A chi non è mai capitato di leggere, in qualche sito o rivista, liste come ‘i migliori album rock della storia della musica’, o ‘le canzoni che hanno cambiato la tua vita’ e così via? BBC6 (ovvero l’emittente radiofonica più seguita nel Regno Unito) ha creato una singolare lista sui dischi più sopravvalutati di tutti i tempi; non dei dischi più brutti, sia chiaro, ma di quei lavori che non meritano forse di essere tanto osannati. Un duro colpo per il presentatore
Andrew Collins e per i molti fan dei Nirvana, la presenza al
primo posto di questa Chart di
Nevermind, un album considerato una pietra miliare del grunge che al tempo decretò la fine dell’era del pop di MTV (Michael Jackson, al tempo davvero imbattibile, si ritrova a cedere la vetta delle classifiche a Kurt Cobain e compagni).
Ecco la lista completa dei “most overrated albums ever”:
NIRVANA NevermindI Nirvana sono i Backstreet Boys del 1991, decreta uno dei più stizzosi utenti di Amazon.com in una review; senz’altro
esagerata, l’opinione mostra palesemente come Nevermind sia al tempo stesso un disco amato e odiato. Il riff di Smells Like Teen Spirit ha acquistato un posto d’onore nella storia del rock, ma
Come As You Are saccheggia i Killing Joke, ed altre canzoni sono in debito con i Pixies. Si potrà discutere all’infinito sulla qualità dei testi di Kurt Cobain, indecifrabili, sicuramente lo specchio della sua inquietudine. Avremo un nuovo CD tra un mese, ‘Silver – the best of the box’; come ha fatto Springsteen con 18 Tracks, Courtney Love, vedova arrapata dal
denaro (tiene testa a Yoko Ono), ha tenuto tre inediti per questa pubblicazione che include selezioni tratte dal box set dell’anno scorso, With The Lights Out. In fondo dovrà passare Babbo Natale anche per Frances Bean, no?
COLDPLAY X&YMa come...pochi mesi fa si diceva che fosse l’album perfetto e ora compare al secondo posto della overrated list? Forse a mente sgombra dai condizionamenti pubblicitari, è giunto il
verdetto: X&Y è un disco che piace al
primo ascolto, per poi stancare sempre più. E’ un buon album, vero, ma non osa...
THE LIBERTINES The LibertinesPete Doherty è, da pochi anni, il tossicodipendente
preferito dalla stampa scandalistica (non che la sua compagna, Kate Moss, sia da meno!); anche di questo secondo capitolo si è detto un gran bene quando è uscito ma già Up The Bracket faceva intuire che, a parte le citazioni dei Clash (strano che siano assenti dalla lista London Calling e Sandinista), molto fumo e poco arrosto sarebbe arrivato ai nostri altoparlanti.
Al
quarto posto (udite udite) si piazza Definitely Maybe degli Oasis, uno tra gli album
storici del brit pop insieme a Suede, Parklife dei Blur (ancora non si parla, al tempo, di rivalità) e Different Class dei Pulp. Sono in
disaccordo sia con la quinta posizione,
The Joshua Tree, degli U2 (se consideriamo che dopo tanti anni costa ancora 15 euro - e non è ripubblicato con un opportuno remastering digitale - qualche motivo per lamentarsi c’è), che con la sesta, quella di OK Computer dei Radiohead – nonostante io preferisca il più
elettronico Kid A.
Quattro dischi intoccabili occupano le ultime quattro tacche: Sgt. Pepper’s Lonely Heart Club Band dei Beatles (sarebbe contento Piero Scaruffi, ma è Let It Be il disco che lascia sul serio l’amaro in bocca), Pet Sounds dei Beach Boys, un flop al momento della sua pubblicazione ma
rivalutato in seguito (potrebbe essere altrimenti per un disco con un capolavoro come
God Only Knows?), Never Mind The Bollocks dei
Sex Pistols, che riesce a fotografare un’era ma che forse non è invecchiato benissimo, e The Queen Is Dead, degli
Smiths.
Quali sono i dischi che la stampa ha incensato e che
non vi hanno in realtà mai convinto fino in fondo? Confesso che ho sempre trovato mediocre
Jeff Buckley e il suo album Grace, così come reputo quasi inascoltabile Psychocandy dei Jesus And Mary Chain (provate a sentirlo in cuffia e poi mi dite) e non comprendo l’entusiasmo per Back To Bedlam di
James Blunt, bestseller dell’anno, e per i dischi di Robbie Williams.
Trovo indigesto ogni album di
Bjork dopo ’Homogenic’, così come
Origin Of Symmetry dei Muse, a tratti fastidioso. De gustibus non disputandum est, quindi tutte le liste fatte, e tutte quelle che ci
saranno, non decreteranno alcunché, ma a volte è interessante analizzare meglio certi dischi usando la propria testa e non quella di chi
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