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Monday, October 10, 2005 - ore 16:20
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Amare una donna abbondante di Bruce Guberman
Non dimenticherò mai il giorno in cui scoprii che la mia ragazza pesava più di me. Era uscita in bicicletta e io ero rimasto in casa a guardare una partita di football. Infilato in una rivista che stavo distrattamente sfogliando trovai il suo programma Weight Watchers: una scheda grande quanto il palmo della mia mano con le annotazioni di ciò che aveva mangiato a colazione, a che ora, cosa pensava di mangiare al pasto successivo, se aveva bevuto otto bicchieri dacqua eccetera. Cera il suo nome. Il suo codice cliente. E il suo peso, che per delicatezza eviterò di rivelare. Vi basti sapere che mi scioccò. Ero consapevole del fatto C. fosse una ragazza robusta. Sicuramente più robusta di tutte le donne che si vedono alla televisione, pettorute ma sottili come giunchi, specialmente nelle sitcom e negli sceneggiati di ambiente ospedaliero. Indubbiamente più robusta di qualsiasi donna con cui fossi uscito in passato. Non sono mai stato un estimatore della ciccia. Ma quando conobbi C. il suo spirito, la sua risata e i suoi occhi sfavillanti mi fecero innamorare. Con il suo corpo, pensai, avrei imparato a convivere. Aveva le spalle larghe quanto le mie, lo stesso valeva per le mani, e dal seno al ventre, dai fianche alle cosce, era tutta una curva morbida e accogliente. Stringerla tra le braccia era come entrare in un porto sicuro. Era come tornare a casa. Tuttavia, uscire insieme a lei mi procurava un senso di disagio. Forse perchè ho assimilato le aspettative del mondo in cui viviamo, secondo le quali gli uomini trovano desiderabile solo un certo tipo di donna. Più probabilmente dipendeva dal suo modo di fare. C. era un soldato di fanteria sempre in prima linea nella guerra del corpo. Alta un metro e settantacinque, con la struttura di un linebacker e un peso adatto al membro di una squadra di football, C. non poteva sperare di passare inosservata. Ma io so che se fosse stato possibile, se le spalle chine, la schiena curva, gli informi maglioni neri che prediligeva avessero potuto cancellarla dal mondo, lei sarebbe stata felice di sparire allistante. Non traeva alcu piacere dal possesso delle caratteristiche che io tanto apprezzavo: la sua statura, la sua ampiezza, la sua mole succulenta e voluttuosa. Mille volte le ho ripetuto che era bella ma non mi ha mai creduto. Mille volte le ho detto che il suo peso non aveva alcun peso, ma so che per lei non era così. Io ero una voce isolata, e la voce del mondo gridava più forte. Il suo disagio era unentità palpabile che ci camminava accanto per strada, si sedeva davanti a noi nel cinema, in attesa che qualcuno pronunciasse quello che per lei era linsulto peggiore: grassa. E sapevo che non si trattava di paranoia. Tutti sappiamo che leccesso di peso è rimasto lultimo oggetto consentito di pregiudizio, che i grassi sono gli unici bersagli ammissibili della disapprovazione e dello scherno generali nel nostro mondo politicamente corretto. Provate a uscire con una cicciona e scoprirete che è vero. Noterete come la gente la guarda, e guarda voi che siete in sua compagnia. Se volete comprarle della biancheria sexy per il giorno di san Valentino, scoprirete che le taglie finiscono dove lei comincia. Ogni volta che la portate a cena fuori la vedrete agonizzare, annaspare alla ricerca di un difficile compromesso fra ciò che desidererebbe, e ciò che considera lecito consumare in pubblico. E ciò che considera lecito dire. Ricordo che quando scoppiò il caso Monica Lewinsky, C., che è cronista per un quotidiano, scrisse unappassionata difesa della stagista della Casa Bianca, tradita da Linda Tripp a Washington e, ancora più vigliaccamente, dai suoi amici di Beverly Hills, tutti pronti a vendere i loro ricordi e la loro opinione di Monica a riviste come <<Inside Edition>> e <<People>>. Quando larticolo apparve sul giornale, C. fu investita da una valanga di proteste, compresa la lettera di un uomo che iniziava così:<<Da ciò che scrivi deduco che sei sovrappeso e che nessuno ti ama>>. E furono quella lettera, quella parola, a turbarla più di ogni altro commento. A suo modo di vedere, il fatto che lo sconosciuto avesse visto giusto a proposito del suo sovrappeso, comportava che fosse vera anche la parte in cui diceva che nessuno lamava. Come se essere lewinskyana fosse peggio che essere vigliacchi o stupidi. Come se essere grassi fosse un crimine. Amare una donna grassa è un atto di coraggio nel mondo in cui viviamo. Peggio, spesso si rivela inutile. Perchè amando C. sapevo di amare una donna che si considerava indegna damore. E adesso che è finita non so come sfogare la rabbia e il dolore. Non so se prendermela con il mondo che lha costretta a vergognarsi del suo corpo, anzi, di se stessa, negandole il diritto di essere e di sentirsi desiderabile; oppure con C., per non essere stata abbastanza forte da ignorare il giudizio del mondo. O con me stesso, per non averla saputa amare tanto da trasmetterle un pò di fiducia in se stessa.
Tratto da "Brava a letto"
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