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Sunday, August 21, 2005 - ore 11:31


bad luna of blood
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Anno 1532-47 Cornovaglia.

Questa e la storia di una giovane donna di nome Rosa luna che viveva nell’antica Scogliera della Cornovaglia, in un vecchio castello circondato da un grande giardino.

Da un anno e mezzo gli erano morti per colpa di un‘ epidemia di peste il marito e due figli, che erano stati seppelliti lontano da lei ,così nn poteva andare a trovarli e portargli dei fiori.

Una sera di Luna Piena, Rosa luna, continuando a sentirsi il cuore trafitto senza mai una attimo di tregua , decise di maledirsi per l’eternità.

La sera seguente dopo l’ora del tramonto la povera giovane andò nella soffitta del castello, preparò la stanza con la giusto materiale da evocazione, con la giusta luce ed evocò il Demonio.

Durante l’evocazione chiese e supplicò il Demonio di farla diventare una Vampira, una Creatura della Notte e che solo di notte usciva per cacciare vittime umane, nutrendosi del loro sangue, chiese anche il potere di trasformare se voleva le sue vittime come lei e la massima conoscenza delle Arti Occulte.

Il demonio chiese l’anima di lei in cambio solo se fosse morta e di farci l’amore quando avesse voluto,Rosa Luna accettò, il demonio gli porse una pergamena con la scritto dell’oro Patto. Lei lo avrebbe dovuto firmato con il suo sangue , il Demonio scomparve e l’evocazione finì.

Rosa Luna andò a dormire nella sua camera da letto,all’ inizio gli sembrò soltanto di stare male, ma poi si rese conto di stare male davvero,preoccupata, provò a toccarsi la fronte e scoprì che era bollente come la lava di un vulcano, si sentiva eccitata e provava una sensazione forte che nn riusciva a spiegarsi.

Allora pensò di sdraiarsi,rilassarsi e cercare di dormire. Dormì per tre giorni di seguito, senza svegliarsi mai. Quando si svegliò gli pareva che

gli fosse passato tutto e si diresse verso una delle sue tre Biblioteche e visto che era appassionata di tutte le cose che riguardavano il bene ,il male,

il mistero, la magia (bianca, nera , rossa), i miti e le leggende di qualunque tipo,prese un libro a caso, si accovacciò in una poltrona li vicino e iniziò a leggerlo.

Mentre leggeva si sentì la testa come stretta da una morsa mortale, si alzò tenendo ancora il libro in mano, lentamente si diresse verso il bagno al piano di sotto ,il castello aveva solo tre piani e delle segrete, lei scese passando da uno dei passaggi e si reco verso il primo piano , arrivata davanti alla porta, debolmente si avvicinò alla ciotola d’acqua che c’era, appoggiò il libro su uno scaffale a pochi centimetri da lì.

Si bagno la faccia, il collo e un po’ i capelli di un nero corvino che lunghi le cadevano sulle spalle e oltre, si guardò allo specchio lì di fronte a lei e notò qualcosa di strano, ma ignorandolo tornò a letto al piano di sopra e si riaddormento.

Erano passati alti tre giorni da quando aveva fatto l’evocazione e il sesto giorno , mentre dormiva, si ricordò di aver lasciato la finestra della sua camera aperta perché in piena notte venne svegliata da un isterica urla che spezzava l’aria, da un branco di lupi ululanti e dallo strano soffiare del gelido vento che entrava dalla finestra . si svegliò del tutti i capelli scompigliati. Allora aprì gli occhi, si raddrizzò con calma su suo letto guardandosi intorno e mettendosi la vestaglia da notte, scese dal letto notando che una forte luce attraversava la finestra aperta, illuminando tutta la stanza, Tutto gli era passato, allegra e tranquilla di ciò, si avvicinò alla finestra, vide che c’era Luna Piena. In quell’istante seppe di essere cambiata, di essere diventate una Vampira.

Si sentiva benissimo, una forte gioia la invadeva, tranquillissima, in sintonia con tutto e tutti una fortissima energia , era fredda come il ghiaccio si giro, verso un altro specchio che si trovava proprio lì accanto, si guardò e vide il suo viso più giovane, tutta splendidamente più giovane, i suoi occhi da celesti che erano , erano diventati una mescolanza tra il blu ghiaccio e il nero ebano leggermente velati di bianco, la sua pelle color cenere, ma che risplendeva alla chiara luce lunare, i suoi occhi avevano dei riflessi bianchi contro quella luce e i sui cinque sensi erano perfetti ed ora aveva anche un sesto senso, anch’ esso perfetto.

Si sentiva bellissima, fantastica, più forte,immortale e immune da qualunque cosa e come nn si era mai sentita prima, sapeva dentro di se ce tutto questo nn saprebbe mai finito, anzi sarebbe durato per sempre .Dopo avere accolto con purissima gioia il suo cambiamento ed ringraziato il Demonio, ritornò alla finestra aperta e stette per qualche ora a curiosare fuori e ad ascoltare i rumori che provenivano da intorno al castello . Poco prima dell'alba sapendo che il sole l'avrebbe uccisa e quello era uno dei suoi pochissimi nemici , chiuse la finestra per bene, accese una delle candele mettendole sullo scaffale vicino al letto, si rimise sotto le coperte e dormì fino alla notte successiva. Poco il tramonto riemerse dalle coperte ancora più smagliante della volta prima, riscese dal letto riaprì la finestra e a passo sonnambulo raggiunse la camera della sua povera vecchia madre morta negli anni precedenti.

