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Saturday, September 17, 2005 - ore 15:09
Saturday afternoon fever
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Strano ritrovarsi senza nulla da fare dopo aver passato le ultime due settimane in Jappelli (ancora un po' e mi portavo la tenda per accamparmi di notte). L'esame l'ho fatto, ho ancora gli schemini delle macchine di Turing che mi riempiono la testa quando chiudo gli occhi per andare a dormire, spero davvero di aver chiuso per sempre con l'incubo Apostolico.
E spero ora di avere un po' di tempo da dedicare ad altre cose più importanti ed utili e proficue.
Che dire? L'estate, un altra, se n'è andata, anche se il sole si aggrappa ancora alla terra con qualche striscia di dolce tepore. Se prendo in mano le cose che mi restano di questa estate, i biglietti strappati degli U2 e del Liga, il biglietto aereo di Barcellona, gli opuscoli del Museo d'Historia de la Ciutad e del 4 Gats, l'accendino regalato del Real Madrid FC, il libro di poesie di Machado, il mio zaino (dalla prima liceo inseparabile compagno di mille avventure)...tutte queste fanno riaffiorare mille ricordi, e come sempre la piacevolezza di indugiare su questo passato lascia spazio ad una vena di malinconia, l'amaro che nell'assenzio si fa largo in bocca dopo il dolce dello zucchero.
Ora sono qui, a casa; le nubi si stanno ritagliando uno squarcio di cielo e la mia mente alata lascia di nuovo questa realtà di catene e si libra nell'aria, libera. Quali mondi lontani, quali oceani di saggezza inesplorata andrà a toccare? Staremo a vedere. Io adesso sogno, perchè ne ho bisogno. Scusate. Requiescat.
Tread lightly, she is near
Under the snow,
Speak gently, she can hear
The daisies grow.
All her bright golden hair
Tarnished with rust,
She that was young and fair
Fallen to dust.
Lily-like, white as snow,
She hardly knew
She was a woman, so
Sweetly she grew.
Coffin-board, heavy stone,
Lie on her breast,
I vex my heart alone
She is at rest.
Peace, Peace, she cannot hear
Lyre or sonnet,
All my life’s buried here,
Heap earth upon it.
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