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Friday, September 30, 2005 - ore 02:30
Arthiteuthis rex
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Piovre e calamari giganti esistono. Un tempo solo mitologici mostri marini (tipo quelli del Capitano Nemo o delle colonne d’Ercole) sono, ormai da diversi anni, verità biologica. Eppure, nessuno li ha mai visti vivi. Troppo a fondo nel mare e troppo dispersi nell’immensità dell’oceano per poterli trovare. Le uniche testimonianze della loro presenza sono i corpi morti di questi giganteschi animali trascinati dalle maree a riva.
Questo fino a ieri. Perchè una troupe di biologi marini giapponesi sono riusciti a filamre, per la prima volta, un "Arthiteuthis rex", ossia un calamaro gigante, a caccia nei mari del sol levante. Il tutto grazie ad una sonda che è scesa fino a 900 metri di profondità.
Inoltre, in questi giorni, sulle spiagge del Cile è stata rinvenuta un enorme carcassa di una creatura gelatinosa, lunga quasi venti metri, a cui, al momento, non si riesce a ricondurre neanche lontanamente nessun essere vivente finora conosciuto.
Come spesso accade, sono le cose nascoste a meravigliarci. Le cose che pur sappiamo esistere, ma che sono così celate ai nostri occhi; cose così lontane da noi o così dentro di noi da non sembrare vere. Da sconcertarci quando si presentano in tutta la loro esuberante vitalità.
E così, come calamari giganti, le carcasse di quello che abbiamo dentro, di quello che siamo ma non conosciamo, timidamente - e improvvisamente - a volte si arenano a riva. E allora strabuzzi gli occhi, ma sai che quella carcassa è solo il primo raggio di una grande realtà che ti è dentro, e che pure non ti è molto chiara. Come un mondo nascosto dentro al tuo costato, che non puoi vedere perchè non riesci a piegare la testa a sufficienza.
E allora, a volte, salpi in mare per cercare, con una sonda, di raggiungere ciò che hai intravisto. Per trovare la maestosità di quel rimasuglio di vita che hai incontrato una mattina, svegliandoti, inaspettatamente sulla spiaggia della tua quotidianità.
E cali la tua sonda; ed esplori. Potrebbe sembrare un giro a vuoto: troppo ampio il mare, troppo piccole le mani testarde che immergi per tastare, al buio, nell’acqua grande. Sembra un impresa disperata. Ma a volte lo trovi; quais per caso. E quando succede, non sai che fare. Rimani lì, stupito, a chiederti il perchè e il percome, mentre la nuova affascinate realtà si muove silenziosa e tentacolare nelle profondità del tuo essere. E ti trascina a se, con tutta la forza di una fatalità.
E poi, improvvisamente, le acque si calmano, la creatura fugge via con un colpo scivoloso di tentacoli. E rimani tu; cambiato. Travolto da quel che cercavi e a cui, d’altronde, non potevi sfuggire. Perchè era lì.
E sei cambiato. E senti che qualcosa di te hai perso. Se ne è andato giù con quei tentacoli. E tu rimani a guardare l’acqua smossa. A pensare a che parte di te è rimasta impigliata laggiù.
A pensare se quella parte di te tornerà più.
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