Arrivata nella stanza Rosa Luna, volteggiando nell’aria, arrivò al vecchio armadio della madre e ne trasse fuori un vecchio particolare vestito fuxia scuro un po’ rovinato, lo riaggiustò e dopo essersi tolta la vestaglia se lo mise, fortunatamente gli stava a pennello.

Quasi immediatamente sentì un certo languorino in bocca e subito dopo una fame da svenire. Allora si ricordò che qualche giorno prima aveva invitato un suo carissimo amico a cena per quella sera, sollevata al pensiero andò nel salone delle feste, lo sistemò in modo da essere accogliente e attese con impazienza l’arrivo del suo amico.

Finalmente dopo una così lunga attesa che sembrava infinita, il suo amico Jan Pier bussò al grande portone che gli si aprì davanti, vide Rosa Luna che scendeva bellissima e con una certa sensualità dalla scalinata centrale in fondo all’enorme ingresso.

Avendo preso per mano il suo ospite, ignaro della morte imminente che lo attendeva con ansia dietro l’angolo, andarono nel salone apparecchiato e sistemato a dovere. Jan Pier aveva fame, ma Rosa Luna insistette per fargli ascoltare un pezzo di musica con la sua grande arpa che si trovava proprio lì.

Prima di mangiare, Jan Pier si concesse di ascoltarla, mentre la ascoltava venne quasi stregato da quell’Angelo Nero che gli stava di fronte e infatti incerto si avvicinò a lei e i due iniziarono a baciarsi sfrenatamente. Lei stette al gioco solo perché aveva un bisogno incontrollato di nutrirsi col sangue di quell’uomo e così, mentre continuavano a baciarsi, la sua bocca scese fino alla gola di lui e immobilizzandolo con una forza mostruosa, lo morse.

I suoi denti, più lunghi e affilati come rasoi, penetrarono in quella carne tenera e saporita. Jan Pier cercò disperatamente di liberarsi, ma non ci riuscì e lei iniziò a nutrirsi tanto disperatamente quanto spietatamente e bevve, bevve incontrollatamente fino alla sazietà e finché lui non cadde a terra morto e completamente svuotato.

Essendosi nutrita abbastanza, Rosa Luna si passò con soddisfazione la lingua sopra le labbra per pulirsi del sangue che le era rimasto addosso e che sporcava quel dolcissimo viso da Angioletto innocente. Dopo di che portò il cadavere del povero Jan Pier in una delle segrete e stranamente non sentì niente per lui. Pensò di essere finalmente diventata una vera Vampira figlia delle Tenebre e una temibile predatrice, fece ritorno alla sua camera da letto, si riaffacciò alla finestra ad ammirare tutto ciò che c’era là fuori e che la circondava ma ad un certo punto la sua mente venne attraversata da un brusco fulmine per un pensiero straziante, era il triste ricordo dei suoi figli, un maschio e una femmina, morti per la terribile epidemia di peste.

In quello stesso istante un Corvo atterrò proprio sul davanzale di quella finestra, Rosa Luna istintivamente seguì il Corvo che dopo un lungo viaggio la portò in un piccolo cimitero, era ancora notte fonda, ma presto sarebbe spuntata l’alba, al pensiero, si mise a cercare la tomba della sua figlia più cara che si chiamava Lucy.

La trovò e iniziò a scavare furiosamente, in preda a un panico terribile, poi dopo una buona mezzora scoprì la bara, controllò che dentro ci fosse ancora il corpo di sua figlia Lucy, la richiuse, tirò fuori la bara, rimise la terra a posto e ritornò vittoriosa al castello con la bara, fece appena in tempo prima che sorgesse l’alba.

La sera seguente Rosa Luna portò la bara della figlia in un’altra stanza dove non passava mai un raggio di luce, posò la bara per terra, illuminò con delle candele magiche che non si sarebbero mai spente tutta la stanza e si accucciò accanto alla bara.

Avendo aspettato abbastanza a lungo, con le lacrime agli occhi, spalancò la bara, si fece un taglio sul braccio sinistro, aprì la bocca di Lucy e ci fece colare un po’ del sangue che ardente sgorgava dalla ferita che si richiuse subito, dopo qualche minuto Lucy aprì gli occhi.

La ragazzina si alzò lentamente, si girò e riconobbe subito la madre che piangendo la guardava, le due si abbracciarono subito passarono quasi tre ore abbracciate piangendo entrambe.

Finalmente Lucy si era risvegliata, dopo essersi staccate un po’, la piccola disse a sua madre che aveva mandato lei il Corvo a chiamarla, che lui portava la sua anima e che per questo la madre aveva fatto bene a fidarsi fin da subito e che il Corvo era davvero un tramite tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Ora erano lì, madre e figlia, due nuove Vampire insieme e non si sarebbero mai più divise. Se mai sarebbero dovute morire, allora sarebbero morte insieme, poiché l’amore tra madre e figlia è più forte e potente di qualunque altro legame che possa esistere.

