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Wednesday, August 10, 2005 - ore 13:23


cappellismi e donnismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La vanità è donna – ultimamente in proporzione minore ma è sempre comunque chiaramente donna. E tra i vari vezzi delle donzelle di tutti i tempi c’è l’accessorio più problematico e allo stesso tempo chic che un armadio possa annoverare: il cappello. Cappelli per tutti i gusti, più numerosi dei formati di pasta Barilla, più disparati e diversi degli ombrelloni nelle spiagge libere.



Cappelli che diventano status, moda, rivoluzione, simbolo, azzardo, identità, esibizione. Un cappello è indice di accurata scelta cromatica e tessile, un cappello va abbinato meticolosamente. Oppure si sceglie cautamente un cappellino pass-par-tout, per ogni occasione, in tinte neutre o classiche, senza fronzoli. Ma il cappello può essere osato.



Ed eccoci arrivati al rovescio della medaglia, senza il quale nulla esisterebbe e la scelta tra bene e male sarebbe semplice come perdere una coincidenza alla stazione di Mestre: il cappello è fondamentalmente inutile. Come anche collane etniche e ciabatte di nastri e perline, ma il cappello ha la straordinaria caratteristica di passare nel giro di pochi mesi da indispensabile ed elegantissimo a inutile, ingombrante, scomodo ed eccessivo.
I cappelli fanno sempre la loro figura, i cappelli danno colore e vitalità, ma li compri e li metti due volte, una delle quali non trovi nessuno che conosci e quindi nessuno vede il tuo cappello nuovo per più di una volta. È il destino del cappello: essere immortalato in una foto tra amici, in campagna o al mare (portato APPOSTA per la foto), per venire poi dimenticato e ricordato solamente in occasioni speciali con tono vagamente rassegnato. Ma mai il cappello genera sensi di colpa, perché è opinione comune che un cappello possa sempre servire in futuro. Sì, anche quel cappellone a tesa larga con un bouquet di fiori verdi blu rossi bianche e gialli applicato sul nastro a pois. Il paradosso del cappello: non lo metto perché è inutile, ma può sempre tornarmi utile. Donne…

Ad esempio io ho un delizioso cappellino di paglia arancione, stile “ingenua e dolce ragazza di campagna romantica e sognatrice”, che al momento dell’acquisto pareva il sogno di una vita. L’ho usato una sola estate, con straordinari effetti e scroscianti complimenti devo ammettere non senza un briciolo di autoadorazione, ma per una sola estate. Dopo qualche tempo di inutilizzo l’ho riprovato e non era più il meraviglioso accessorio che avevo comprato la primavera precedente. Ma è ancora un bellissimo cappello di paglia arancione, e lo ricomprerei altre mille volte, per metterlo un solo pomeriggio assolato, ma con il sorriso di una vincitrice.
I cappelli non se li possono permettere tutti. Io posso. Il cappello mi dona incredibilmente.



Dal canto mio però, nonostante l’infinita ammirazione per i cappelli, nonostante io sia fiera della vanità femminile, nonostante io mi riveli spesso così frivolamente donna, sinceramente, preferisco le borse.




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