Il 9 settembre è uscito il nuovo album di
David Gray, Life In Slow Motion, che in Inghilterra ha debuttato direttamente al primo posto delle classifiche. Nativo di Manchester e gallese di adozione, Gray ha iniziato la scalata verso il successo con White Ladder, dove chitarre ed elettronica lo-fi si sposano e danno vita a canzoni come Babylon, Please Forgive Me, Sail Away e This Year’s Love, che fanno gridare molti al miracolo (guadagnandosi la stima di colleghi come
Bonnie Raitt, che ha inciso la sua Silver Lining, Joan Baez, e qui in Italia Ron). In realtà la carriera di David Gray è iniziata nel 1992 con un singolo (Birds Without Wings), ma la miope etichetta
Hut lo ha scaricato presto. Durante lo scorso decennio ha aperto i live set per Radiohead, Dave Matthews Band, Shawn Colvin.
Nonostante la produzione scarna (è stato registrato in casa a Londra), White Ladder riesce a spopolare nel Regno Unito (è quattro volte
disco di platino); Matthews si occupa della distribuzione dei suoi album negli States. Oltre a nove brani scritti di proprio pugno, una cover del successo dei Soft Cell Say Hello Wave Goodbye (il cui testo narra di una liaison di una prostituta e un suo cliente) conclude la scaletta del CD. La nascita del suo primo figlio e la morte di suo padre sono gli eventi che ispirano il successivo
A New Day At Midnight.

L’abito sontuoso delle dieci canzoni del nuovo
Life In Slow Motion non ha nulla a che vedere con l’elettronica di White Ladder. Già all’opera come tastierista nei Blow Monkeys, e in seguito produttore per U2, Madonna e Rufus Wainwright (senza dimenticare il suo lavoro per Moulin Rouge),
Marius De Vries (come un novello Phil Spector) ha creato un disco ben riuscito, più che mai autunnale, con tanto di orchestra.
Non ci sono cadute di tono, anche se è inevitabile che delle canzoni colpiscano più di altre... il primo singolo,
The One I Love, richiama più i R.E.M. di Aftermath e alcune canzoni di Bruce Springsteen (come se a cantarle fosse Van Morrison) che il solito stile di Gray; gli ultimi pensieri di un uomo che è stato sparato ricorrono nelle liriche, con immagini delle notti estive senza vento, di dichiarazioni d’amore e vecchie piste da ballo. Sono sicuro che
Nos Da Cariad (Goodnight Sweet Heart in gallese) avrà un’ottima resa dal vivo, e ammicca ai successi dei Coldplay benché il
testo citi
invece i Waterboys.
David è molto orgoglioso di From Here You Can Almost See The Sea, canzone contenuta nel film A Way Of Life di Amma Assante dell’anno scorso seppure in una
differente versione;
Ain’t No Love, forse il brano più toccante della collezione, è stato invece escluso dalla colonna sonora. Ipotetico singolo è
Hospital Food, brano-invettiva sulla spazzatura che la tv ci offre ogni giorno. Strizzano invece l’occhio a David Bowie gli espedienti di De Vries per il finale di Disappearing World.
In Italia Life in Slow Motion si è fermato alla posizione n.30. David Gray è una
star fuori dal comune, non è un ’belloccio’ né ha trovate
pubblicitarie per catturare l’attenzione (non è un ex soldato come il sopravvalutato James Blunt). Signori, qui è la musica a parlare. Al giorno d’oggi non è mica poco. Purtroppo al momento non sono previsti
concerti qui da noi.