La piccola Lucy rispecchiava tantissimo sua madre in ogni minimo particolare, sembrava quasi di guardare un’unica immagine allo specchio, essendo anche lei appassionata delle stesse cose delle quali lo era anche la madre, disse che avevano raggiunto la loro” Illuminazione Oscura”.

Rosa Luna, orgogliosa della sua piccola Vampirella, la accarezzò sul viso e si baciarono tutte due sulla bocca, sapendo che quello era il classico bacio della loro razza, oltre che un segno di rispetto.

Lucy uscì dalla bara e prendendola tra le braccia, andò con la fidata madre nella stanza dei vestiti (in cui Rosa Luna aveva preso il suo nuovo vestito), Lucy appoggiò la bara accanto all’armadio dei vestiti, lo aprì se ne cercò uno adatto per sé.

Ne trovò uno simile a quello di sua madre, poi col suo permesso, si diresse giù nel giardino per raccogliere delle Rose in modo da poterci abbellire ogni angolo del castello.

Stare in giardino e cogliere le rose era tra le cose che le piacevano di più. Quando i fiori si seccavano gli tagliava i capi, che poi venivano messi in mucchi spezzettati dentro delle ciotole di legno, di cristallo, di terra cotta o di pietra. Usando i gambi per farci varie sculture.

Ogni giorno, qualche minuto prima dell’alba, quando andava nella camera accanto a quella di sua madre e si sistemava a suo piacimento sotto le coperte, Lucy amava stare seduta sul letto appoggiando la schiena su uno dei due cuscini al muro dietro di lei e mentre aspettava che gli venisse sonno faceva dei lunghi bracciali intrecciati con rotoli di lana o di seta colorata che trovava in giro per il castello alla luce di una candela. Si divertiva anche a fare con un carboncino su pergamena i ritratti della sua tanto amata mamma, poi il sonno si faceva sentire e si addormentava.

Riusciva sempre a svegliarsi prima di sua madre per nascondere tutti i suoi lavori dentro il cassettino del suo comodino, mettendo la chiave sotto di esso.

Una sera Lucy andò a cercare sua madre per dargli un braccialetto che aveva fatto apposta per lei, con il nero, il rosso e un bianco cenere. Ne aveva anche lei già uno al polso, così, portando quei due braccialetti identici al polso, sarebbero state sempre unite e i braccialetti sarebbero stati anche il Prezioso Pegno del loro amore.

Dopo pochi istanti riuscì a trovare sua madre che stava a fare pure lei dei ritratti di sua figlia, Rosa Luna stava davanti a un grande camino a forma circolare che si trovava nel salone delle feste. Appena percepì l’ombra della piccola nascose le pergamene dietro di sé, aspettando quasi come se sapesse cosa voleva dargli sua figlia, ma fece finta di niente, Lucy si sedette stretta a lei e gli legò il bracciale intorno al polso dicendogli a cosa sarebbe servito e facendogli una lunga carezza sul viso. La madre la ringraziò tanto, stringendogli le mani tra le sue.

Verso le tre di notte le due vennero invase da una grandissima fame e così decisero di andare al primo villaggio vicino per nutrirsi avidamente del dolce e succoso sangue delle loro prede umane, e compirono crimini tanto mostruosi che solo loro potevano compiere.

Queste Creature Indemoniate da quella volta in poi andavano a banchettare ogni notte, alla stessa ora ma in posti diversi e poi ovviamente tornavano al castello.

Se le due Vampire fossero state separate con cattiveria, i loro bracciali avrebbero emanato una luce accecante colore rosso sangue di ghiaccio, una luce alla quale loro soltanto avrebbero potuto resistere.

Assunsero un maggiordomo, in modo che potesse fare le pulizie e rimettere apposto tutto il disordine che c’era in giro.

Il maggiordomo si chiamava Arthur Quincey che sapeva benissimo che Rosa Luna e Lucy erano Vampire ma non gliene fregava nulla, semplicemente perché avendoci parlato per più di una volta, non gli era sembrato che fossero poi così cattive a meno che non venissero sfidate, ma se lui si fosse comportato da vero amico non avrebbe corso alcun rischio, ne era certo.

In quel castello le età non avevano importanza perché il tempo al suo interno quasi sempre si fermava .

Le Vampire e Arthur Quincey andavano molto d’accordo, tanto che si affezionarono parecchio, addirittura una volta al mese, solo quando c’era la Luna Piena, i tre si univano in cerchio nel grande giardino, intorno ad un grande fuoco, raccontandosi le storie o anche solo parlando.

Quando però si inoltravano nel discorso del passato, Arhtur capiva subito che le due non amavano parlarne e talvolta lui cambiava argomento, quando succedeva così Rosa Luna e Lucy gliene erano grate, ma gli erano grate per tutto.

Pure quando succedeva qualcosa anche stupida, ma che le infastidiva, Arthur accorreva sempre e una sera giurò davanti a loro che si sarebbe sempre preso cura di loro.

Si fecero insegnare tutto quello che lui sapeva e loro ricambiavano insegnando a lui quello che loro sapevano, passando le serate sempre in pace e non litigando mai.

