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Monday, October 10, 2005 - ore 02:11
Pietas
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Spesso ci si domanda quanta bontà ci sia al mondo. Domanda ingenua. Ingenua perchè presuppone che la bontà la si possa "isolare"; mettere da parte e analizzarla, sapendo bene qual’è la sua composizione. Come un ingrediente per la torta. Solo che la torta è già fatta; illusione è cavarne un ingrediente una volta che l’impasto è pronto.
Ma, da come si sente parlare molta gente, si ha l’impressione che siano in molti a saper distinguere la bontà. A saper capire dove inizia e dove finisce. Fosse così facile, verrebbe da dire, le nostre scelte di vita non sarebbero poi così complicate.
E, al più bello, la bontà non ammette contaminazioni. La bontà è pura; come i bambini, come il Natale. Un iperurano direbbe Platone; un’idea perfetta. Quasi che, se intaccato da un poco di meschinità, da un poco di egoismo, niente sia più degno di essere chiamato "bontà".
La rincorsa all’atto perfetto fa sì che la bontà non sia di questo mondo.
Almeno la bontà di tutti. Esiste, sulla terra, un tipo di atto in cui tutti - ma proprio tutti - vedano solo un’incarnazione del bene? Esiste qualcosa per cui nessuno, nemmeno il più derelitto, possa alzare la mano e invocare la scusa del tornaconto? Dell’ipocrisia?
No. Perchè la bontà dà fastidio a chi non ne fa parte.

Ma allora dove sta la bontà? Sta nel mezzo. Nella contaminazione. Nel fango della mediocrità. Bontà non perfetta come il viso di qualche dio greco, ma bontà viziata, effimera: imperfetta.
E la bontà imperfetta è spesso mossa dalla pietà. In fondo, cosa facciamo noi di buono che sia anche completamente disinteressato? Se compiamo una buona azione, non è forse perchè crediamo che colui a cui prestiamo soccorso abbia anche un pur minimo bisogno di noi? Se non credessimo che fosse così, se non sentissimo almeno un pizzico di pietà, faremmo davvero il bene?
Eppure, fare una cosa "per pietà" è considerato degradante. Di più: diventa quasi umiliante per chi alla pietà è soggetto.
Pietà. Dal latino "pietas": "devozione".
Ecco la vera natura della pietà. Essa nasce non dal senso di superiorità, dall’arroganza egoistica, ma dall’ammirazione, dalla dolcezza del servigio. Non è forse quella la sua vera natura?
E’ empatia. Dolore dell’altro che diventa almeno in parte nostro.
Lo sguardo della Madonna, nello far scendere dalla croce il figlio, è devoto; non arrogante. E non è una questione religiosa; al contrario. E’ prettamente umana. E forse la più alta. Perchè la pietà altro non è che la luce che sorge dalle tenebre. E’ la rosa che sorge dal fango.
E’ l’amore che nasce dal dolore.
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