
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
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I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Wednesday, August 10, 2005 - ore 13:23
cappellismi e donnismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La vanità è donna – ultimamente in proporzione minore ma è sempre comunque chiaramente donna. E tra i vari
vezzi delle donzelle di tutti i tempi c’è l’accessorio più problematico e allo stesso tempo chic che un armadio possa annoverare:
il cappello. Cappelli per tutti i gusti, più numerosi dei formati di pasta Barilla, più disparati e diversi degli ombrelloni nelle spiagge libere.

Cappelli che diventano status, moda, rivoluzione,
simbolo, azzardo, identità, esibizione. Un cappello è indice di accurata scelta cromatica e tessile, un cappello va abbinato meticolosamente. Oppure si sceglie cautamente un cappellino
pass-par-tout, per ogni occasione, in tinte neutre o classiche, senza fronzoli. Ma il cappello può essere osato.

Ed eccoci arrivati al rovescio della medaglia, senza il quale nulla esisterebbe e la scelta tra
bene e male sarebbe semplice come perdere una coincidenza alla stazione di Mestre: il cappello è fondamentalmente inutile. Come anche collane etniche e ciabatte di nastri e perline, ma il cappello ha la straordinaria caratteristica di passare nel giro di pochi mesi da indispensabile ed elegantissimo a inutile, ingombrante, scomodo ed eccessivo.
I cappelli fanno sempre la loro figura, i cappelli danno colore e vitalità, ma li compri e li metti due volte, una delle quali non trovi nessuno che conosci e quindi nessuno vede il tuo cappello nuovo per più di una volta. È il
destino del cappello: essere immortalato in una foto tra amici, in campagna o al mare (portato APPOSTA per la foto), per venire poi dimenticato e ricordato solamente in occasioni speciali con tono vagamente rassegnato. Ma mai il cappello genera sensi di colpa, perché è opinione comune che un cappello possa sempre servire in futuro. Sì, anche quel cappellone a tesa larga con un bouquet di fiori verdi blu rossi bianche e gialli applicato sul nastro a pois. Il
paradosso del cappello: non lo metto perché è inutile, ma può sempre tornarmi utile.
Donne…Ad esempio io ho un delizioso cappellino di paglia arancione, stile
“ingenua e dolce ragazza di campagna romantica e sognatrice”, che al momento dell’acquisto pareva il sogno di una vita. L’ho usato una sola estate, con straordinari effetti e scroscianti complimenti devo ammettere non senza un briciolo di autoadorazione, ma per una sola estate. Dopo qualche tempo di inutilizzo l’ho riprovato e non era più il meraviglioso accessorio che avevo comprato la primavera precedente. Ma è ancora un bellissimo
cappello di paglia arancione, e lo ricomprerei altre mille volte, per metterlo un solo pomeriggio assolato, ma con il sorriso di una vincitrice.
I cappelli non se li possono permettere tutti. Io posso. Il cappello mi dona incredibilmente.

Dal canto mio però, nonostante l’infinita ammirazione per i cappelli, nonostante io sia fiera della vanità femminile, nonostante io mi riveli spesso così frivolamente donna, sinceramente, preferisco le
borse.
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