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Tuesday, September 13, 2005 - ore 13:04
Cielo e fango
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Stai là, in piedi da un po' di tempo... quanto tempo? Un po'... giorni, mesi... forse anni... parecchi anni...
Sei caduto più di una volta, e ti sei sempre rialzato... ma è un po' che non cadi... mesi sicuramente...
Certamente ti sarai visto barcollare ma l'equilibrio non manca, no di certo...
E ti ritrovi sempre là, eretto, a guardare il cielo, e t'accorgi che pur così lontano da te ti sembra quasi di poterlo toccare... no, non lo tocchi: ci sei sopra di 3 metri...
E voli, felice... sì, felice... ogni tanto ritorni coi piedi per terra, ma va benissimo così...
Poi una mattina ti svegli e ti accorgi che ciò ch'è successo il giorno prima non era affatto un brutto sogno, quasi un incubo... e cerchi di capire... ma capire cosa? Non c'è niente da capire, solo accettare la realtà dei fatti...
Guardi in su, vedi il cielo sempre dello stesso colore, della stessa intensità, ma... è distante, molto distante, forse troppo...
Ti senti sempre in posizione eretta, ma c'è qualcosa di diverso, una sensazione di equilibrio strano, apparente...
Abbassi gli occhi e non ti vedi i piedi... dove sono? Stanno dietro di te, perchè ti ritrovi in ginocchio... ti si son piegate le gambe e ti ritrovi impantanato in una melma scura, appiccicosa, ed è sicuramente più facile rimanere in equilibrio in quelle condizioni che non s'una lastra di ghiaccio...
Ma se da un lato l'equilibrio non ti manca neppure in questa situazione, dall'altro fai una fatica tremenda per rialzarti, il fango t'intrappola gli arti e per venirne fuori ci vuole il triplo della fatica, devi raccogliere tutte le tue forze e nulla più, potrebbe splendere il sole anche per giorni e giorni ma da quella melma non se ne viene fuori comunque...
E sai perfettamente che solo tu puoi venirne fuori, senza l'aiuto di nessuno... solo tu conosci quella melma più di chiunque altro, perchè quello schifo stà lì solo per opera tua... e dovrai faticare tanto e tanto, perchè le gambe sono due, prima una e poi l'altra... perchè non puoi aiutarti con le mani che sennò t'invischi anche con quelle... perchè ogni sforzo disumano porta a piccoli e impercettibili movimenti, e non devi mollare, mai!
Ripensi a come ci sei finito dentro... stavi in piedi a vivere la tua vita, e non t'accorgevi che cazzata dopo cazzata attorno a te si stava creando questo lago di fango, non te ne accorgevi perchè volavi, perchè sotto i tuoi piedi c'era l'erba...
E pian pianino hai cominciato a rendertene conto, ma andavi oltre, e tornavi su... così, di punto in bianco, ti sei sentito ocillare, sempre di più, hai cercato invano un appiglio e non l'hai trovato, ti sei guardato intorno e non c'era più nessuno, che andandosene t'aveva dato il colpo di grazia urtandoti, e l'equilibrio se n'era bello che andato...
E ti sei risvegliato lì, in quelle condizioni, ad annaspare e calmarti, ad urlare e zittirti, a piangere ed asciugarti le lacrime, delle lacrime piene di tristezza e stanchezza, non ne puoi più, hai finito tutte le lacrime che avevi...
Il vuoto... tu, solo tu, a fare i conti con te stesso e nulla più... nell'immensità di un silenzio sconcertante che ti pervade dalle viscere...
E si ricomincia...
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