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Tuesday, August 30, 2005 - ore 23:25
fa' sempre piacere
(categoria: " Musica e Canzoni ")
fa sempre piacere leggere queste recensioni sopratutto se il disco possiede una parte di te ...THE WETFINGER OPERATION(autoprodotto)
DI Silvia Scagnetto
È da circa un anno che il nome e la fama dei The Wetfinger Operation circolano assiduamente tra gli “addetti ai lavori” della scena indipendente italiana e la loro intensa attività live li ha consacrati come band di culto per pubblici eterogenei. Il loro attesissimo debut album non delude le
aspettative: interamente autoprodotto e autodistribuito, dimostra un livello di maturità artistica – sia in sede compositiva sia in fase di produzione - davvero inusuale, considerata anche la giovane età dei componenti, per di più alla loro prima esperienza in studio. Undici pezzi appunto di rock lunare, dove la voce profonda e cupa di Elia Trevisan traccia melodie oscure sulle tessiture soniche delle tre chitarre e l’affascinante minimalismo della sezione ritmica. Joy Division, Cure, Sonic Youth, My Bloody Valentine, Television, questi ragazzi rielaborano tutto ritagliandosi un ruolo preciso ed originalissimo all’interno del panorama rock italiano, quasi a ricordare che non è sempre necessario stare a guardare oltreoceano o oltremanica, aspettando qualcosa di nuovo. E i The Wetfinger Operation non sfigurerebbero affatto se accostati ai vari Interpol, Departure, Franz Ferdinand, Ikara Colt, Bloc Party e chi più ne ha più ne metta! Le prime tre tracce (“Stars in your eyes”, “Faye Dunaway stole my amp” e “I kill with friends”) valgono da sole tutto l’album. L’esordio è dolce e malinconico: chitarra acustica, effetti di delay phase shifting, ritornello strumentale e interludio post rock, il tutto impreziosito da un testo davvero struggente. E si passa all’accattivante seconda traccia, oscura ma ballabile già al primo ascolto, mentre il terzo emozionante brano è la sintesi perfetta di Cure e Sonic Youth. Poi il mood del disco diventa più introverso e minaccioso, senza comunque perdere in freschezza e melodia: i suoni delle chitarre e la voce di Trevisan possiedono l’ascoltatore con rabbia e delicatezza, passione e abbandono, accompagnandolo in un viaggio interiore, ma anche all’interno degli ultimi trent’anni di musica. E il finale è un climax perfetto, in cui post rock, dark, noise e indie pop si fondono facendoti correre un brivido lungo la schiena.
Silvia Scagnetto
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