio con quel fare da
marpione italiano con la turista beh... non avrebbero guardato con più pena un cane bastonato lasciato lungo la A27.
Fattostà che, pur non voluta, non intenzionale ma di
gran classe, la figura c’è. Ero li, coperta dal buio, i miei piccoli spostamenti di attenta scrupolosa visitatrice non venivano segnalati e rimanevo costantemente avvolta nell’oscurità. Solo qualche piccola satinata finestra e degli infrarossi giusto per permettere a chi di competenza di valutare presenze estranee anche in assenza di illuminazione.
E così fu. Saltavo, con lo sguardo perso e corrucciato, inquieta e angosciata [vorrei vedere chiunque altro nella mia situazione], sudavo freddo e poi caldo, intervallavo silenzi apocalittici con
piccoli scatti fulminei senza però finalizzare le mie azioni al risultato desiderato, e allora continuavo a saltare, balzare di qua e di la, facendo scherzi alle telecamere e sbracciandomi li davanti per rendermi visibile.
E chissà quel vecchio viscido quante risate si è fatto. Mi ha salutato con enfasi, alla mia uscita, gaudente e gioioso.
Torni a trovarci. Muori!
Se un giorno avrai dei nipoti li farai addormentare solo grazie a me. Infido bastardo.
LEGGI I COMMENTI (4)
PERMALINK