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Beltane, 31 anni spritzina di arcella city CHE FACCIO? l’elementari Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE 1) Il gelato di Bepi nelle sere d'estate. BLOG che SEGUO: una maestra d’arte: sharaz-de un astronomo: rigel una moracciona: xstarlight cuoco preferito: tientela! il nemico: Belele ancora arte: maestron BOOKMARKS test (da Tempo Libero / Umorismo e Satira ) concentus musicus patavinus (da Musica / Cantanti e Musicisti ) UTENTI ONLINE: |
Thursday, September 08, 2005 - ore 12:33 Il Festival del Libro di Mantova per onorare degnamente il mio compleanno , ho deciso di trascorrere il resto della giornata a Mantova, città elegantemente protesa su un lago, ove il fiume Mincio divaga in un ampio specchio d'acqua, ai confini tra Lombardia, Emilia e Veneto. Ieri era giornata inaugurale del festival del libro di Mantova, una sorta di festa paesana che coinvolge piazze vie e maggiori palazzi storici della città, disseminata dei giovanissimi volontari della manifestazione che, equipaggiati di polo azzurra e pass, paiono essere quelli che se la spassano più di tutti. Ne becco uno che avrà si e no 12 anni. Scusa, per il "cortile dei cavalli?". Stiamo cercando la presentazione di Nick Hornby all'interno di quella piccola città nella città che è il borgo formato dal Palazzo Ducale e dal Castello S. Giorgio. Quello mi guarda come se fossi una deficente, coi i suoi riccioli biondi e con l'aria di chi la sa lunga: " il cortile della cavallerizza vuole dire!". Ci spiega con grande professionalità come arrivarci e ci mette la pulce all'orecchio: "dove c'è un sacco di gente". In realtà il nostro è un tentativo disperato. Alla biglietteria ufficiale del festival ci hanno già riso in faccia, i biglietti sono finiti ad agosto dopo 10 minuti di prevendita! Giungiamo all'apice di una lunghissima coda di persone. Sarebbero quelli come noi, senza biglietto, arrivati all'ultimo minuto. "In genere fanno entrare tutti, ci si può sedere sull'erba...ma con la pioggia...", ci spiega una attempata signora con zainetto e capelli corti senza tintura , dall'aria intellettuale. Sono le sei e mezza ed è tutto il pomeriggio infatti che cade una fastidiosa pioggerellina. Dietro di noi si sono già aggiunte delle persone. Ci sono due donne che dicono di essere appena arrivate da Modena. Hanno l'aria di quelle appena uscite dall'ufficio, con il loro costoso vestiario casual, di quelle che dicono "Sono una ragazza di trentotto anni", "Sono stata in vacanza con il mio ragazzo". La bionda tempesta di domande un bel trentenne abbronzato, con gli occhiali dalla montatura d'osso. "I primi anni non c'era alcun problema ad acquistare i biglietti il giorno stesso, ma adesso che la manifestazione è famosa...". Ad un certo punto gli addetti ai lavori ci fanno rompere le file davanti al botteghino, ed improvvisano una biglietteria direttamente all'accesso, posti e biglietti sono ormai finiti e si paga per entrare e basta. L'evento si svolge nella corte di un castello, con ampi finestroni che danno sul lago. Sotto un tendone davanti ad una grande platea, ci sono tre persone sedute al tavolo. Al centro un giovane pelato, a sinistra una traduttrice, e a destra un signore caciarone non meglio identificato, probabilmente a fare da anfitrione. Nick Hornby, il giovane pelato, sta finendo il suo discorso. Ci posizionamo dietro la platea sotto il bordo del telone tra la bionda e il trentenne con cui eravamo in coda. Iniziano le domande del pubblico. Il signore caciarone si incarica di dare la parola a coloro che alzano la mano, inviando i volontari in polo azzurra con il microfono. La prima domanda è proprio del genere che mi aspettavo. La voce è giovane, femminile, giornalistica, accenna ad argomenti da cultori della materia, a rubriche