Chi l’avrebbe mai detto che delle Vampire e un essere umano sarebbero andati tanto d’accordo tra di loro, questo è uno dei tanti Misteri incomprensibili a chiunque.

Dopo qualche anno, Lucy iniziò ad avere dei terribili sogni febbrili, reali, quasi degli incubi piacevoli e sensuali, ritrovandosi ogni volta in posti del castello a lei sconosciuti.

Sognava di essere con strane creature in posti che non riconosceva e che quelle creature la seducevano e le facevano fare cose e azioni sessuali oltre ogni perversione possibile, risvegliandosi confusa e terrorizzata. Era durante questi sogni che essa rabbrividiva mostruosamente e si sentiva avvolta in un freddo che non riusciva a sopportare, che la faceva eccitare e agitare come una vera puttanella e talvolta urlava di eccitazione talmente forte che le mura stesse del castello tremavano.

Ma una mattina presto un gruppo di uomini armati, provenienti da un villaggio che era stato attaccato dalle due Vampire, rapirono la piccola Lucy portandola lontana dal castello.

I malfattori entrarono nel castello, arrampicandosi ed entrando direttamente nella sua camera da letto. Sapevano dove andare, perché erano stati qualche notte a sorvegliare il castello.

Quella stessa notte Rosa Luna come suo solito si svegliò e con orrore vide il suo bracciale che luccicava di quella luce accecante, lo coprì con un pezzo di stoffa e in delirio corse da Arthur che cercando di calmarla gli disse che sarebbero andati a salvarla.

Intanto in una vecchia cantina avevano legato la povera Lucy ad un grosso masso a forma di altare e la stavano torturando a mò di Vampiro, con corone di aglio e piccoli crocifissi d’oro addosso.

Alla fine ne uscì tutta bruciata, poi venne incatenata ad un muro e lasciata lì, dopo tanta sofferenza finalmente percepì la vicina presenza di sua madre e iniziò a urlare forte, Rosa Luna e Arthur sentirono le urla e si diressero alla vecchia cantina buttando giù la porta.

La madre e il maggiordomo attaccarono dei contadini, riuscendo ad ucciderne qualcuno, la battaglia durò un po’, mentre Lucy si guardava la scena con timore sperando che non succedesse nulla di male nè ad Arthur, né alla Vampira.

A quel punto Lucy venne allontanata dal muro che la imprigionava e buttata con violenza in una specie di bara di ferro, con al suo interno i santini d’oro, le corone di aglio e con ancora i catenacci che gli penzolavano dalle braccia e i due robusti ceppi ai polsi, poi coperta da un telo fangoso e insanguinato e venne chiusa la bara con un catenaccio non facile da aprire.

Tutti i cattivi morirono, lasciando la bara lì in modo che i fedeli compagni di Lucy poterono portarla al castello.

Ritornarono al castello con lo stesso carro con il quale i malfattori avevano rapito Lucy, arrivati stanchi e preoccupati Rosa Luna e Arthur andarono nella camera da letto della Vampira madre, accertandosi che ci fosse abbastanza buio e con una candela vicino cercarono di aprire la bara, Lucy aveva smesso di lottare per liberarsi e non si sentiva più un rumore.

Rosa Luna disse al maggiordomo che sarebbe dovuta essere una morte apparente, che i vampiri usano come difensiva inconscia e che era normale che il loro corpo in alcune occasioni reagisse così.

Il bracciale di Rosa Luna luccicava ancora, se non si fossero sbrigati non avrebbero fatto in tempo. Dopo aver tentato varie volte di aprire la bara e aver fallito, Rosa Luna era infuriata e con gli occhi che rilucevano di una luce infernale, sembrava come se il diavolo stesso fosse lì. Arthur si spaventò non avendola mai vista in quello stato, poi con un grido demoniaco e con una forza innaturale Rosa Luna dette un brusco colpo al catenaccio con la spada che aveva usato durante la battaglia e che si era portata dietro, riuscì a romperlo, spalancò il coperchio e tirò fuori sua figlia.

Poco dopo la piccola riaprì gli occhi ritrovandosi tra le braccia della madre.

Per la seconda volta Lucy era caduta in un sonno infinito e per la seconda volta si era risvegliata miracolosamente e il viso di sua madre si era ritrovato in lacrime per il forte contrasto tra la paura di perdere la figlia e la pura gioia di averla salvata.

Lucy restando tra le braccia di sua madre gli disse che l’avevano drogata e che per quello era cascata nelle sembianze della morte, ma ora i loro due bracciali non luccicavano più, erano salve con Atrhur al loro fianco, all’interno di quelle mura.

Stava per venire l’alba, le due vampire si ritirarono nell’oscurità e Arthur nel frattempo andò in cima alla scogliera e buttò la ferrosa bara, ricordo di quella triste avventura, e la fece cadere nel mare, impegnandosi dopo alle pulizie.

La sera seguente Rosa Luna e Lucy, era da un po’ che non si nutrivano, iniziarono ad indebolirsi, Arthur non sapendo cosa fare decise di offrirsi di aiutarle donando loro il suo sangue, le due non volevano, ma Arthur insistette, dopo tutto sarebbero morte se non avessero accettato.

