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Saturday, September 17, 2005 - ore 12:07



(categoria: " Riflessioni ")


La storia dei Sinti e dei Rom presenta molti aspetti comuni con la storia del popolo ebraico. Sia gli ebrei che gli zingari hanno vissuto per secoli in Europa senza avere però una loro patria; entrambi sono stati osteggiati dalle leggi razziste del fascismo e del nazismo che ha anche programmato il genocidio dei due popoli. Mentre però, dopo la seconda guerra mondiale, sull'olocausto, sull'eliminazione degli ebrei nei campi di concentramento, sono stati scritti molti libri, sono stati girati molti film e si è molto discusso, del genocidio del popolo zingaro si è parlato molto poco. Anche nella sentenza del processo di Norimberga contro i crimini nazisti un solo capitolo si riferisce allo sterminio di sinti e rom:

"I gruppi d'assalto ricevettero l'ordine di fucilare gli zingari. Non fu fornita nessuna spiegazione circa il motivo per cui questo popolo inoffensivo, che nel corso dei secoli ha donato al mondo, con musica e canti, tutta la sua ricchezza, doveva essere braccato come un animale selvaggio. Pittoreschi negli abiti e nelle usanze, essi hanno dato sfogo e divertimento alla società, l'hanno a volte stancata con la loro indolenza. Ma nessuno li ha condannati mai come una minaccia mortale per la società organizzata, nessuno tranne il nazionalsocialismo, che per bocca di Hitler, Himmler e Heydrich, ordinò la loro eliminazione ".
Solo questo paragrafo, tra inesattezze e banalità, ricorda quanto era successo durante il nazismo.
Per un potere assoluto la diversità è un elemento di disordine che sfugge al controllo della polizia e che crea problemi di ordine pubblico. Si spiega così la repressione del nazismo, del fascismo e di altri regimi nei confronti dei diversi: ebrei, omosessuali, dissidenti politici, zingari. Quest' ultimi poi praticavano il nomadismo e questo comportava, per il potere, ulteriori problemi di ordine pubblico. Infatti, una delle prime preoccupazioni del nazismo fu proprio quello di "metterli in gabbia" e di schedarli.
Con le leggi di Norimberga (1935) a "tutela del sangue e dell'onore dei tedeschi" si ribadì che:
" Poiché l'appartenenza al sangue tedesco è una premessa per il diritto di cittadinanza, nessun ebreo può essere cittadino del Reich. Lo stesso vale anche per gli appartenenti ad altre razze, il cui sangue non è affine a quello tedesco, per esempio zingari e negri."
Fu istituito anche un "Centro di ricerche scientifiche sull'ereditarietà" il quale doveva dimostrare la diversità degli zingari. Iniziarono così nel 1936 le deportazioni di zingari nel "campo di lavoro" di Dachau; nel solo 1936 ne arrivarono più di quattrocento. Nello stesso anno, per ripulire Berlino in occasione delle Olimpiadi molti sinti furono internati a Marzahn e ad Auschwitz.
Un sistema adottato dal nazismo per eliminare gli zingari fu anche quello della sterilizzazione forzata delle ragazze sinti e rom. Questo risulta anche dalla testimonianza di Emilia Sattler, riportata nelle pagine precedenti.
Con il " Decreto di stabilizzazione " (1939) si obbligavano gli zingari a non abbandonare mai più il luogo allora occupato e con un decreto del 1940 se ne ordinava la deportazione in Polonia.
Il 16 dicembre 1942 fu infine promulgato il " Decreto di Auschwitz " (Auschwitzerlass): tutti gli zingari dovevano essere internati senza alcuna considerazione né del grado di purezza razziale (era stato infatti facile dimostrare che, essendo di origine indiana, erano sicuramente ariani), né del paese di provenienza.
La politica repressiva adottata dal nazismo fu estesa a tutta la "Grande Germania" ed anche in Austria la situazione degli zingari non fu diversa.
Circa 6000 zingari austriaci trovarono la morte nei vari campi di concentramento.

Come scrive Vittorio Giuntella nella testimonianza riportata all'inizio del capitolo: "I più fortunati furono quelli deportati in Sardegna, perchè ebbero un trattamento più umano". La repressione operata dal regime fascista nei confronti dei sinti e dei rom non fu così disumana come quella nazista: furono comunque emanate varie leggi con le quali si tentò di rendere stanziali gli zingari, di impedirne l' ingresso in Italia, di sancire "l'inferiorità" di questo popolo, si operarono dei rastrellamenti lungo i confini, soprattutto quello orientale e molti sinti e roma furono deportati in Austria e Germania. Circa mille zingari italiani furono uccisi durante il ventennio fascista.

Anche in altri paesi europei occupati dai nazisti i sinti ed i rom furono perseguitati durante questi anni e non mancarono, sempre in questi paesi, gli zingari che si unirono ai partigiani nella lotta contro i nazifascisti


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