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![]() Icona, 30 anni spritzina di Adria (the Etruscan city)/Rovereto/sometimes Padov CHE FACCIO? PhD Student Sono middle [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO riferimenti bibliografici, per cambiare...e McEwan Solar Good Omens The Great Gatsby HO VISTO Rovereto,Trento, Padova, Adria, Singapore, Marrakech, Monaco eyetracking... Alti e bassi che fanno un gualivo... STO ASCOLTANDO The whitest boy alive Bossanovas ABBIGLIAMENTO del GIORNO gonne sciocchine ORA VORREI TANTO... che tutti stiano bene e siano felici. Siate felici! STO STUDIANDO... eye tracking OGGI IL MIO UMORE E'... si torna indietro invece di andare avanti ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE 1) girare il mondo e vedere ogni giorno un posto nuovo... tornare a casa per ritrovare i vecchi sapori e i vecchi colori e capire che ormai sei un'estraneo, che ormai anche lì sei un'ombra di passaggio... 2) arrivarea pub preferito e scoprire che e' finita la Guinness 3) perdere l'istinto creatore MERAVIGLIE 1) "Cado lungo disteso dentro tutta la vita e urlo in me la mia ferociadi vivere...non ci sono gesti di piacere nel mondo che valgano la gioia stupenda di chi non ha altro modo di esprimerla se non rotolarsi per terra fra erbe e margherite e mescolarsi con la terra fino a sporcarsi il vestitoe i capellii" [Fernando Pessoa] |
Thursday, September 15, 2005 - ore 10:47 5 Ero in vasca da bagno quando Jorge Luis Borges entrò incespicando. “Borges, stai attento”, strillai. “Il pavimento è viscido e tu sei cieco”. Poi, insaponandomi il petto, domandai, “Borges, hai mai preso in considerazione cosa ci sia di implicito in una frase tipo ‘Traduco Apollinaire in inglese’ oppure ‘Traduco de la Mare in francese’, cioè che noi prendiamo il lavoro essenzialmente idiosincratico di un individuo e lo rendiamo in un linguaggio che appartiene a tutti e a nessuno, in un sistema di significati sufficientemente generale da permettere non solo delle incomprensioni ma da mettere in dubbio la possibilità di permettere altro?” “Sì”, rispose, con un’aria di rassegnazione. “E allora non pensi”, continuai, “che la traduzione poetica sia meglio lasciarla ai poeti che sono in possesso di un inglese che ciascuno di loro ha reso suo proprio, e che gli insegnanti di lettere, che si sentono dedicati a una lingua non nelle sue modificazioni ma nella sua interezza monolitica, siano i traduttori peggiori? Non sarebbe meglio pensare alla traduzione come a una transazione tra lingue individuali, tra, diciamo, l’italiano di D’Annunzio e l’inglese di Auden? Se così facessimo, potremmo mettere fine alle inutili discussioni su chi ha fatto e chi non ha fatto una traduzione corretta”. “Sì”, rispose, e sembrava che cominciasse a scaldarsi. “Dimmi”, ripresi. “Se il tradurre è un tipo di lettura, l’assunzione o la trasformazione di un idioma personale in un altro, allora non dovrebbe essere possibile tradurre delle opere scritte nella propria lingua? Non dovrebbe essere possibile tradurre Wordsworth o Shelley in Strand?” “Scoprirai”, rispose Borges, “che Wordsworth rifiuta di essere tradotto. Sei tu che devi essere tradotto, che devi diventare, per quanto ce ne sarà bisogno, l’autore del Prelude. E’ quello che è successo a Pierre Menard quando ha tradotto Cervantes. Non voleva comporre un altro Don Chisciotte – che sarebbe stato facile – ma il Don Chisciotte. La sua ammirevole ambizione era quella di produrre pagine che avrebbero coinciso – parola per parola e riga per riga – con quelle di Miguel de Cervantes. Il metodo iniziale da lui concepito era relativamente semplice: conoscere bene lo spagnolo, riabbracciare la fede cattolica, combattere contro Mori e Turchi, dimenticarsi la storia europea tra il 1602 e il 1918, ed essere Miguel de Cervantes. Comporre il Don Chisciotte all’inizio del diciassettesimo secolo era un’impresa ragionevole, necessaria, forse inevitabile; all’inizio del ventesimo secolo era quasi impossibile”. “Non quasi impossibile”, intervenni, “ma assolutamente impossibile, perché per riuscire a tradurre uno deve cessare di esistere”. Chiusi gli occhi un istante e mi resi conto che se avessi cessato di esistere non l’avrei mai saputo. “Borges…” stavo per dirgli che la forza di uno stile va misurata sul metro della sua resistenza alla traduzione. “Borges…” Ma quando riaprii gli occhi, lui, e il testo in cui era ritratto, erano giunti alla fine. COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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