
Hoppy, 27 anni
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Wednesday, August 17, 2005 - ore 16:21
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(categoria: " Vita Quotidiana ")
LINKMangiar bene/ Il piacere piccante della 'nduja
Martedí 16.08.2005 16:44
Franco Neri ogni tanto ne parla, ma fareste bene a mangiarvele senza pensare alle sue divertenti storielle. Perché quando si mangia la ‘nduja si passa dalle parole ai fatti. E che fatti! Per non parlare della rossa più famosa dopo la Ferrari, anzi, la Ferrari del cibo: la cipolla di Tropea.
L'origine della ‘nduja
Avete mai spalmato il salame sul pane? Sì, spalmato proprio come la Nutella: la ‘nduja è proprio questo, un salume spalmabile prodotto a Spìlinga (VV), paese alle pendici dell’altopiano del Poro. In questo paese affacciato sul mare, attorno al ‘500, secondo alcuni avrebbe attecchito la produzione di un analogo prodotto spagnolo, importato insieme al peperoncino; ma i filologi sono convinti che invece la ‘nduja (‘ndusgia, come viene pronunciata dagli spilinghesi) sia francese, sorella dell’andouille che Gioacchino Murat avrebbe distribuito gratuitamente durante il periodo napoleonico (1806-15) per ingraziarsi i sudditi del Regno di Napoli.
Come nasce la ‘nduja
La ‘nduja viene preparata con carne di maiale, pezzetti di grasso in piccole quantità ricavato dal sottopancia, dalla spalla, e dalla coscia, a cui si aggiunge il pepe rosso (25/30% del totale). Passato tutto nel tritacarne, si ottiene un impasto cui si aggiunge il 3% di sale. Miscelata in madie di legno ed insaccata in involucri naturali, la ‘nduja poi viene affumicata per qualche giorno e stagionata a temperatura ambiente.
La N'duja vera e propria è quella conservata nel budello cieco, detta orva (da orbus= cieco), ha colorito rossastro, consistenza pastosa che non diviene mai dura neanche dopo la stagionatura.
Come si mangia la ‘nduja?
La ‘nduja è semplice e prelibata: si può spalmare sul pane, oppure preparare delle bruschette. Ma non solo: può anche essere utilizzata nella pizza come condimento, o per preparare deliziose frittate piccanti al punto giusto. Un consiglio: cercate di non esagerare (specialmente se non siete calabresi), sennò ve ne accorgerete. [Omissis]
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