Allora Arthur sollevato si tirò su la manica sinistra della camicia e gli porse il braccio, nel farsi mordere sentì un lieve dolore e tirò un sospiro di soddisfazione, ma le due vampire non stettero molto a gingillarsi col suo braccio, dopo qualche succhiata si ritrassero lentamente per non causargli maggiore ferita.

Rosa Luna e Lucy ringraziarono il loro maggiordomo dandogli entrambe un bacio al centro della fronte, Arthur rivelò che farsi mordere era stata la sensazione più bella, dolce e divina che avesse mai provato prima, le due gli risposero che lo sapevano bene e che non ne erano tanto entusiaste.

Non sapendo più come nutrirsi, dopo quello che era successo, decisero di nutrirsi solo una volta al mese, giusto quando c’era la Luna Piena e abbastanza almeno, da poter resistere fino alla volta successiva.

Una notte Rosa Luna si accorse che Lucy aveva ancora le scottature dei Crocifissi nella pelle, allora la portò nella stanza del grande focolare, la fece sedere davanti ad esso per terra e con un Incantesimo gli fece sparire tutte le scottature, ma gliene rimase una sulla fronte che ci sarebbe rimasta incisa per sempre.

Quell’immagine per loro maledetta aveva sfregiato eternamente il viso della dolce Lucy che sconvolta pianse e si agitò tanto istericamente che si chiuse in camera sua e non uscì per tre settimane.

I catenacci e i ceppi gli vennero tolti con un modo molto rischioso, ma che fortunatamente ebbe successo e non sciupò, né ferì la sensibile e candida pelle di Lucy.

Durante quei giorni di insopportabile dolore Lucy continuò a fare i ritratti di sua madre, riprese a scrivere un suo diario segreto che aveva lasciato incompiuto prima di morire e approfondì la sua amicizia con quel Corvo che era il magico tramite fra loro e che ogni tanto andava a trovarla, poi al termine del suo isolamento Lucy finalmente uscì dalla sua stanza, sentendosi pronta per tornare tra i suoi cari.

Ma quando fu fuori, lungo il corridoio, vide sua madre che sofferente stava per terra accanto ad Arthur immobile, freddo e col cuore che non gli batteva più, allora Lucy corse veloce verso di loro, si buttò a terra e in lacrime anche lei, chiese a sua madre che cosa fosse successo.

Rosa Luna disse che era cascato per terra all’improvviso, mentre camminava, la causa della sua morte risultò misteriosa, mentre Rosa Luna avvolgeva il povero defunto Arthur in un lenzuolo bianco come la neve, Lucy fece una corona di spine, prese una rosa rossa e andò a prendere la bara dalla quale lei si era risvegliata la seconda volta.

Le due vampire portarono il corpo inerte dell’uomo, presero il resto, andarono nel loro giardino e fecero una buca abbastanza profonda mettendoci la bara con al suo interno Arthur che vi giaceva protetto dal lenzuolo funebre e con sopra il petto la corona di spine fatta dalla dolce Lucy e con al centro la rosa rossa, appoggiata delicatamente insieme alla corona sopra di lui. Non conoscendo nessuna preghiera, ne inventarono una per il loro povero maggiordomo e poi lo seppellirono.

Rosa Luna avrebbe voluto fargli bere il suo sangue per farlo tornare in vita, ma Lucy l’aveva fermata all’ultimo momento, dicendo che sarebbe stato ingiusto anche se lui avrebbe voluto, e che lui non faceva parte della loro religione, misteriosa come la morte che lo avvolgeva freddo e sofferente dentro il lenzuolo, e oscura come la notte. Anche Lucy avrebbe voluto farlo tornare in vita, ma sarebbe stato ingiusto e così rassegnata Rosa Luna diede ascolto a sua figlia.

Per riconoscere il posto della sepoltura ci misero una croce di legno subendo delle scottature non tanto gravi, ma che per un amico come Arthur valeva la pena di sopportare quel lieve dolore, lo stesso che lui aveva provato quando loro lo avevano morso quella volta che si nutrirono per sua insistenza.

Povere Rosa Luna e Lucy che non facevano altro che sopportare e subire mali e sofferenze sia fisici che psicologici quasi in continuazione, ma erano forti e con una grande forza di volontà.

Dopo quell’evento Lucy, con un terribile bruciore addosso aggiunse nel suo Diario dopo l’ultima cosa che aveva scritto: ( Senza data, con calligrafia incerta).

“Dio, nel quale non ho fede, aiutami! Non credo in Te:

non ci credevo ma, se devo accettare il male infinito

che sono diventata, allora prego che esista anche il

bene infinito, e che abbia misericordia di ciò che rimane

della mia anima. Io sono il lupo, la Vampira. Il sangue

degli innocenti macchia le mie mani, e ora io attendo di

ucciderlo”.

Dopo aver chiuso il suo Diario Lucy si rese conto che non sarebbe stato affatto facile smettere di macchiarsi di quel sangue maledetto e che per farlo sarebbe dovuta morire anche lei, o suicidarsi, comunque anche fosse morta, essendo una Vampira, una Figlia del Demonio, chi gli avrebbe assicurato che tutto giungesse a termine.

Sconsolata e con quel pensiero che gli martellava la mente, per calmare un po’ le acque dei suoi pensieri, si sdraiò nel letto e si addormentò. Anche sua madre si era addormentata, ma nel proprio letto e con pensieri ben diversi da quelli di Lucy.