letterarie americane dove Nick svolge l'attività di recensore. In parole povere la ragazza vuole sapere in che modo il Nick recensore dei libri degli altri, influenza il Nick scrittore. La traduttrice traduce l'italiano ad Hornby in tempo reale, mentre lascia rispondere ad Hornby in inglese, traducendo alla platea in un secondo momento. Sono affascinata dalla traduttrice. Mi ricorda un'attrice famosa italiana che ha fatto dei film con Muccino. Quando parla sembra stia recitando un copione teatrale, da corpo e tono alle frasi accentuandone ogni sfumatura, producendo nel pubblico riso isterico, stupore, ammutolimento, a a seconda dell'ilarità o della profondità del discorso di Nick. Secondo Nick, la rubrica letteraria in cui scrive, "The Believer", è una sorta di isola felice per gli scrittori. La critica letteraria specializzata è una sorta di disciplina sportiva alla demolizione più originale, all'epiteto più offensivo. Ma lui invece si limita a leggere e recensire quello che gli piace veramente, e di cui può parlare bene, cercando di non mettersi nella situazione di leggere un libro veramente brutto e di doverne parlare male per amore della verità, o bene per soldi. Una volta però ha recensito sua sorella. Al mio fianco la tipa bionda ride in maniera fastidiosa ad ogni parola di Nick. Ha una risata veramente strana, innaturale. Poi mi viene in mente che fa così soltanto per far sapere a tutti che lei riesce a capire quello che dice Nick in inglese e addirittura a capire le battute umoristiche, perchè ogni tanto si gira a guardarci. Ma questo complesso tutto italiano per le lingue è piuttosto diffuso. Seguono altre domande poste direttamente in inglese, che la traduttrice deve perdere tempo a tradurre per il pubblico. Un tizio chiede a Nick cosa ne pensa della new wave musicale inglese, citando una sfilza di band. Nick risponde che dal '62 in poi non si fa altro che parlare di new wave e che non conosce nessuna delle band citate. Ci informa di quali sono le sue preferite e c'è gente che prende appunti. Avviene cosa analoga quando risponde alla domanda sui libri. Nick preferisce gli scrittori americani, ai connazionali, perchè "nei loro libri ci sono più battute". Un ragazzo chiede cosa ne pensa del trasferimento del famoso giocatore dell'Arsenal (di cui lo scrittore è tifoso) alla Juve. Nick risponde puntualmente, aggiungendo alla fine che spera di aver offeso qualche tifoso juventino così avrà meno libri da autografare all'uscita. Ma la vera protagonista è un signora dalla voce querula, probabilmente insegnante delle superiori, che ricorda di aver letto una volta una recensione molto bella di Nick su Carles Dickens. Poi aggiunge che non è molto preparata, perchè è arrivata per miracolo, senza biglietto, che è in viaggio da quella mattina con la pioggia. Noi tutti avventori semi-casuali la capiamo e le facciamo un'ovazione. La signora trova che tra la maniera di scrivere di Nick, "parlata", e quella di Dickens ci siano delle affinità. Nick Hornby non se lo fa ripetere due volte, si gongola con il complimento e fa il pagliaccio: "Io sono meglio di Charles Dickens". Più seriamente afferma che Dickens è l'ultimo scrittore inglese ad aver messo d'accordo pubblico e critica, e che il problema di oggi è proprio la frattura tra la critica e ciò che vuole leggere il pubblico. Il dibattito si conclude. Ci spargiamo per le strade di Mantova, scrutando l'elite di quelli che vanno ai festival della letteratura. Entriamo sotto i tendoni libreria. Oh, si, Artie Spiegelmann, stupendo, bisogna comprarlo, assolutamente si! Si comprano l'ultima opera del noto autore di Maus "L'ombra delle torri". Vorrei anche io entrare nelle elite, ma mi mancano 25 euro! COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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