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Chiudo gli occhi e li tengo stretti, spaventato da quel che porta il mattino, aspettando un domani che non arriva mai. Nel profondo di me, ciò che mi lascia la notte è la sensazione del vuoto, e tre ragazzi immaginari che cantano nel mio sonno dolce di bambino. THE CURE, Three Imaginary Boys

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Se solo fossimo capaci di amarci e vivere il più a lungo possibile nell’onestà, invece di recitare dei ruoli sulla base dell’idea che ci siamo fatti di come dovrebbe essere una relazione perfetta. non mentire mai. poterci sedere uno di fronte all’altra, guardarci negli occhi e dare voce liberamente ai nostri pensieri.Guardare l’altro con obbiettività e non giudicarlo unicamente rispetto a noi stessi.



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Wednesday, October 22, 2003 - ore 15:10


Vibria
(categoria: " Vita Quotidiana ")






(Spagna). Chi avesse la fortuna di visitare la Cattedrale di Barcellona, potrebbe ammirare un magnifico bassorilievo scolpito sul portale d'ingresso, che raffigura il Conte Goffredo nell'atto di uccidere un gigantesco Drago. Le antiche cronache riferiscono che all'epoca in cui la Spagna era governata da Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia, quel mostro, chiamato Vibria, viveva nel profondo di un antro roccioso situato nei pressi della città di Terressa, in Catalogna...


Gli abitanti, stanchi delle sue continue escursioni notturne durante le quali bruciava i raccolti, e depredava le greggi, offrirono una lauta ricompensa a chiunque fosse riuscito ad uccidere la Vibria. Molti si cimentarono nella difficile impresa, ma senza successo. Alla fine il Re Ferdinando rivolse un appello al Conte Goffredo di Pilios, un Cavaliere di provato coraggio che si era distinto durante la Reconquista per aver affrontato ed ucciso migliaia di Mori. Senza lasciarsi intimidire dalle voci che circolavano sul conto del suo avversario, Goffredo, armato fino ai denti, si diresse di buon passo verso la grotta in cui viveva il Drago. Questo, esperto di arti magiche, aveva mutato le proprie sembianze in quelle di un corvo nero, nel tentativo di celarsi agli occhi di Goffredo il quale, tuttavia, non si fece trarre in inganno e pronunciò a gran voce il nome del Drago che si rivelò allora in tutta la sua mostruosa possanza. Senza perdersi d'animo, Goffredo lo trafisse con la sua lancia ferendolo mortalmente alla gola. Il Drago riuscì tuttavia a divincolarsi e ad uscire dalla grotta, ma cadde lungo il fianco della montagna schiantandosi sul fondo del burrone. Goffredo fece poi costruire sul luogo dello scontro un monastero affichè Dio vigilasse su di esso e nessun Drago potesse tornare a risiedere tra le rocce in cui era vissuta la Vibria. Sono evidenti, in questa leggenda quattrocentesca, le assonanze tematiche con la vicenda di S. Giorgio. La narrazione segue un canovaccio prefissato: il difensore della Fede, che in questo caso è un Eroe della Reconquista, affronta e sconfigge il diabolico Drago che è un'evidente metafora dei nemici della Chiesa, siano essi gli eretici o i miscredenti (non è un caso che, secondo una lezione più arcaica della stessa leggenda, erano proprio i Mori a nutrire il Drago, dandogli in pasto giovani fanciulle cristiane). Il contenzioso tra l'eroe ed il mostro si conclude, ovviamente, con la vittoria della Fede che è sancita dalla costruzione di un luogo di culto, atto questo che ha un'evidente funzione esorcizzante.


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