In quei momenti di folle disperazione Lucy aveva imparato a plasmare, velare la sua anima e il suo cuore, cioè li aveva educati, si era costretta a non lasciarsi più sopraffare dall’odio o dalla dolorosa sofferenza, ma a reagire cercando di ignorare le sue emozioni molto spesso laceranti.

Sua madre invece pur avendoci provato, non ci era riuscita e continuava a essere implacabilmente preda di se stessa e a farsi lacerare e ferire la sua anima e il suo cuore, che presto l’avrebbero portata sull’orlo di quella pazzia che ormai da tempo spadroneggiava inosservata dentro di lei.

Da qualche tempo Lucy sentiva delle voci, ma non ne conosceva la provenienza, poi una volta all’ora del tramonto quando le voci si fecero risentire, ascoltandole con attenzione le riconobbe:

erano le voci di suo padre Chris e di suo fratello Salem.

Venne la volta che queste voci attirarono Lucy nell’infinita folta foresta chiamata la foresta spettrale, che si trovava ai piedi del castello e perché si diceva fosse il luogo dove tutti i fantasmi e gli spettri si rifugiavano.

Venne attirata fino all’entrata di quella foresta e al suo interno apparirono gli spettri di Chris e Salem, che stando muti ma chiamandola con le mani, la invitarono ad avventurarsi.

La portarono nella parte più interna, in un punto dove c’era un grande cerchio di pietre, con al l’interno una stella a cinque punte, anch’essa grande sempre delineata da file di pietre.

Arrivata al bordo esterno del cerchio lucy entrò, dato che era lì l’ultimo posto dove i due spettri si erano manifestati. Appena varcò il bordo si scatenarono dei cerchi di ghiaccio che infuriavano all’interno come enormi barriere non facendo del male a Lucy. Sentendo nuovamente le voci che gli ordinavano di scavare, sentendosi in stato di ebbrezza, obbedì.

Iniziò a scavare, scavò nei cinque punti, trovando in ognuno di essi delle bottigliette di vetro diverse, con dentro delle Pozioni contenenti diversi poteri, poi scavò nel sesto punto nella parte centrale della stella, trovando anche lì altre due bottigliette, ma di cristallo, più grandi e con strani Infusi. Sempre nella parte centrale trovò anche uno Scrigno di ferro chiuso da un piccolo lucchetto con ancora inserita la chiave, il tutto era protetto da un involucro di legno. Raccolse tutta la roba e si avviò nuovamente al castello.

Mentre percorreva il sentiero all’indietro si mise a piovere. Quando fu arrivata al portale ed entrò, vide sua madre che l’aspettava in fondo all’enorme ingresso.

A metà percorso tra il portale e l’inizio della scalinata (che si trovava in fondo all’ingresso), Rosa Luna gli si avvicinò e mentre la fissava con uno sguardo furioso, sua madre gli tirò un violento schiaffo. Lucy a sua volta gli rispose anche lei con un altro violento schiaffo. Rosa Luna gli tirò un altro schiaffo, che però Lucy bloccò, afferrandogli il polso, stringendoglielo finché non gli diventò viola e si gonfiò, poi lo spinse via con rabbia.

Le due Vampire si fronteggiarono, fissandosi negli occhi al cui interno si agitavano fiamme minacciose. I loro volti erano contorti in un’espressione malvagia di odio e non più di amore infinito, e in quel momento erano impenetrabili. Chi fosse stato tra loro sarebbe morto fulminato dalla loro inequivocabile rabbia che emanava “forti scariche” di un sentimento incomprensibile: sembrava ci fossero due demoni pronti a scontrarsi da un momento all’altro.

Ad un certo punto si levò un forte vento e l’espressione di Rosa Luna sembrò addolcirci leggermente e parlò, disse che era arrabbiata moltissimo perché Lucy non l’aveva avvertita che sarebbe uscita, e che perciò era preoccupata. Poi il suo volto assunse una via di mezzo tra preoccupazione e profonda rabbia, mentre Lucy continuava a guardarla incredula, sorpresa e indignata senza dire una parola tenendo ancora la roba che aveva trovato nella foresta. Alla fine il vento iniziò ad ululare in maniera così terrificante che fece rabbrividire le due e solo allora Lucy aprì la bocca per parlare con espressione inconsapevole e mascherata da qualcosa che neppure lei stessa non sapeva cosa fosse, con voce calma disse solo che gli dispiaceva e si allontanò con il vento che le scuoteva i suoi lunghi capelli scuri, facendogli agitare il lungo vestito.

Quella fu una delle pochissime volte che litigarono. Lucy cercando di plasmare e ingannare il dolore e la rabbia dentro di se andò nella vecchia camera sepolcrale piena di colonne cadute e con milioni di topi che rovistavano in giro e ci si chiuse.

La madre sapeva che era lì dentro ma la lasciò perdere e dato che stava per sorgere il sole, si ritirò in camera sua.

La piccola Lucy ancora devastata dall’agitazione, si mise a sedere davanti ad un tavolo, al cui fianco c’era un baule antico, posò le bottigliette e l’involucro di legno sul tavolo. Dopo aver messo da una parte le bottigliette, decise di girare la chiave che avrebbe aperto lo Scrigno e così fece.

