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Friday, September 02, 2005 - ore 15:44


LA VOLONTA’ MAGICA
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Due parti fondamentali compongono la Volontà del mago, queste sono il principio e la fine. Il primo è ciò che si vuole ottenere, l’altro è ottenere ciò che si vuole.
E’ essenziale passare attraverso queste due fasi eliminando gli ostacoli intermedi che sembra possa separarle, questo per una legge basilare: finche, per principio si vuole ottenere qualcosa significa, per principio, non avere ciò perché lo si vuole. Ossia, se io desidero una qualsiasi cosa vuol dire che io non ho quella cosa, desiderare in eterno significa non avere in eterno.
La volontà del mago deve essere un impulso che nasce e muore nello stesso istante. Il mago è un artista.
Egli o ella, dipinge immediatamente ciò che sale dai suoi impulsi.
Dal primo impulso della volontà magica l’universo si muove e segue per inerzia il volere del mago, questo succede perché il mago nelle sue vesti perde i suoi limiti e diviene cosa unica con l’universo intero. Come già detto l’assoluto ostacolo che il mago deve affrontare è la propria mente, il che non è facile.
Per la mente infatti, non è facile accettare l’unità del mago con l’universo, troppo è stata abituata a considerare la persona come un misero limitato mortale differente e isolato da tutto l’universo.
La volontà prima che il mago novizio dovrà esprimere sarà quella di abbattere la stupida ma poderosa barriera che egli stesso ha creato, e che lo limita, l’uccide. Prima di inoltrarsi in pratiche rituali ci si deve considerare menti pensanti in tutto ciò che ci circonda, imparare a considerare l’universo come lo specchio della volontà prima e vera.
Un non vedente non può seguire il sentiero poiché non vedendolo non è parte di lui, dovrà perciò toccarlo col bastone, sentirlo dentro di se per poter proseguire.
Chi invece può vedere diviene cosa unica con il sentiero, potrà quindi seguirne le curve ed evitarne gli ostacoli sicuro di non cadere.
La più grande virtù del mago è quella di essere energicamente ovunque e di muovere il proprio corpo e la materia attraverso il tempo e lo spazio. Se, per ottenere una qualsiasi realizzazione di un desiderio, il mago dovesse pregare un dio superiore a lui, se il destino del mago dovesse passare per forza attraverso il giudizio e la critica di questo dio e se questo dio avesse il potere assoluto sulla vita del mago, tanto da poterne mutare il destino e sottometterlo ai suoi voleri, il mago si tramuterebbe in un burattino guidato dalla volontà di ciò che egli stesso ha creato.
Non dimentichiamo che un dio diviene potente nella proporzione in cui il mago lo ritiene potente.
Si può dedurre che la persona abbia un quoziente 100 di “energia magica” che, dallo stato materiale, si espande fino ad abbracciare quello energetico.
Il mago che, per una sua fede, crede a una qualsiasi forza divina esterna a se stesso, non fa altro che proiettare una grande percentuale della sua “energia magica” verso un concetto di divinità che diviene superiore al mago stesso, nella proporzione in cui viene caricata. La divinità assumerà così una forza fisica ben definita per essere riconosciuta e identificata dal mago. In questo sigillo divino il mago deporrà il suo valore magico così come un uomo d’affari depone i suoi soldi in banca. Questo dio-serbatoio servirà a proiettare sul mago i benevoli influssi della sua stessa forza.
Tutto ciò nasce sempre da una scarsa considerazione di se stessi. Il mondo esterno, la società coi suoi molteplici problemi, spingono la persona verso la necessità di creare un’entità divina esteriore.
Bisogna avere la volontà di essere noi stessi la divinità, bisogna attraverso la volontà riassorbire la nostra carica di “forza magica” che abbiamo dissipato nel caricare fantasmi dell’invisibile.
E’ il mago il creatore di ogni cosa poiché la materia è la concretizzazione della sua volontà.



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