Lentamente Lucy si calmò e rimase affascinata da quello che trovò dentro lo Scrigno.

Davanti ai suoi occhi nuovamente increduli e incuriositi, si palesarono:

Un Medaglione Talismano avente la forma del grande cerchio con la stella a cinque punte, che aveva trovato nella foresta avvolto da un nastro di seta viola scuro e accanto un’antichissima pergamena chiusa da un sigillo di cera lacca rossa a forma di Ariete, uno dei Segni dello Zodiaco.

Piena di una nuova eccitazione, Lucy afferrò la Pergamena postagli davanti, la aprì facendo attenzione a non staccare del tutto il sigillo che vi era attaccato e ne lesse il contenuto che era scritto in antico latino e che tradusse...

La Pergamena, era stata probabilmente scritta da una persona che in quel momento aveva scritto di fretta perché tutte le frasi erano appiccicate tra di loro e c’era anche un po’ di ostilità, quindi tolse quella roba dal tavolo, nascondendola sotto un ammasso di pietre che facendo attenzione a non fare rumore, le rimise in modo che non potessero attirare l’attenzione.

Uscì dalla camera sepolcrale e tornò all’interno del suo castello, senza rendersene conto si diresse alla camera da letto di sua madre, dove la vide che stava riposando.

Delicatamente salì sul letto, si avvicinò e con espressione divertita si divertì a soffiargli nel viso, sapendo che non avrebbe disturbato in modo particolare sua madre che alla fine si svegliò.

Rosa Luna sospirò voltandosi verso Lucy, che appena vide che lo sguardo di sua madre si stava muovendo dalla sua parte, la sua espressione cambiò subito e quasi compassionevole, i suoi occhi erano grandi, di un verde scuro, circondati di nero e leggermente velati di delicatissimo bianco, lucidi e infinitamente profondi e il suo sguardo era follemente ipnotico e sensuale, quello sguardo in cui sua madre stava per perdersi, ma che poi si riprese, quegli stessi occhi fatali che l’avevano guardata centinaia di volte.

Sua madre la guardò a sua volta, cercando di non pensare troppo a quello sguardo così ipnotico, Lucy poté notare che gli occhi di sua madre evocavano e risplendevano una leggera pazzia infantilmente dolce. Le due si fissarono per un po’ cercando entrambe di sostenere i loro sguardi, nessuna delle due cadde sotto l’effetto dell’altra.

Passarono un po’ di tempo fissandosi intensamente, ma non accadde nulla finché una notte, che gli le due non si ritrovarono in cucina, Lucy seduta in uno sgabello di legno vicino al tavolo e sua madre che rigovernava le stoviglie, ma nessuna era disposta a farsi notare troppo, stavano entrambe mute e c’era solo il rumorio del lavoro di Rosa Luna.

Però ad un tratto quel pietoso silenzio venne spezzato dal forte rumore di una ciotola di ceramica, che cascando per terra si frantumò. Allora Lucy con un veloce impulso si avvicinò alla ciotola rotta raccattandone i pezzi.

Dopo averli raccattati, si rialzò e li mise silenziosamente sul lavello lì di fronte. Il silenzio proseguì qualche istante poi la madre, vedendo che sua figlia teneva ancora le mani sopra i cocci, si distolse da quello che stava facendo e con timidezza gliele afferrò stringendole tra le sue, così forte da fargliele diventare viola.

Passò qualche altro istante e poi finalmente Rosa Luna, si scusò dicendo che si era preoccupata non avendola più vista e che non sapeva cosa avrebbe potuto fare se fosse successo qualcosa. A quel punto cercando come al solito di Plasmarsi il cuore, Lucy rispose e anche lei si scusò e promise che avrebbe fatto in modo che una cosa del genere non succedesse più.

Le due non sapendo cos’altro dirsi, si avvicinarono stringendosi tanto forte fino quasi a sentire le ossa che si spezzavano, accarezzandosi il viso con affetto e baciandosi nuovamente sulla bocca.

Non facendo molta attenzione, si morsero le labbra e il loro sangue si mescolo nelle ferite, potendo così godere ognuna del sangue dell’altra.

Questo era il segno della loro pace.

Dopo quel momento di inspiegabile stordimento, Lucy chiese a sua madre se poteva insegnargli a suonare la Grande Arpa.

Rosa Luna disse di si e insieme andarono nella sala delle feste, dove si trovava l’Arpa e iniziarono gli insegnamenti, Lucy imparava infretta, essendo una giovane Vampira e quindi con la mentalità leggermente più evoluta di qualunque altro bambino o bambina umani, ed essere consapevole di essere di una Razza molto superiore ai comuni mortali.

Via via che si esercitava, la piccola, ma grande Lucy si rendeva conto che il dolce ed armonioso suono di quell’oggetto musicale l’ammaliava e la appassionava sempre di più, così decise di diventare una vera musicista.

Così facendo Lucy, diventò una delle musiciste più famose dell’intera Cornovaglia, e presto una volta ogni ventisette giorni, tutti gli abitanti del luogo andarono ai ricevimento delle due Vampire, che duravano quasi tutta la notte e in ogni concerto, c’erano delle musiche diverse e sempre più incantevoli. Sua madre la guardava con gli altri invitati e rimaneva tanto colpita e orgogliosa di sua figlia.

Tutti gli invitati ogni volta rimanevano affascinati da quella musica così melodiosa e paradisiaca, che sembrava che le note venissero delicatamente e appassionatamente, volanti come piume nell’aria e che ci fosse un Angelo a dargli vita, Lucy era si un Angelo in quei momenti, ma un Angelo Nero che guardava con ammirevole disinteresse il pubblico, ma con un sorrisetto ironico che ingannava e ipnotizzava le persone che stavano lì davanti.

Alla fine di ogni concerto però, gli invitati, sparivano e non tornavano più a casa. Il vero mistero erano Lucy e Rosa Luna che ogni volta dopo averli ipnotizzati si scaraventavano addosso a loro nutrendosi fino alla sazietà, come bestie feroci, del loro sangue che fluiva e scorreva una volta nei colli delle vittime e poi nelle gole delle predatrici, e nessuno sapeva dare una spiegazione a queste sparizioni oscure e nessuno sembrava rendersene conto, così ché via via le Vampire potessero agire ferocemente senza essere disturbate o scoperte.

Qualche tempo dopo Lucy, avendo avvertito la madre, tornò nella camera sepolcrale, ritornò al tavolino e ritirò fuori tutto quello che aveva nascosto tempo prima.

Mentre tirava fuori la roba, vide passare un Ratto, lo afferrò con un movimento fulmineo e lo prosciugò di tutto il sangue che conteneva, poi lo getto via in un buco di fogna che, si trovava dalla parte opposta di dove si trovava lei, e riprese a occuparsi di quello che faceva prima.

Non riuscendo a concentrarsi abbastanza sulla roba che aveva sul tavolo, la rimise a posto e se ne tornò nella sua camera.

Avendo trovato in un posto segreto nel pavimento, un Antichissimo Libro ricoperto in pelle umana, alto quanto una mano aperta e con pagine tipicamente Pergamenate, lo ripulì dalla polvere, sulla copertina davanti notò il disegno del muso di un Lupo, che stava a bocca aperta mostrando i suoi tenaci denti aguzzi.

Eccitata lo aprì ed era scritto con sangue umano, il tutto era una enorme Guida ai Vampiri, c’era scritto e spiegato ogni cosa possibile su quella Razza così sconcertante, e infondo c’era una piccola firma, che apparteneva alla sua vecchia nonna morta da secoli ormai, probabilmente era stata anche lei una Vampira.

Il nome che c’era scritto era Contessa Elizabeth Francis, le pagine erano scritte in una vecchia lingua della Danimarca, mischiata con il genere della Cornovaglia e Latino.

Nella prima pagina, c’era scritto: Con affetto alla mia futura nipote, ma come in tutto il resto del libro, L’inchiostro che sarebbe dovuto essere rosso, essendosi asciugato negli anni, era diventato nero scuro, ma forse dopotutto ora si poteva leggere più facilmente.

Dopo aver esaminato con attenzione quel Libro, lo nascose sotto le coperte del proprio letto e andò
a fare una lunga girata per il Castello.
Abitualmente Lucy e Rosa Luna, tenevano le imposte delle loro camere chiuse durante il giorno, quando si ritiravano nelle loro Bare (che stavano ognuna nella propria ”loro” stanza), e di Notte invece quando uscivano dalle loro Bare, le tenevano sempre aperte, in modo che la fresca aria notturna, potesse circolare in piena libertà.

Nonostante tutto, Lucy non passava un buon periodo, c’era qualcosa che la faceva sentire terribilmente triste, addolorata, non sapeva cosa potesse essere di preciso, forse il rimpianto e la nostalgia della sua vita mortale.

Erano periodi molto difficili per Lucy, periodi di Crisi di nervi, Crisi isteriche ed emotive e non usciva mai da camera sua, senza volerne parlare con sua madre.

Lucy chiamava quei momenti senza fine: “Periodi Komatosi”, e la (pure) povera Rosa Luna era disperata, perché non sapeva cosa fare, erano entrambe nella stessa critica situazione, ma forse Lucy aveva più ragione di lamentarsi.

La povera figlioletta, passò anche molto tempo senza nutrirsi, peggio di una terribile delusione d’amore.

Di tanto in tanto la madre, gli portava un piccolo vassoio di ferro lucidissimo, come l’Argento(dato che secondo alcune Leggende dicono che l’Argento e pericoloso per i Vampiri), comunque con dentro un bicchiere di cristallo pieno di sangue.

Lucy, non si chiedeva dove la madre trovasse quel sangue, e non lo beveva quasi mai, casomai si faceva lasciare da una parte il vassoio col bicchiere e se gli andava lo beveva quando gli sarebbe venuta voglia, ma a piccoli sorsi.

Quando poteva Lucy, passava il tempo appoggiata alla finestra aperta a guardare il panorama fuori dalle mura, a volte da quando era tanto presa dai suoi pensieri, la Luna risplendeva negli occhi di lei, una scia passeggera di malinconia, nel suo sguardo fisso, assente e vuoto, quasi come fosse in una profonda catalessi.



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